Stay at Home

Life is lived, not just crossed, for this it must not be wasted or burned, for this it must be lived in harmony with other living beings who, like us, are looking for a meaning to give to their existence.

Sometimes, especially in these days, I happen to try to abstract myself, to consider myself as external to the life that surrounds me. Do you know what I see? An anthill of people who always follow the same direction but who, unlike the precious ants, do it without being aware of the importance of their movement.

If an ant is crushed by the mocking foot of any child, or is closed in a jar to see what happens, the life line does not stop, of course, but the responsibility of the assailant, however naive, will not decrease, nor his curiosity will erase the guilt.

Well, in this anthill which is our life, there are some who mock life itself and who, to see what happens or for simple complacency, do not respect the rules of civil life and do not feel the weight of their irresponsibility. Do you know what the problem is? That in the anthill of rapid insects, it is an external force that tries to interrupt the circle of life; in the human anthill it is man himself who stains himself with this crime without realizing that the reality he is putting at risk also belongs to him.

So it is, it seems better not to ride distances, those coffins that for us do not have a name, do have a name indeed and have had a life, relationships, reasons and wrongs like all human beings. The least we can all do is have respect and show our respect in the care and responsibility of their actions.

Those victims are not far off, although they appear to be so. The tears of the family are not distant, the pain is not distant as is the pain of the many who are alone and those who struggle to save their lives, even our lives and whom we forget.

Do you think it is easy for a doctor to see so many people die in his hands? I do not believe. I think that when all this will be over, and it will end sooner if we stop being stupid and unconscious, those doctors will have that deafening silence in their eyes and heart and ears and those eyes that go out without they could have done more. Of course, it won’t be the first time for them, but endlessly multiply that feeling of emptiness and helplessness, and try to think how bad it is to return the news, instead of the body, to those families who, stunned and frightened, suddenly feel cut off a limb without even being able to see that body to recompose its broken existence.

“I stay at home” is not a slogan to advertise a product, but an invitation to respect life.

 

La vita si vive, non si attraversa soltanto, per questo non va sprecata né bruciata, per questo deve essere vissuta in sintonia con gli altri esseri viventi che, come noi, sono alla ricerca di un significato da dare al proprio esistere.

Talvolta, soprattutto in questi giorni, mi capita di provare ad astrarmi, di considerare me stessa come esterna alla vita che mi circonda. Sapete cosa vedo? Un formicaio di persone che seguono sempre la stessa direzione ma che, al contrario delle preziose formiche, lo fanno senza avere consapevolezza dell’importanza del proprio movimento.

Se una formica resta schiacciata dal piede beffardo di un bambino qualsiasi, o è chiusa in un barattolo per vedere che succede, la linea della vita non si interrompe, certo, ma la responsabilità dell’assalitore, per quanto ingenuo, non diminuirà, né la sua curiosità cancellerà la colpa.

Ecco, in questo formicaio che è la nostra vita, ci sono alcuni che si beffano della vita stessa e che, per vedere che succede o per semplice autocompiacimento, non rispettano le regole della vita civile e non sentono il peso della propria irresponsabilità. Sapete qual è il problema? Che nel formicaio dei rapidi insetti, è una forza esterna quella che prova a interrompere il circolo della vita; nel formicaio umano è l’uomo stesso a macchiarsi di tale crimine senza rendersi conto che quella realtà che sta mettendo a rischio appartiene anche a lui.

È così, meglio non cavalcare le distanze, quelle bare che per noi non hanno un nome, un nome lo hanno e hanno avuto una vita, relazioni, ragioni e torti come tutti gli esseri umani. Il minimo che tutti possiamo fare è avere rispetto e mostrare il nostro rispetto nella cura e nella responsabilità delle proprie azioni.

Non sono distanti quelle vittime, sebbene così ci appaiono. Non sono distanti le lacrime dei familiari, non è distante il dolore come non lo è la pena dei tanti che sono rimasti soli e di quelli che lottano per salvare la vita, anche la nostra vita e di cui ci dimentichiamo.

Pensate sia facile per un medico vedersi morire tra le mani tante persone? Non credo. Penso che quando tutto questo sarà finito, e finirà prima se smettiamo di essere stupidi e incoscienti, quei medici avranno negli occhi e nel cuore e nelle orecchie quel silenzio assordante e quegli occhi che si spengono senza che loro abbiano potuto fare di più. Certo, non sarà la prima volta per loro, ma moltiplicate all’infinito quella sensazione di vuoto e di impotenza, e provate a pensare quanto male faccia restituire la notizia, invece del corpo, a quelle famiglie che, stordite e spaventate, si sentono improvvisamente tranciate di un arto senza neanche poter vedere quel corpo per ricomporre la propria esistenza spezzata. «Io resto a casa» non è uno slogan per pubblicizzare un prodotto, ma un invito per rispettare la vita.

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