United Each for the Other’s Good

I believe we only need a complete responsibility. No panic , but a lot of responsibility.

There are times when there is no need to be bold, nor to pretend to know more than others. There are times when the rules define the path because they are conscientious, although they may seem exaggerated to some.

There are moments in which the gaze should not go with arrogance to their physical solidity, but to the fragility of those around us without ever forgetting that the comic book superheroes remain on paper while life is for real people who make the ordinary extraordinary .

I understand that certain rules can be tight, but the life of the other and ours counts more than any prosopope and this is not the time of performances.

Everyone complains about a missed “sociality”, but many of them do not even know what sociability is, confusing it with the possibility of doing what they want wherever it seems to them as if that were freedom.

Freedom, true freedom, is respect for the other and respect for the rules that are valid for all, that unite us and that ask us to be patient to overcome the present difficulties together and for the good of all.

It is not a question of showing off strength and power, but of being just and correct in unity for the common good.

Come on, therefore, let’s arm ourselves with patience, creativity, the joy of rediscovering the essential things, the will to protect each other from ourselves and from the selfish individualism to which we usually abandon ourselves.

Let’s read a lot, let’s listen to music, let’s use the net to tell us about everyday life and support us in being patient.

It is like a journey, a different journey, of course, but who knows that it cannot support us in rediscovering and meeting that ourselves that we have abandoned in some deep ravine of our aimless running on one side and the other.

It is a patient journey that asks us to rediscover forgotten values ​​and the courage to know how to be alone, too.

 

Credo che abbiamo bisogno solo di una compita responsabilità. Panico no, ma responsabilità tantissima.

Ci sono momenti in cui non serve fare gli spavaldi, né pretendere di saperne di più degli altri. Ci sono momenti in cui le regole definiscono il percorso perché sono coscienziose, sebbene possano ad alcuni sembrare esagerate.

Ci sono momenti in cui lo sguardo non deve andare con tracotanza alla propria solidità fisica, ma alla fragilità di quelli che ci circondano senza mai dimenticare che i supereroi dei fumetti restano su carta mentre la vita è per le persone reali che rendono straordinario l’ordinario.

Capisco che certe regole possano stare strette, ma la vita dell’altro e la nostra conta più di qualsiasi prosopopea e non è questo il tempo delle esibizioni.

Tutti a lamentarsi di una “socialità” mancata, ma molti tra questi stessi neanche sanno che cosa sia socialità confondendola con la possibilità di fare quello che gli pare ovunque gli pare come se quella fosse la libertà.

La libertà, quella vera, è rispetto dell’altro ed è rispetto delle regole che sono valide per tutti, che ci accomunano e che ci chiedono di essere pazienti per superare insieme e per il bene di tutti le presenti difficoltà.

Non si tratta di ostentare forza e potere, ma di essere giusti e corretti nell’unità per il bene comune.

Forza, dunque, armiamoci di pazienza, di creatività, di gioia di riscoprire le cose essenziali, di volontà di proteggerci l’un l’altro da noi stessi e dall’egoista individualismo cui siamo soliti abbandonarci.

Leggiamo tanto, ascoltiamo musica, usiamo la rete per raccontarci il quotidiano e sostenerci nell’essere pazienti.

È come un viaggio, un viaggio diverso, certo, ma chissà che non possa sostenerci nel riscoprire e incontrare quel noi stessi che abbiamo abbandonato in qualche anfratto profondo del nostro correre senza meta da una parte e dall’altra.

È un viaggio paziente che ci chiede di riscoprire valori dimenticati e il coraggio di saper stare anche da soli.

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