Judith Butler: The Force of Non-Violence

“The Force of Non-Violence” (Verso, London, 2020) is an essay written by Judith Butler about an issue, violence and non-violence, that assumes now more than ever a consistent importance due to the increasing violence at any level and to the habit of using violence as a kind of self guard.

As a matter of fact, modern policy seems to be deeply skeptical in reference to nonviolence; every day we can observe the way in which in the daily language speaking of violence or nonviolence is only a question of words not of meaning. Violence is justified in terms of protection, both physical and economical, to defend one side from the others, above all against minorities. To tell the truth, violence is not only a physical practice, but a psychological one in order to foster fear instead of decreasing it.

The real question, then, is no more only about what violence is , but who can be considered as violent and what is its role in society. When violence is practiced by the State, above all if a State can control the media, it can change the false in true and the true in false, for example decide that a pacific manifestation is an act of terrorism against the State.

At this point, how is it possible to discern the true violence from the rest? As Butler says, “violence and nonviolence are used variably and perversely”. We live in a world where violence is a fact and a nonviolent reaction becomes an act of counter-violence. Is it possible to define which of the actions has a reason to exist, provided that both the actions can depend on points of view and interpretations of the reality? Yes, it is, because the ethic of non-violence presumes a relationship between “I” and “You” which always deny any individualism.

Non-violence should not be only a moral question, but a political and social practice of resistance against any kind of human destruction. It can also show itself as a kind of soul force as the author names it. Non-violence is not the absence of violence, but the engagement to affirm and follow the ideals of equality and freedom that are impossible if we are prisoners of our individualism.

Very interesting in the essay The Force of Non-Violence (Verso, London, 2020), is the difference that Judith Butler signs between fantasy and phantasy because the first is the conscientious awareness of each individual and the second is an unconscious dimension which requires to be interpreted. The point is not to demonstrate the supremacy of fantasy over phantasy (that is of the conscious over the unconscious), but to realize how it works onte historical representation of the power of violence.Unknown

The point is to set ourselves free from individualism in order to establish an interdependent relationship which presumes equality and exchange. Interdependency becomes the condition of equality at the pact that each of the parts abandons the idea of predominance to realize a true and deep relationship. Why should we preserve the life of the other? Because, as Butler says, all existing life is equally grievable. Every life not only should be , but ought to be grievable.

Is non-violence still a utopian dream or is it becoming the nightmare of those powers that dot not want to renounce to their strengths in order to build a world where globalization could have a meaning and a destination? A meaningful solidarity does not depend on the love we engage one another, it is not a simple feeling but a conduct, a style of life to affirm with Judith Butler that «the ‘I’ is not you, yet it remains unthinkable without the ‘You’ – wordless, unsustainable».

“The Force of Non-Violence” (Verso, London, 2020), a book to be absolutely read.

 

“The Force of Non-Violence” (Verso, Londra, 2020) è un saggio scritto da Judith Butler su un problema, violenza e non violenza, che ora assume più che mai un’importanza costante a causa della crescente violenza a qualsiasi livello e all’abitudine di usare la violenza come una sorta di auto protezione.

È un dato di fatto, la politica moderna sembra essere profondamente scettica in riferimento alla non violenza; ogni giorno possiamo osservare il modo in cui nella lingua quotidiana parlare di violenza o non violenza è solo una questione di parole e non di significato. La violenza è giustificata in termini di protezione, sia fisica che economica, per difendere una parte dalle altre, soprattutto contro le minoranze. A dire il vero, la violenza non è solo una pratica fisica, ma psicologica per favorire la paura invece di diminuirla.

La vera domanda, quindi, non riguarda più solo la violenza, ma chi può essere considerato violento e qual è il suo ruolo nella società. Quando la violenza viene praticata dallo Stato, soprattutto se uno Stato può controllare i media, può cambiare il falso in vero e il vero in falso, ad esempio decidere che una manifestazione pacifica è un atto di terrorismo contro lo Stato.

A questo punto, come è possibile discernere la vera violenza dal resto? Come dice Butler, “la violenza e la non violenza sono usate in modo variabile e perversivo”. Viviamo in un mondo in cui la violenza è un fatto e una reazione non violenta diventa un atto di contro violenza. È possibile definire quale delle azioni ha un motivo per esistere, a condizione che entrambe le azioni possano dipendere da punti di vista e interpretazioni della realtà? Sì, perché l’etica della non violenza presume una relazione tra “io” e “tu” che nega sempre qualsiasi individualismo.

La non violenza non dovrebbe essere solo una questione morale, ma una pratica politica e sociale di resistenza contro qualsiasi tipo di distruzione umana. Può anche mostrarsi come una specie di forza dell’anima come l’autore la chiama. La non violenza non è l’assenza di violenza, ma l’impegno per affermare e seguire gli ideali di uguaglianza e libertà che sono impossibili se siamo prigionieri del nostro individualismo.

Molto interessante nel saggio The Force of Non-Violence (Verso, London, 2020), è la differenza che Judith Butler firma tra fantasy e phantasy perché la prima è la consapevolezza coscienziosa di ogni individuo e la seconda è una dimensione inconscia che richiede di essere interpretata. Il punto non è dimostrare la supremazia della fantasy sulla phantasy (cioè quella della coscienza sull’inconscio), ma di rendersi conto di come agisce sulla rappresentazione storica del potere della violenza.

Il punto è liberarci dall’individualismo al fine di stabilire una relazione interdipendente che presume l’uguaglianza e lo scambio. L‘interdipendenza diventa la condizione dell’uguaglianza a patto che ciascuna delle parti abbandoni l’idea di predominio per realizzare una relazione vera e profonda. Perché dovremmo preservare la vita dell’altro? Perché, come dice Butler, tutta la vita esistente è ugualmente degna di lutto. Ogni vita non solo dovrebbe essere, ma deve essere degna di lutto.

La non violenza è ancora un sogno utopico o sta diventando l’incubo di quei poteri che non vogliono rinunciare ai loro punti di forza per costruire un mondo in cui la globalizzazione potrebbe avere un significato e una destinazione? Una solidarietà significativa non dipende dall’amore che ci impegna a vicenda, non è un semplice sentimento, ma una condotta, uno stile di vita per affermare con Judith Butler che «’io’ non sei tu, eppure è impensabile senza il  ‘Tu’- è impensabile, insostenibile ».

“The Force of Non-Violence” (Verso, Londra, 2020), un libro da leggere assolutamente.

 

 

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