The Fly

The thought at the time of the coronavirus 

However disgusting it could be, this morning a fly was humming in my room. It flew over my books, useless were my attempts to catch it. It flew over my head, the most I could was to hit my head in the useless effort to decrease the fly’s freedom.

At last, that really annoying fly, whose humming was becoming stronger and stronger, stopped over the window glass and repeatedly hit the glass as to open it by the strength of its nervous black body.

Of course, I stood up in order to open the window and finally get rid of that boring humming as well as of the misere and frenetic black body itself. Immediately, the fly flew outside and it never turned back to see my face.

If it had done I suppose it would have been astonished at least, or it would have more probably started to laugh at observing the amazement blushing over my face.

I suddenly felt myself as I suppose the protagonist of Kafka’s Metamorphosis must have perceived himself when at his awake he discovered to be an insect, the most horrid and blasphemous of the insects, a fly, indeed. It was strange, but I assure you that my feeling could have been the same, yet at the contrary.

I mean, while Gregor Samsa, the main character of the novel, felt to be astonished to have been closed into such an horrible  insect and needed to decide how to cope with the new situation above all in his family’s regard, I felt I wanted to be like that fly which was free to move without any concern for itself nor for the others.

I was compelled, as everybody,  by the coronavirus’ restrictions to stay at home, closed in my room with nothing more than the air that entered from my window to comfort my imprisonment, while that fly could be free and even laugh at my prison’s gate.

While the music from my pc continued to play the rhythm of my day, I thought like Gregor Samsa did  that I could not be like that beast because the music grasped my heart at the point to give every minute the meaning of its existence. I felt as he did that the feeling of freedom I had been able to perceive looking out of the window had to be changed in the patient quietness of a serene waiting.

As a matter of facts, desperation takes you no where, while fantasy keeps you in touch with the freedom of your being.

 

Il pensiero ai tempi del coronavirus

Per quanto disgustoso possa essere, questa mattina una mosca stava ronzando nella mia stanza. Volava sui miei libri, inutili i miei tentativi di catturarla. Mi è volata in testa, il massimo che potei fu di colpirmi sulla testa nello sforzo inutile di ridurre la libertà della mosca.

Alla fine, quella mosca davvero fastidiosa, il cui ronzio stava diventando sempre più forte, si è fermata sul vetro della finestra e colpiva ripetutamente il vetro per aprirlo con la forza del suo corpo nero e nervoso.

Naturalmente, mi sono alzata per aprire la finestra e finalmente sbarazzarmi di quel noioso ronzio, nonché dello stesso corpo nero misero e frenetico. Immediatamente, la mosca è volata fuori e non si  è voltata mai più per vedere la mia faccia.

Se l’avesse fatto, suppongo che sarebbe stata almeno stupita, o che avrebbe probabilmente iniziato a ridere osservando lo stupore arrossire sul mio viso.

Improvvisamente mi sentii come immagino che il protagonista della Metamorfosi di Kafka debba essersi percepito quando al suo risveglio scoprì di essere un insetto, il più orribile e blasfemo degli insetti, una mosca, infatti. Era strano, ma vi assicuro che il mio sentimento avrebbe potuto essere lo stesso, ma al contrario.

Voglio dire, mentre Gregor Samsa, il personaggio principale del romanzo, si sentiva stupito di essere stato chiuso in un insetto così orribile e aveva bisogno di decidere come affrontare la nuova situazione soprattutto nei confronti della sua famiglia, io sentivo che volevo essere come quella mosca che era libera di muoversi senza alcuna preoccupazione per se stessa né per gli altri.

Sono stata costretta, come tutti, dalle restrizioni per il coronavirus a rimanere a casa, chiusa nella mia stanza con nient’altro che l’aria che entrava dalla mia finestra per confortare la mia prigione, mentre quella mosca poteva essere libera e persino ridere al cancello della mia prigione.

Mentre la musica del mio computer continuava a suonare il ritmo della mia giornata, pensavo come anche Gregor Samsa che non potevo essere come quella bestia perché la musica mi prendeva il cuore al punto da dare ad ogni minuto il significato della sua esistenza. Sentivo mentre lo faceva che il sentimento di libertà che avevo potuto percepire guardando fuori dalla finestra doveva essere cambiato nella quieta pazienza di un’attesa serena.

In realtà, la disperazione non ti porta da nessuna parte, mentre la fantasia ti tiene in contatto con la libertà del tuo essere.

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