The Unexpected!

With a smile!
This morning I received an email from a young woman who read my “Don’t climb over that wall” and who asked me if I am Elena Ferrante. Absolutely not, I replied, but it is not the first time that has happened to me. Maybe it is because of the setting in post-war Naples, or the attention to female figures. Anyway, no, it’s not me.
For a long time I have dealt with female figures both in my essays and novels, for a long time I have been interested in the truth of the stories and perhaps this makes my writing more interesting.
The first time I wrote about women was with “Donna a metà” (Nulla die, 2014) and, the same year with “Oltre lo specchio. Immagini e cultura del femminile “(Nulla die, 2014).9788897364870_0_0_300_754534_Foto_668 These are two essays, one linked to the other one in which the female figure is read and interpreted in the need to recognize the value of her being a woman and to do it by developing together  to men their sensitivity towards a new dimension of being women and being men. “Donna a metà” is more an introspective analysis of the facts and visions about women and with women, “Oltre lo specchio. Immagini e cultura del femminile” plays to investigate and reinterpret through literature, art and science, female figures as usually seen by men.
Subsequently I felt ready to write the novel, testimony of a true story not “set”, but “happened” in post-war Naples up to the present day. It is  the story of a domestic violence that continues in the psychological violence against children who remain conditioned forever. It is “Non scavalcare quel muro” (Nulla die, 2017),16903139_1257358931044083_4405010293919684065_o published the following year also and in English with the title “Don’t Climb Over That Wall” (Nulla die, 2018).Unknown-2
Between one novel and another I published other essays that refer to my interest in teenagers and their relationship with adults or to Gramsci, precursor of themes of disconcerting relevance, but here I want to dedicate myself only to my books that speak of stories of women.
The most recent novel I wrote, “Il vento trascina” (Nulla die, 2020) still deals with women, but it does so through a social reality that worries us these days and that too often makes us forget the meaning of the word humanity.loredana-de-vita-il-vento-trascina-
It is also in this case the story of a woman, Loveth, a Nigerian girl dominated by the violence of the slave trade for sexual purposes.
Her story is accompanied by that of another serious suffering, that of Tommaso, since every pain has the same acid taste from anywhere in the world, especially when perpetrated against the innocent.
Here too, although there is a form of redemption and return to the life of the characters, the question we are asked is not about the life of the protagonists, but about our life, our role in the face of injustice, our silences and our choices.
I will continue to write, and I am already doing it, stories of women and men, stories of people, and I will do it in essays and novels as well, since both genres speak of life and respect life. If they did not, they would not be painful, of course, but not interesting either.
The principle of faithfulness and loyalty is for me the basis of writing. Who knows, maybe we’ll meet somewhere in my books.
Con il sorriso!
Stamattina ho ricevuto una mail di una giovane donna che ha letto il mio “Non scavalcare quel muro” e che mi chiedeva se sono Elena Ferrante. Assolutamente no, ho risposto, ma non è la prima volta che mi capita. Forse è l’ambientazione nella Napoli del dopoguerra, o l’attenzione alle figure femminili. Comunque no, non sono io. 
Da tanto mi occupo delle figure femminili sia nei saggi che nei romanzi, da tempo mi interesso della verità delle storie e forse questo rende più interessante la scrittura.
La prima volta che ho scritto di donne è stato con “Donna a metà” (Nulla die, 2014) e, lo stesso anno con “Oltre lo specchio. Immagini e cultura del femminile” (Nulla die, 2014). Si tratta di due saggi, l’uno vincolato all’altro nei quali la figura femminile è letta e interpretata nel bisogno di riconoscere il valore del proprio essere donna e di farlo sviluppando insieme agli uomini la sensibilità verso una nuova dimensione dell’essere donne ed essere uomini. “Donna a metà” è più un’analisi introspettiva dei fatti e delle visioni sulle donne e con le donne, “Oltre lo specchio” gioca a indagare e reinterpretare attraverso la letteratura, l’arte e la scienza, le figure femminile come usualmente viste dagli uomini.
Successivamente mi sono sentita pronta a scrivere il romanzo testimonianza di una storia vera non «ambientata», ma «accaduta» nella Napoli del dopoguerra fino ai giorni nostri. La storia di una violenza domestica che continua nella violenza psicologica sui figli che ne restano condizionati per sempre. Si tratta di “Non scavalcare quel muro” (Nulla die, 2017) pubblicato l’anno successivo anche in inglese con il titolo “Don’t Climb Over That Wall” (Nulla die, 2018).
Tra un romanzo e l’altro ho pubblicato altri saggi che si riferiscono al mio interesse per gli adolescenti e la loro relazione con gli adulti o a Gramsci, precursore di temi di sconcertante attualità, ma qui voglio dedicarmi solo ai miei libri che parlano di storie di donne.
Il mio romanzo più recente, “Il vento trascina” (Nulla die, 2020) si occupa ancora di donne, ma lo fa attraverso una realtà sociale che ci angustia in questi giorni e che troppo spesso ci fa dimenticare il significato della parola umanità.
Si tratta anche in questo caso della storia testimonianza di Loveth, una ragazza nigeriana succube della violenza della tratta di schiave a scopi sessuali. La sua storia si accompagna a quella di un’altra graver sofferenza, quella di Tommaso, poiché ogni dolore ha lo stesso sapore acido da qualsiasi parte del mondo si sviluppi, soprattutto quando perpetrato ai danni degli innocenti.
Anche qui, sebbene ci sia una forma di riscatto e di ritorno alla vita dei personaggi, l’interrogativo che ci è posto non è sulla vita dei protagonisti, ma sulla nostra vita, sul nostro ruolo dinanzi alle ingiustizie, sui nostri silenzi e le nostre scelte.
Continuerò a scrivere, e lo sto già facendo, storie di donne e di uomini, storie di persone, e lo farò nei saggi e nei romanzi, poiché entrambi i generi parlano di vita e rispettano la vita. Se non lo facessero, non sarebbero dolorosi, certo, ma neanche interessanti.
Il principio di lealtà e fedeltà è per me la base della scrittura. Chissà, forse ci incontreremo nei miei libri.

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