Zygmunt Bauman: Retrotopia

Our Age is an Age where the dream of a utopian world has first been substituted by the vision of a dystopian world (a negative projection in the future of a possible but negative consequence from the present time) before taking access to the imaginary protection of a retrotopian world where everything was better than it is now. Is this possible? Is the retrotopian world a world where we have lived for the best?

To these and many more questions about our present time Zygmunt Bauman tried to give possible answers and interpretations in his essay «Retrotopia» (Laterza, Roma-Bari, 2017). 51ElU80DHnL._SX329_BO1,204,203,200_

The book pays a further tribute to the greatness of Bauman’s thought and to his ability to read, understand and interpret the contemporary, and, after reading, the feeling of who we all have lost after Bauman’s death is even more dramatic.

Bauman begins his analysis of the reason why modern societies seems to blend themselves to the past focusing his attention on the same Angelus Novus (painted by Paul Klee in 1920) that Walter Benjamin had used to describe as The Angel of History with his wings open to escape from the past; this time, however, in Bauman’s concern those wings are opened to escape from the future.

As a matter of facts, today we are as servants of a sort of nostalgia which confuses the real and the imaginary and let us forget the horrors of the past as they have been cancelled: this is the reason why we can greet the past and welcome its desire for sovereignism and nationalism.

Governments have established fears and insecurity as permanent conditions of the human beings and, in order to protect us, they have persuaded us that practicing violence when you are in power is an instrument to guarantee our safeness. We live in a society where we are divided between the exigence to be a part of something (sociality) on one side, but on the other side we want to be on the sidelines (individuality). Violence is the instrument to grant both.

The great sociologist thinks that we are undermined by our desire to return back (retrotopia) and describes four possibilities of this possible return to the past: Return to Hobbes; Return to the tribes; Return to inequality; Return to the womb of our mother.

The first is justified by the absence of a State that understands the issues of the people and really provides to them instead of cultivating its own lust for power; the second is based on the idea that whoever comes from the outside is not only a foreigner but a stranger and the tribes join against it as they were simple neighboring united by the same problem, but without they could share anything else; the third is represented by the self abandon on the political side of any interest to maintain a balance between capital and work with an insetting attention on the first and the consequence lack of interest for the second; the fourth is based on the illusion that retrotopia could lead us to a safer and worthier place where someone else could care after us without we did any action.

The present question is: Does going back to the past truly represent a return to a safe and protective place like our mother’s womb had been for us? The author suggests to look forward to change, «La sfida del momento consiste nientemeno che nel progettare (…) un’integrazione che non sia più fondata sulla separazione»; to the unavoidable question wether it is possible to arrive to a cosmopolitically integrated humanity Bauman answers repeating the words of Papa Francesco that it is possible if we develop our ability to dialogue and concludes we have to decide whether to join hands or end up in a mass grave, this is our essential aut aut.

Zygmunt Bauman, «Retrotopia» (Laterza, Roma-Bari, 2017), a book which asks each person to make a choice.

 

La nostra era è un’era in cui il sogno di un mondo utopico è stato sostituito per la prima volta dalla visione di un mondo distopico (una proiezione negativa nel futuro di una possibile, ma negativa conseguenza dal tempo presente) prima di accedere alla protezione immaginaria di un mondo retrotopico dove tutto ci appare migliore del presente. È possibile? Il mondo retrotopico è un mondo in cui abbiamo vissuto per il meglio?

A queste e molte altre domande sul nostro presente, Zygmunt Bauman ha cercato di dare possibili risposte e interpretazioni nel suo saggio «Retrotopia» (Laterza, Roma-Bari, 2017).

Il libro rende un ulteriore tributo alla grandezza del pensiero di Bauman e alla sua capacità di leggere, comprendere e interpretare il contemporaneo e, dopo aver letto, la sensazione di ciò che tutti noi abbiamo perso dopo la morte di Bauman è ancora più drammatica.

Bauman inizia la sua analisi del motivo per cui le società moderne sembrano fondersi con il passato focalizzando la sua attenzione sullo stesso Angelus Novus (dipinto da Paul Klee nel 1920) che Walter Benjamin aveva usato per descrivere L’Angelo della Storia con le ali aperte per fuggire dal passato; questa volta, tuttavia, nella preoccupazione di Bauman quelle ali sono aperte per sfuggire al futuro.

È un dato di fatto, oggi siamo come servitori di una sorta di nostalgia che confonde il reale e l’immaginario e dimentichiamo gli orrori del passato come sono stati cancellati: questa è la ragione per cui possiamo salutare il passato e accogliere il suo desiderio di sovranità e nazionalismo.

I governi hanno stabilito paure e insicurezza come condizioni permanenti degli esseri umani e, al fine di proteggerci, ci ha persuaso che praticare la violenza quando si è al potere è uno strumento per garantire la nostra sicurezza. Viviamo in una società in cui siamo divisi tra l’esigenza di far parte di qualcosa (socialità) da un lato, ma dall’altro lato vogliamo essere in disparte (individualità). La violenza è lo strumento per garantire entrambi.

Il grande sociologo pensa che siamo indeboliti dal nostro desiderio di tornare indietro (retrotopia) e descrive quattro possibilità di questo possibile ritorno al passato: Ritorno a Hobbes; Ritorno alle tribù; Ritorno alla disuguaglianza; Ritorno nel grembo materno.

Il primo è giustificato dall’assenza di uno Stato che capisca le questioni del popolo e provveda realmente a loro invece di coltivare la propria brama di potere; il secondo si basa sull’idea che chi viene dall’esterno non è solo uno straniero, ma un estraneo e le tribù si uniscono contro di esso come se fossero un semplice vicinato unito da uno stesso problema, ma senza che possano condividere nient’altro; il terzo è rappresentato dall’auto-abbandono da parte politica di qualsiasi interesse a mantenere un equilibrio tra capitale e lavoro con un’attenzione inquietante sul primo e la conseguente mancanza di interesse per il secondo; il quarto si basa sull’illusione che la retrotopia possa condurci in un luogo più sicuro e più meritevole in cui qualcun altro possa prendersi cura di noi senza che noi facciamo nulla.

La domanda attuale è: tornare al passato rappresenta davvero un ritorno in un luogo sicuro e protettivo come l’utero di nostra madre era stato per noi? L’autore suggerisce di guardare avanti per cambiare, «La sfida del momento consiste nientemeno che nel progettare (…) un’integrazione che non sia più fondata sulla separazione»; all’inevitabile domanda se è possibile arrivare a un’umanità cosmopoliticamente integrata Bauman risponde ripetendo le parole di Papa Francesco che è possibile se sviluppiamo la nostra capacità di dialogo e conclude che dobbiamo decidere se prenderci per mano o finire in una fossa comune, questo è il nostro aut aut essenziale.

Zygmunt Bauman, «Retrotopia» (Laterza, Roma-Bari, 2017), un libro che chiede a ogni persona di fare una scelta.

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