Dying As a Stupid

And it happens that you can die at 15 with a gun in your hand. It does not matter if real or fake, if you have a gun in your hand to attack someone, you have to calculate that you can die.

And it also happens that the desperate family devastates and damages a hospital to take revenge on the death of that son who had the gun in his hand. It does not matter that the doctors did their work, when you go with a gun in your hand to attack someone else you have to calculate that you can die.

And it happens that a young policeman will carry forever the memory of an evening in which his daily life was broken by having broken the life of a 15 year old boy. It does not matter that the young man tried to avoid the event, when you go with a gun in your hand you have to calculate that you can die.

Broken lives. Still, those lives that should rethink their missing model are the same ones that vented anger at the hospital. Of course, pain can provoke anger, but are we sure that this straight anger should not have been directed towards themselves and their own failure instead?

How can you imagine a fifteen-year-old boy pretending to have a gun to steal a watch from someone who was about his business? Where did he learn it? Who allowed that style to be the style of a little boy who now will not even have angels to tell it?

Of course, kids today have so many models! Still, not all kids follow bad patterns. Do you know why? Because they have been taught to discern the lawful from the wrongful and that we do not play with weapons and that those games are not games, but possible death for one of the parties. How can I be so sure? Because the reaction of an entire family, not just that of the parents, was not to cry and be ashamed of what happened and feel responsible for it, but to attack and destroy, threaten and even claim justice.

Violence in exchange for violence, how can we speak of justice? Where there is violence there is never justice. Where there is a boy (let’s face it, what should have been a child again) who invents a weapon to attack and steal with the claim that it is due to him, there is no mention of justice, but of violence and that’s it.

I mourn the stolen childhood, not from a reaction to violence, but from those people who should have kept the treasure of it and have not done so. I mourn the loss of innocence, not because of chance, but because of the premeditated neglect of raising a child. I mourn the emptiness of a sense of wasted  and without a future lives.

 

 

E accade che si possa morire a 15 anni con una pistola in pugno. Non importa se vera o finta, se hai una pistola in mano per aggredire qualcuno, si deve calcolare che si possa morire.

E accade anche che la famiglia disperata devasti e danneggi un ospedale per vendicarsi della morte di quel figlio che aveva la pistola in mano. Non importa che i medici abbiano fatto il loro dovere, quando si va con una pistola in mano ad aggredire qualcun altro bisogna calcolare che si possa morire.

E accade che un giovane carabiniere porterà per sempre dentro di sé il ricordo di una sera in cui il suo quotidiano è spezzato dall’aver spezzato la vita di un 15enne. Non importa che il giovane uomo abbia provato a evitare l’evento, quando si va con una pistola in mano bisogna calcolare che si possa morire.

Vite spezzate. Eppure, quelle vite che dovrebbero ripensare al loro mancato modello, sono le stesse che hanno sfogato la rabbia contro l’ospedale. Certo, il dolore può provocare rabbia, ma siamo certi che quella rabbia etero diretta non avrebbe dovuto, invece, essere diretta verso se stessi e il proprio fallimento?

Come si può immaginare che un ragazzo di quindici anni simuli di avere una pistola per rubare un orologio a uno che stava per i fatti suoi? Dove lo ha imparato? Chi ha permesso che quello stile fosse lo stile di un ragazzino che ora non avrà neanche più angeli cui raccontarlo?

Certo, i ragazzi oggi hanno tanti modelli! Eppure, non tutti i ragazzi seguono i modelli cattivi. Sapete perché? Perché è stato loro insegnato a discernere il lecito dall’illecito e che non si gioca con le armi e che quei giochi non sono giochi, ma morte possibile per una delle parti. Come faccio a essere così certa? Perché la reazione di un’intera famiglia, non solo quella dei genitori, non è stata di piangere e vergognarsi per l’accaduto sentendosene responsabili, ma di aggredire e distruggere, minacciare e, persino, pretendere giustizia.

La violenza in cambio della violenza, come si può parlare di giustizia? Dove c’è violenza non c’è mai giustizia. Dove c’è un ragazzino (diciamolo pure, quello che avrebbe dovuto essere ancora un bambino) inventa un’arma per aggredire e rubare con la pretesa che gli sia dovuto, non si parla di giustizia, ma di violenza e basta.

Piango l’infanzia rubata, non da una reazione alla violenza, ma da quelle persone che avrebbero dovuto custodirne il tesoro e non lo hanno fatto. Piango la perdita di innocenza, non a causa del caso, ma per la premeditata incuria verso la crescita di un figlio. Piango il vuoto di senso di vite sprecate e senza più futuro.

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