Maya Angelou: Io so perché canta l’uccello in gabbia

Io so perché canta l’uccello in gabbia (Superbeat, 2015) è un romanzo di Maya Angelou la cui attualità è a dir poco sconcertante. L’autrice, infatti, scomparsa nel 2014, ci ha lasciato in eredità la sua storia, eppure, leggendola, sembra di leggere una storia che non solo sia necessario raccontare ancora oggi come memoria, ma che diventa il presente concreto di tanti, troppi, che ancora oggi subiscono l’indifferenza di chi si reputa superiore per colore della pelle, cultura, religione.

Il titolo, I Know Why the Caged Bird Sings, è superbo, unico. È tratto dalla poesia Sympathy di Paul Laurence Dunbar e definisce una realtà  di cui l’uccello diviene personificazione: la prigionia delle sbarre della gabbia non possono ostacolare la libertà del canto dell’uccello ivi prigioniero.

Le sbarre della cultura, della presunta superiorità, della terribile contraddizione di una società che si ritiene superiore, ma che, per comprovare la propria superiorità, ha bisogno di rendere l’altro servo, tutto questo, non può frenare il desiderio di libertà e la lotta per affermare quel diritto alla libertà che nasce insieme a ciascuna persona e che non dovrebbe mai essere messo in discussione.51JJ7enWRUL

È così che Maya narra la sua storia, quella della sua famiglia, quella dei buoni e dei cattivi che la circondano e opprimono, sebbene i cattivi non siano sempre e solo i bianchi poiché il male può venire anche dall’interno. Maya ci racconta di un’infanzia e un’adolescenza provate dalla discriminazione evidente o sottile, ma anche dell’adattamento a stili di vita e stereotipi che rischierebbero di renderla prigioniera se la sua ricerca di libertà non avesse conservato l’innocente e pura determinazione dell’uccello che, anche in gabbia, continua a cantare, costruire e raccontare la propria storia.

Maya Angelou in Io so perché canta l’uccello in gabbia (Superbeat, 2015), usa uno stile diretto, chiaro, lucido; non si perde mai in dissertazioni vane o in accuse pressanti, semplicemente racconta i fatti. È proprio tale linearità ad affascinare e a rendere impossibile non sentirsi coinvolti nella narrazione. È tale lucidità a restituire alla libertà la sua innocenza e a dimostrare che il canto di quell’uccello, sebbene in gabbia, è veramente libero.

 

I know why the bird in the cage sings (Superbeat, 2015) is a novel by Maya Angelou whose actuality is puzzling to say the least. The author, in fact, who disappeared in 2014, has left us her story, and yet, reading it, it seems to read a story that not only needs to be told today as a memory, but that becomes the concrete present of many, too many, that still suffer the indifference of those who consider themselves superior in terms of skin color, culture, religion.

The title, I Know Why the Caged Bird Sings, is superb, unique. It is based on the poem Sympathy by Paul Laurence Dunbar and defines a reality of which the bird becomes the personification: the imprisonment due to the bars of the cage cannot hinder the freedom of the song of the bird captive there.

The bars of culture, of the alleged superiority, of the terrible contradiction of a society that considers itself superior, but which, in order to prove its superiority, needs to make the other servant, all this, cannot curb the desire for freedom and the it struggles to affirm that right to freedom that arises with each person and that should never be questioned.

This is how Maya tells her story, the one of her family, the one of the good and the bad that surround and oppress her, although the bad guys are not always and only the whites since evil can also come from within. Maya tells us of a childhood and adolescence experienced by evident or subtle discrimination, but also of the adaptation to lifestyles and stereotypes that would risk making her prisoner if her search for freedom had not preserved the innocent and pure determination of the bird that, even in a cage, continues to sing, build and tell its story.

Maya Angelou in Io so perché canta l’uccello in gabbia (Superbeat, 2015), uses a direct, clear, lucid style; she never gets lost in vain dissertations or pressing accusations, she simply tells the facts. It is precisely this linearity that fascinates and makes it impossible not to feel involved in the narrative. It is this lucidity that restores freedom of its  innocence and shows that the singing of that bird, although in a cage, is truly free.

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