A Life Is in a Book

Many think that writing is just a game and a matter of visibility. It is not so. Writing is a tiring job that requires a lot of responsibility, because in your hands you have not only a pen and a sheet of paper or, more often, a computer keyboard, as much as the life of the people you tell about. Always, even when the characters are imaginary, even when we project them into a non-existent fantasy world, always.80639025_2653691554744140_5620841270986407936_n

In fact, reality always enters a narrative, even through transverse paths, even through incomplete images, also through the smells, the looks and the voices that, unknowingly, we carry with us everywhere although unaware of the load of this baggage.

Writing means guarding and protecting one’s stylistic and, above all, human honesty. Respect for what or whom you write shines through from how you write, much more than from the story itself. Writing, therefore, means using and maneuvering living materials, not non-deformable objects.

Writing means listening. The property of language is not enough to write a good book, it takes the courage to listen and listen, since writing does not mean compiling a list, but tearing your own heart from yourself so that it could be with dignity inside that narrative that, containing life in itself,  must be loved and not simply told.IMG_1122

The life that is told is a testimony that must be supported and accepted with the responsibility of those who know that the path and direction of those who, silent and attentive, choose to trust and entrust themselves depends on that material, sometimes as radioactive.

A book is a life, a life is in a book.

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Molti pensano che scrivere sia solo un gioco e questione di visibilità. Non è così. Scrivere è un lavoro faticoso che richiede molta responsabilità, perché tra le mani si ha non solo una penna e un foglio o, più spesso, una tastiera di computer, quanto la vita delle persone di cui si narra. Sempre, anche quando i personaggi sono immaginari, anche quando li proiettiamo in un mondo fantastico inesistente, sempre.

La realtà, infatti, entra sempre in una narrazione, anche per vie traverse, anche per immagini incomplete, anche attraverso gli odori, gli sguardi e le voci che, inconsapevolmente, portiamo con noi ovunque sebbene ignari del carico di tale bagaglio.

Scrivere significa custodire e proteggere la propria onestà stilistica e, soprattutto, umana. Da come si scrive traspare il rispetto verso ciò o chi di cui si scrive, molto più che dalla storia in sé. Scrivere, quindi, significa adoperare e manovrare materiali vivi, non oggetti indeformabili.

Scrivere significa ascoltare. Non basta la proprietà di linguaggio a scrivere un buon libro, ci vuole il coraggio di ascoltare e ascoltarsi, poiché scrivere non significa compilare una lista, ma strappare da se stessi il cuore affinché possa essere con dignità in quella narrazione che, contenendo la vita in sé, deve essere amata e non semplicemente detta.

La vita che si narra è una testimonianza che va sorretta e accolta con la responsabilità di chi sa che da quel materiale, talvolta come radioattivo, dipende il percorso e la direzione di chi, silenzioso e attento, sceglie di fidarsi e affidarsi.

Un libro è la una vita, una vita è in un libro.

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