Salvatore Stefanelli Interviews Loredana De Vita

Questo è il link all’intervista di seguito riportata: https://csidewriter.wordpress.com/2020/02/13/c-cinque-1-loderana-de-vita/

CCinque + 1 le cinque domande +1 di Salvatore Stefanelli

Cinque domande + 1, sempre le stesse, per un botta risposta con l’autore, per scoprirlo, per conoscerlo, e perché no… per leggerlo!

1) Ciao Loredana. In poche parole: da quando scrivi, cosa scrivi e cosa leggi?

Ciao! Scrivo da sempre, pubblico dal 2005, da quando cioè mi sono sentita pronta ad affidare ad altri il mio pensiero. Nasco come saggista, ma di recente ho scritto anche due romanzi. In entrambi i casi scelgo di testimoniare la realtà, di attirare lo sguardo consapevole del lettore su temi che ci sono accanto nel quotidiano, ma di cui spesso non conosciamo la profondità o la evitiamo. I miei filoni di interesse sono principalmente tre: relazione adolescenti/adulti, relazione donna/uomo, le ingiustizie causate da culture standardizzate. Credo, infatti, che in ciascuna relazione responsabile sia importante mettersi “nei panni dell’altro” e sviluppare una comune reciprocità che aiuti a dare significato alla realtà di ciascuno. Come dico in un mio recente saggio dedicato alla cultura e al pensiero di Antonio Gramsci, non esiste un centro unico poiché è la pluralità dei centri, delle traduzioni e delle possibili interpretazioni della realtà che dà significato al nostro vivere ed esistere.

2) Di tutto quanto hai scritto, cosa consiglieresti a chi vorrebbe leggerti e perché? Preferibilmente un titolo solo.

Non saprei scegliere, poiché ciascuno dei miei scritti, sia i romanzi che i saggi, toccano e smuovono la realtà che ci circonda. Io dico che sono voci che si narrano e che invitano a narrare noi stessi. In ogni caso, credo che i due romanzi siano più evidentemente diretti su due temi insormontabili nel nostro quotidiano: la violenza domestica e l’immigrazione. Citerò però il più recente, Il vento trascina (Nulla die, 2020), vincitore del Premio del mare Marcello Guarnaccia 2019-2020, p.zza Armerina – Enna. Racconta dell’incontro tra due incommensurabili sofferenze, la tratta delle immigrate come schiave del sesso e la violenza su minori, che vedrà i protagonisti lottare con il proprio dolore e con il dolore dell’altro e da questo far nascere il proprio riscatto. La storia lega due testimonianze reali a una struttura narrativa che supera lo spazio e il tempo perché il tempo e lo spazio di ogni testimonianza è il per sempre.

3) Consigli per chi si approcci adesso alla scrittura: cosa fare e cosa non fare, secondo te.

Essere onesti. Voglio dire, essere fedeli alla storia e ai suoi personaggi, fedeli a se stessi senza «scimmiottare» altri autori e altri pensieri; mantenere la purezza della propria originalità e leggere tanto, tantissimo di tutti i generi e autori, confrontarsi con la realtà e non fingere mai. Nel lavoro di scrittura c’è tanta fatica, non è così romantico come si crede, per questo è necessario mantenere sempre alto il livello di dignità sia nella conoscenza che nella sperimentazione e imparare ad avere quello sguardo che aiuta a percepire oltre le apparenze, in una ruga del volto, un movimento delle mani, il passo, la storia unica di ciascuno. Ancora, è fondamentale imparare ad ascoltare, riconoscere il tono della voce, le inflessioni linguistiche, le emozioni che nel silenzio persino ci raccontano quella storia e solo quella. Dico questo perché le parole non sono solo segni su un pezzo di carta, ma sono immagini e suoni e memoria da rispettare. Non fare nulla che non sia questo.

4) Cosa stai scrivendo in questo periodo o, cosa vorresti scrivere?

Non smetto mai di scrivere e di studiare. Attualmente, sto scrivendo un saggio e un romanzo. Scrivo sempre, alternandoli, i due generi insieme, poiché entrambi attingono alla vita ed entrambi hanno bisogno di studio e analisi. Il saggio ha bisogno di un tempo lungo di studio e confronto, allora la mia scrivania si riempie di libri, di post-it, di appunti e matite colorate, solo dopo comincio a scrivere. Di tanto in tanto, mi rilasso nel romanzo dove con cura, lascio spazio alle storie che ho incontrato, alle voci che hanno voglia di essere narrate, le ascolto e le seguo aspettando che mi conducano. In entrambi i casi ascolto musica mentre scrivo, mi aiuta a concentrarmi e a conservare vive e integre tutte le emozioni mentre il pensiero ne estrapola l’essenza.

5) Quale autore, presente o passato, ti piacerebbe poter conoscere e cosa vorresti dirgli?

Sono tanti gli autori che vorrei incontrare, sia del presente che del passato, sono quelli che mi hanno affascinato per le storie e/o per il pensiero, quelli che hanno lasciato un segno nella mia memoria e un riflesso nel mio stile, ma sono anche quelli che ho amato di meno, ma che mi hanno insegnato ciò che non mi piace. Dovendo scegliere, ne indicherei due, uno di un passato lontanissimo, William Shakespeare, l’altro di un presente finito da poco, Zygmunt Bauman. Due mondi diversi per le epoche e i generi, eppure, due filosofi della vita, due pensieri universali, due «poeti» dell’esistere. Chiederei a entrambi due cose, ma le stesse cose: la prima è di insegnarmi a scrutare le realtà così nel profondo come hanno saputo fare loro; la seconda, un po’ infantile forse, di abbracciarmi forte per sostenermi in questo mondo non semplice degli scrittori e della scrittura onesta.

5+1) Raccontati in un racconto.

Sono di Napoli, già questo è una favola. Essere di Napoli, scrivere di Napoli e scrivere da Napoli significa avere uno dei palcoscenici più belli del mondo, ma anche uno dei più complessi. La mia è una personalità particolarmente versata alla comunicazione e all’ascolto, che sono per me strumenti essenziali per affermare concretamente l’amore per la vita e i viventi. Imparo presto e da autodidatta a parlare inglese e poi mi laureo in Lingue e Letterature Straniere all’Università Orientale di Napoli. Dopo la laurea, comincio a insegnare nelle scuole dai ragazzi più piccoli fino al liceo. Lavoro senza sosta per coinvolgere e appassionare i ragazzi nell’amore per la conoscenza anche attraverso il teatro, mentre studio counseling per meglio affrontare i loro problemi. Nel 2005 sono pronta a scrivere. Scrivere non è un esercizio, è un incontro. Scrivere è la passione per la vita e per le persone, è guardare e non tacere. Scrivere è testimoniare e nella scrittura la mia favola non ha fine.

Grazie. Perché ogni tua parola ha il peso della leggerezza nonostante siano potenti come pietre d’angolo. Canestrini per il tuo mondo tra le parole, quelle ascoltate e quelle lette, quelle scritte; canestrini per quella favola che è la vita, ancora più bella perché dietro un albero si può anche nascondere un mostro.

Ringrazio Salvatore Stefanelli per questa bella intervista che contribuisce certamente a creare un ponte tra chi scrive e chi legge, ma che è stata anche un modo per ripensare a me stessa come scrittrice senza certezze se non una, quella di voler continuare a essere voce. Grazie.

 

 

Here is the link to the blog: https://csidewriter.wordpress.com/2020/02/13/c-cinque-1-loderana-de-vita/

C – Five + 1 – the five +1 questions of Salvatore Stefanelli

Five + 1 questions, always the same, for a quick answer with the author, to find out, to know him, and why not … to read it!
1) Hi Loredana. In a nutshell: since when do you write, what do you write and what do you read?

Hello! I have always been writing, public since 2005, since when I felt ready to entrust my thoughts to others. I was born as an essayist, but recently I also wrote two novels. In both cases I choose to testify to reality, to draw the reader’s conscious gaze on themes that are close to us in everyday life, but whose depth we often do not know or avoid. My interests are mainly three: adolescent / adult relationship, female / male relationship, injustices caused by standardized cultures. I believe, in fact, that in each responsible relationship it is important to put yourself “in the other person’s shoes” and develop a common reciprocity that helps to give meaning to each person’s reality. As I say in my recent essay dedicated to the culture and thought of Antonio Gramsci, there is no single center since it is the plurality of centers, translations and possible interpretations of reality that gives meaning to our life and existence.

2) Of everything you have written, what would you recommend to those who would like to read you and why? Preferably one title only.

I could not choose, because each of my writings, both novels and essays, touch and move the reality that surrounds us. I say that they are voices that narrate themselves and that invite us to narrate ourselves. In any case, I believe that the two novels are more evidently directed on two insurmountable issues in our daily lives: domestic violence and immigration. However, I will quote the most recent, The wind drags (Nulla die, 2020), winner of the Marcello Guarnaccia 2019-2020 Sea Award, p.zza Armerina – Enna. It tells of the encounter between two immeasurable sufferings, the trafficking of immigrants as sex slaves and violence against minors, which will see the protagonists struggle with their own pain and the pain of the other and from this give birth to their own ransom. The story links two real testimonies to a narrative structure that goes beyond space and time because the time and space of each testimony is forever.

3) Tips for those who approach writing now: what to do and what not to do, in your opinion.

To be honest. I mean, to be faithful to history and its characters, faithful to oneself without “mimicking” other authors and other thoughts; keep the purity of your originality and read a lot, a lot of all genres and authors, confront yourself with reality and never pretend. In the work of writing there is a lot of effort, it is not as romantic as you think, for this reason it is necessary to always maintain a high level of dignity in both knowledge and experimentation and to learn to have that look that helps to perceive beyond appearances, in a wrinkle of the face, a movement of the hands, the step, the unique story of each. Furthermore, it is essential to learn to listen, to recognize the tone of voice, the linguistic inflections, the emotions that even tell us that story and only that in silence. I say this because words are not only signs on a piece of paper, but they are images and sounds and memory to be respected. Do nothing other than this.
4) What are you writing in this period or, what would you like to write?

I never stop writing and studying. Currently, I am writing an essay and a novel. I always write, alternating them, the two genres together, as both draw on life and both need study and analysis. The essay needs a long time of study and comparison, so my desk is filled with books, post-its, notes and colored pencils, only after I start writing. From time to time, I relax in the novel where I carefully leave space for the stories I have met, for the voices that want to be told, listen to them and follow them waiting for them to lead me. In both cases, I listen to music while I write, it helps me to concentrate and to keep all emotions alive and intact while thinking extrapolates their essence.

5) Which author, present or past, would you like to know and what would you like to say to him?

There are many authors that I would like to meet, both from the present and from the past, they are those who have fascinated me for stories and / or thoughts, those who have left a mark in my memory and a reflection in my style, but I am also the ones I loved least, but who taught me what I don’t like. Having to choose, I would indicate two, one from a distant past, William Shakespeare, the other from a recently ended present, Zygmunt Bauman. Two different worlds for ages and genres, yet two philosophers of life, two universal thoughts, two “poets” of existence. I would ask both of them, but the same things: the first is to teach me to scrutinize realities as deeply as they have been able to do; the second, perhaps a little childish, to embrace me strongly to support me in this not simple world of honest writers and writing.

5 + 1) Tell yourself in a story.

I’m from Naples, this is already a fairy tale. Being from Naples, writing from Naples and writing from Naples means having one of the most beautiful stages in the world, but also one of the most complex. Mine is a personality particularly versed in communication and listening, which are essential tools for me to concretely affirm love for life and the living. I learn early and self-taught to speak English and then I graduate in Foreign Languages ​​and Literatures at the Oriental University of Naples. After graduation, I start teaching in schools from younger kids to high school. I work tirelessly to involve and excite children in the love of knowledge also through theater, while I study counseling to better face their problems. In 2005 I am ready to write. Writing is not an exercise, it is an encounter. Writing is the passion for life and for people, it is looking and not keeping silent. To write is to testify and in writing my fable has no end.

Thank you. Because your every word has the weight of lightness despite being powerful as corner stones. Canestrini for your world between words, those listened to and those read, those written; baskets for that fairy tale that is life, even more beautiful because a monster can also be hidden behind a tree.

I thank Salvatore Stefanelli for this beautiful interview that certainly contributes to creating a bridge between the writer and the reader, but which was also a way to rethink myself as a writer without certainties if not one, that of wanting to continue being a voice. Thank you.

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