Virginia Woolf: “Diario di una scrittrice”

Il “Diario di una scrittrice” (Beat, 2011) di Virginia Woolf è un compendio di umanità nelle sue molteplici sfaccettature, mi appare, soprattutto, come la ricerca estenuante di una via e della libertà al proprio essere donna ed essere scrittrice.

“In questo quaderno non voglio scrivere nulla che non mi diverta scrivere. Eppure scrivere è sempre difficile”, scrive la Woolf, ed è vero, perché scrivere non è mai solo un’azione delle mani, ma del pensiero e del cuore.

Virginia Woolf, affetta da crisi depressive che si manifestavano nei suoi sbalzi di umore e nella continua condizione di ansia, il 28 marzo del 1941 riempì di pietre le sue tasche e si gettò nel fiume Ouse lasciandosi annegare. Lasciò al marito una lettera nella quale gli rivelò la consapevolezza del ritorno della sua malattia, di sentire delle voci e di avere difficoltà a concentrarsi. Queste le ragioni del suo suicidio nella consapevolezza di non essere più in grado di lottare contro la malattia e di voler morire per consentire all’amato marito di continuare a vivere. Fu proprio il marito, Leonard Woolf, a decidere di pubblicare i diari della moglie dal 1915 al 1941, pochi giorni prima del suicidio.3347054

Il “Diario di una scrittrice” (Beat, 2011) di Virginia Woolf è un luogo intimo nel quale la scrittrice, talvolta anche con la forza della sua veemenza, descrive e critica la scrittura di altri importanti autori contemporanei e non, ne definisce i limiti o anche i punti di forza, ma sempre, anche nelle critiche più feroci, si intuisce il suo legame con la letteratura e la il potere delle parole.

Virginia Woolf non è stata solo una femminista, ma una donna che ha saputo tradurre in parole il pensiero e le immagini di una realtà molto spesso avversa e crudele e che ha saputo come le suggerisce una frase di Henry James, osservare e guardare oltre.

Il “Diario di una scrittrice” (Beat, 2011) di Virginia Woolf, un bel libro in cui ritrovarsi e motivare la passione per la scrittura quanto per la lettura.

 

Virginia Woolf’s “Diario di una scrittrice” (Beat, 2011) is a compendium of humanity in its many facets, it seems to me, above all, as the grueling search for a way and freedom to be a woman and be a writer.

“In this notebook I don’t want to write anything that I don’t enjoy writing. Yet writing is always difficult,” Woolf writes, and it is true, because writing is never just an action of the hands, but of the thought and the heart.

Virginia Woolf, suffering from depressive crises that manifested in her mood swings and in the constant condition of anxiety, on 28 March 1941 filled her pockets with stones and threw herself into the Ouse river letting herself drown. She left her husband a letter in which she revealed her awareness of the return of her illness, of hearing voices and having difficulty concentrating. These are the reasons for her suicide in the awareness that she is no longer able to fight the disease and wants to die to allow her beloved husband to continue living. It was her husband, Leonard Woolf, who decided to publish his wife’s diaries from 1915 to 1941, a few days before the suicide.

Virginia Woolf’s “Diario di una scrittrice” (Beat, 2011) is an intimate place where the writer, sometimes even with the strength of her vehemence, describes and criticizes the writing of other important contemporary and non-contemporary authors, defines their  limits or even their strengths, but always, even in the most ferocious criticisms, one perceives her bond with literature and the power of words.

Virginia Woolf was not only a feminist, but a woman who knew how to translate into words the thoughts and images of a very often adverse and cruel reality and who knew how to see and look beyond as Henry James’s sentence said.

Virginia Woolf’s “Diario di una scrittrice” (Beat, 2011), a beautiful book in which to meet and motivate the passion for writing as much as for reading.

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