Iain Chambers and Marta Cariello: La questione mediterranea

«La questione mediterranea» (Mondadori Università, 2019) è un libro che interroga fin dalle sue prime pagine, interroga e propone chiavi di lettura alternative a una condizione, quella del Mediterraneo, vissuta spesso come problema. Gli autori, Iain Chambers e Marta Cariello, studiosi della condizione storica, antropologica e letteraria dell’Occidente post-coloniale, suggeriscono modalità di lettura diverse del Mediterraneo, diverse rispetto alla concezione stereotipata di un’Europa che resta, nel profondo, coloniale.9430787

Il volume è diviso in tre parti: Mappe, Memorie e Archivi, Tempi e luoghi. Mi colpisce da subito il plurale usato come titolazione di ciascuna delle tre parti, come anche il titolo stesso La questione mediterranea, poiché richiamano al mio pensiero la pluralità dei centri come immaginata da Antonio Gramsci nel suo riferimento costante alla cultura egemone rispetto alle cosiddette culture subalterne, e alla quistione meridionale da lui analizzata.

Difatti, nella concezione che si impossessa di questo mare, il Mediterraneo, come appartenesse solo allo sguardo e alla visione dell’Occidente del mondo, esiste sempre un Sud che è più a Sud del mondo, da qualsiasi postazione geografica lo si osservi, e si tratta di un Sud considerato inferiore e subalterno fin dall’inizio dell’epoca moderna.

Gli autori, I. Chambers e M Cariello, propongono, invece, di distaccarsi dalla lettura condotta finora strettamente legata a un unidirezionale punto di vista storiografico e geografico e invitano a superare i confini di quella scientificità storica che guarda al Mediterraneo dal punto di vista occidentale. Suggeriscono, quindi, di «ascoltare» le voci considerate ai margini come parte di una realtà pluricentrica e pluriculturale.

Invitano, infine,  a pensare la realtà dal punto di vista del «Tuffatore», un dipinto trovato negli scavi di Paestum (Salerno) nascosto all’interno di un sarcofago come se fosse stato inghiottito e dimenticato per tornare poi alla luce, imprevisto e inatteso, a raccontare un’altra storia.  Il tuffatore, infatti, ha la pelle scura, non ha le sembianze quasi ariane dell’immaginario occidentale circa i greci, ed è segno di una multi – etnicità che arriva da tempi molto lontani; della stessa sono segni anche la musica, i cibi, gli aromi di cui l’occidente si è “impossessato” occidentalizzandoli, ma che conservano, invece, un’origine che non può appartenergli.

Il tuffatore è riemerso a raccontare una storia diversa, così come dal mare dei migranti  riaffiorano i loro resti, le loro voci, le loro storie per contrastare i nostri silenzi. Il Mediterraneo deve diventare per noi memoria attiva  e non contenitore di non-persone: il Mediterraneo può diventare laboratorio culturale e storico della modernità. 

Per consentire questo passaggio oltre l’occidente europeo, bisogna osservare criticamente le mappe (geografiche, economiche, mentali) che prevedono divisioni e confini, poiché le migrazioni verso l’Europa spostano i confini e i conflitti all’interno dell’Europa stessa che non ha mai voluto abbandonare il suo stendardo di colonizzatore come neanche ha mai abbandonato il concetto di razzalizzazione  dei popoli, ne sia esempio evidente il diverso atteggiamento verso i migranti della rotta sahariana e quelli della rotta balcanica.

Eppure, ogni confine include ed esclude contemporaneamente ed è giunto il tempo di consentire al Mediterraneo di fluttuare in altre narrazioni per allontanarlo dalla narrazione di un mondo colonizzato.

Iain Chambers e Marta Cariello, «La questione mediterranea» (Mondadori Università, 2019), un libro che interroga e che ci chiede di lasciarci profondamente interrogare poiché, come affermano gli autori, Gli archivi che costruiamo sono necessariamente incompleti, interrotti rispetto a un desiderio coloniale che cerca la sua conferma ovunque. Come una serie di rovine, essi ci espongono giustamente a un mondo non solo nostro. spostandoci tra e macerie non siamo né prigionieri né semplicemente liberi. Sostenuti e sospesi in una rete storica che ha tessuto il pianeta in una particolare configurazione di poteri, possiamo tuttavia insistere su altre traiettorie. Il mondo è ancora in formazione.

 

«La questione mediterranea» (Mondadori Università, 2019) is a book that questions from its very first pages, it questions and proposes alternative interpretative keys to a condition, that of the Mediterranean, often experienced as a problem. The authors, Iain Chambers and Marta Cariello, both scholars of the historical, anthropological and literary condition of the post-colonial West, suggest different ways of reading the Mediterranean, different from the stereotypical conception of a Europe that remains, deep down, colonial.

The volume is divided into three parts: Mappe, Memorie e Archivi, Tempi e luoghi.  I am immediately struck by the plural used as the title of each of the three parts, as well as the title itself La questione mediterranea, since they remind me of the plurality of centers as imagined by Antonio Gramsci in his constant reference to the hegemonic culture compared to the so-called subordinate cultures , and the southern question analyzed by him.

In fact, in the conception that takes possession of this sea, the Mediterranean, as if it belonged only to the gaze and vision of the West of the world, there is always a South that is more South in the world, from any geographical location you observe it, and  it is a South considered inferior and subordinate since the beginning of the modern era.

The authors, I. Chambers and M Cariello, on the other hand, propose a different way of reading than the one conducted so far strictly linked to a unidirectional historiographic and geographical point of view; they invite us to go beyond the boundaries of that historical science that looks at the Mediterranean from the western point of view; they suggest “listening” to the voices considered on the margins as part of a multicentric and multicultural reality.

They invite, therefore, to think of the reality from the point of view of the “Tuffatore“, a painting found in the excavations of Paestum (Salerno) hidden inside a sarcophagus as if it had been swallowed and forgotten to then return to the unexpected and unexpected light, to tell another story. The diver, in fact, has dark skin, does not have the almost Aryan appearance of the western imagination about the Greeks, and is a sign of a multi – ethnicity that comes from very distant times; music, food and aromas are also signs of it, which the West has “taken over” by westernizing them, but which instead retain an origin that cannot belong to it.

The diver has emerged to tell a different story, just as their remains, their voices, their stories resurface from the sea of ​​migrants to counter our silences. The Mediterranean must become for us an active memory and not a container of non-people; the Mediterranean can become a cultural and historical laboratory of modernity.

To allow this passage beyond the Western Europe, it is necessary to critically observe the maps (geographic, economic, mental) that foresee divisions and borders, since migrations towards Europe move borders and conflicts within Europe itself which has not ever wanted to abandon his banner of colonizer as he never even abandoned the concept of racization of peoples, the different attitude towards migrants of the Saharan route and those of the Balkan route is an obvious example.

Yet each border simultaneously includes and excludes and the time has come to allow the Mediterranean to float in other narratives to distance it from the narrative of a colonized world.

Iain Chambers and Marta Cariello, “La questione mediterranea” (Mondadori Università, 2019), a book that questions and asks us to let ourselves be deeply questioned because, as the authors say, Gli archivi che costruiamo sono necessariamente incompleti, interrotti rispetto a un desiderio coloniale che cerca la sua conferma ovunque. Come una serie di rovine, essi ci espongono giustamente a un mondo non solo nostro. spostandoci tra e macerie non siamo né prigionieri né semplicemente liberi. Sostenuti e sospesi in una rete storica che ha tessuto il pianeta in una particolare configurazione di poteri, possiamo tuttavia insistere su altre traiettorie. Il mondo è ancora in formazione.

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