Amos Oz: Michael mio

Michael Oz’s novel «Michael mio» (Feltrinelli, 2019) is not an easy one to be read. It is not difficult because of the language, nor it is somewhat boring, yet it is a novel which seems to deep the knife into the scars of a reality which is not simple to digest however it is the truth.

It is Hannah’s truth as well as the truth of the most of the women who naturally pass after their marriage from a life inspired to freedom and desire to grow intellectually to a life where nothing seems compelled, but everything is obliged, differently from Michael (and the many Michaels) who keep on pursuing their interests and to affirm their position in society.

Of course, Michael is not a bad man. He looks after his wife and son, above all his son, at the point that Hannah feels to be inadequate to establish a dialogue with Yair, her son. The question the reader asks himself is one of the most important in a relationship: does Michael really love Hannah or his love has been bent over the social and cold consuetudes? The same question should be asked Hannah too.

Michael Oz’s novel «Michael mio» (Feltrinelli, 2019), analyses the relationship between man and woman after marriage and it is particularly interesting that the author explicit the facts through Hannah’s voice. A great ability on Amos Oz’s side to introspect the female universe of absence and loneliness as he had really understood the solitary life of a woman who has renounced to herself at the point to fall in a serious depression.9788807816710_quarta.jpg.600x800_q100_upscale

The setting of the story, the austere and severe Jerusalem divided between precepts and wars, seems to become the metaphor of the grayness in which Hannah has been captured and that, eventually, will remain has the conscious prison of her soul.

“Scrivo questa storia perché le persone che ho amato sono morte. Scrivo questa storia perché quando ero giovane avevo una grande capacità di amare, e ora questa capacità di mare sta morendo. Ma io non voglio morire”, this is the incipit of the novel, this is its tone, this is the story of Hannah who looked for love and who probably discovered that it is far beyond what she lived.

 

Il romanzo di Michael Oz «Michael mio» (Feltrinelli, 2019) non è facile da leggere. Non è difficile a causa della lingua, né è in qualche modo noioso, tuttavia è un romanzo che sembra approfondire il coltello nelle cicatrici di una realtà che non è semplice da digerire, ma è la verità.

È la verità di Hannah e la verità della maggior parte delle donne che passano naturalmente dopo il loro matrimonio da una vita ispirata alla libertà e al desiderio di crescere intellettualmente in una vita in cui nulla sembra costretto, ma tutto è obbligato, diversamente da Michael (e i molti Michael) che continuano a perseguire i loro interessi e ad affermare la loro posizione nella società.

Certo, Michael non è un uomo cattivo. Cura sua moglie e suo figlio, soprattutto suo figlio, al punto che Hannah si sente inadeguata a stabilire un dialogo con Yair, il figlio. La domanda che il lettore si pone è una delle più importanti in una relazione: Michael ama davvero Hannah o il suo amore è stato incline ai consuetudini sociali e fredde? La stessa domanda dovrebbe essere posta anche a Hannah.

Il romanzo di Michael Oz «Michael mio» (Feltrinelli, 2019), analizza il rapporto tra uomo e donna dopo il matrimonio ed è particolarmente interessante che l’autore espliciti i fatti attraverso la voce di Hannah. Una grande capacità da parte di Amos Oz di introiettare l’universo femminile di assenza e solitudine come se avesse compreso davvero la vita solitaria di una donna che ha rinunciato a se stessa al punto di cadere in una grave depressione.

L’ambientazione della storia, l’austera e severa Gerusalemme divisa tra precetti e guerre, sembra diventare la metafora del grigiore in cui è stata catturata Anna e che, alla fine, rimarrà nella prigione cosciente della sua anima.

“Scrivo questa storia perché le persone che ho amato sono morte. Scrivo questa storia perché quando ero giovane avevo una grande capacità di amore, e ora questa capacità di mare sta morendo. Ma io non voglio morire”, questo è l’incipit del romanzo, questo è il suo tono, questa è la storia di Hannah che ha cercato l’amore e che probabilmente ha scoperto che è molto al di là di ciò che ha vissuto.

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