Loredana De Vita: Cultura e culture

«Cultura e culture. La pluralità dei centri. Una lettura gramsciana del tempo e dei tempi» (Nulla die, 2018), è un mio saggio cui tengo molto poiché è di un’attualità persino imbarazzante. GRAMSCI-320x451

Imbarazzante non per me, ovviamente, ma per coloro che in tempi contemporanei, pensano di poter ridurre a zero la verità di una società che, qualsiasi i divieti e le opposizioni, non può tornare indietro, ma deve restituire a ciascuno la consapevolezza che non solo la molteplicità dei centri è un bene e una cosa giusta, ma che è anche un fatto innegabile.

Inoltre, la presunzione occidentale di una superiorità culturale egemonica è superata dalla realtà delle mescolanze culturali, non solo etniche, e sugli influssi con cui ciascuna cultura deve fare i conti nel quotidiano semplice come in quello più aulico. Nessuna frontiera, nessun muro, nessuna distanza tra noi e gli altri ha ragione di esistere e non esiste nei fatti.

La globalizzazione, degenerata purtroppo nella sola visione economica e degli interessi commerciali, ha generato anche modi di pensare nuovi che, sebbene spesso in minoranza, invitano ad abbandonare i pregiudizi e i luoghi comuni stereotipati che riguardano una visione di dominio degli uni sugli altri.

 

Oggi, non serve accrescere le distanze, ma è necessario condividere la vita e il senso della propria destinazione riconoscendo a quest’ultima la grandezza della sua varietà e molteplicità, (…) altrimenti bisognerebbe ammettere che la nostra storia ci insegna a essere nulla, a essere ingranaggi di un sistema che vuole abolire il significante e il significato e abbracciare la riproducibilità dell’apparire a sfavore della molteplice unicità del senso» (ibid. pag. 140).

 

«Cultura e culture. La pluralità dei centri. Una lettura gramsciana del tempo e dei tempi» (Nulla die, 2018), is an essay of mine that I care a lot because it is of an embarrassing topicality.

Embarrassing not for me, of course, but for those who in contemporary times think they can reduce to zero the truth of a society that, whatever the prohibitions and oppositions, cannot go back, but must return to everyone the awareness that not only the multiplicity of centers is a good and a right thing, but that it is also an undeniable fact.

Furthermore, the western presumption of a hegemonic cultural superiority is overcome by the reality of cultural mixes, not only the ethnic ones, and on the influences with which each culture has to deal with the simple everyday and the most courtly one. No frontier, no wall, no distance between us and the others have reasons to exist and do not exist in facts.

Globalization, unfortunately degenerated into the only economic vision and commercial interests, has also generated new ways of thinking which, although often in the minority, invite us to abandon prejudices and stereotypical clichés that concern a vision of domination over each other.

Today, it is not necessary to increase the distances, but it is necessary to share the life and the sense of one’s destination by recognizing the greatness of its variety and multiplicity, (…) otherwise it would be necessary to admit that our history teaches us to be nothing, to be gears of a system that wants to abolish the signifier and the significant and embrace the reproducibility of appearing against the multiple uniqueness of the meaning “(ibid. pag. 140).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.