The Useful Words and Those Useless

We should never speak in place of others to replace them, but in their favor to understand them.

The empty generalizations serve to strike those who are already weak and cannot defend themselves because they are submerged and unheeded.

The total and deliberate propagation of messages that exploit the listener’s unconsciousness or ignorance is a moral crime without measure, as is listening to voices only because they scream and clamor without realizing that the more they do the more they swell arrogance and the more we give in to arrogance the more we punish those who really suffer without even asking ourselves the problem of knowing him better.

It is easy to release the responsibility of knowledge, but it is shameful to allow such violence to enter our lives.

When I met Loveth or “Maria” (two of the protagonists of my novel, they are rea and not fictions people) and many others and others who know what pain is, they did not speak ill of others, but they told their true story, naked and raw.

They told it in a sigh, holding their breath, but without shedding a single tear from those dried up eyes that I will never forget. It was so full of pain all of them – the face, the body, the look, the word, the voice, with the same breath – yet, not for a single instant they deviated from the facts, not for a single instant the anger, which also they tried, it never lashed out at me or someone.

Who is the real uncivil? The one who screams in real or wanted ignorance  to increase our unease or who is often forced to suffer the oppressions of those who then make themselves beautiful with their screams?

I hope that all of us return to be able to discern.

 

Non bisognerebbe mai parlare al posto degli altri per sostituirli, ma in loro favore per comprenderli.

Le generalizzazioni vuote servono a colpire chi è già debole e non riesce a difendersi perché sommerso e inascoltato.

La totale e deliberata propagazione di messaggi che sfruttano l’incoscienza o l’ignoranza di chi ascolta è un delitto morale senza misura, come anche lo è dare ascolto alle voci solo perché urlano e strepitano senza rendersi conto che più lo fanno più si gonfiano di arroganza e più cediamo all’arroganza più puniamo chi davvero soffre senza neanche porci il problema di conoscerlo meglio.

È facile così scaricarsi della responsabilità della conoscenza, ma è turpe consentire che tale violenza entri nelle nostre vite.

Quando ho conosciuto Loveth o “Maria” (due delle protagoniste dei miei romanzi, sono persone reali e non inventate) e tante altre e altri che il dolore sanno che cosa sia, non mi hanno parlato male degli altri, ma hanno raccontato la loro storia vera, nuda e cruda.

L’hanno raccontata in un sospiro, trattenendo il fiato, ma senza versare una sola lacrima da quegli occhi prosciugati che non dimenticherò mai. Era così pieno di dolore tutto di loro -il volto, il corpo, lo sguardo, la parola, la voce, mil respiro stesso- eppure, non per un solo istante hanno deviato dai fatti, non per un solo istante la rabbia, che pure provavano, si è mai scagliata contro di me o qualcuno.

Chi è il vero incivile? Colui che sbraita nell’ignoranza reale o voluta per accrescere il nostro disagio o chi è spesso costretto a subire le oppressioni di coloro che poi si fanno belli delle loro urla?

Spero che tutti noi si torni a saper discernere.

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