Claudio Tugnoli: Come un ladro nella notte

Come un ladro nella notte (Genesi Editrice, 2018) di Claudio Tugnoli, è un libro da custodire con cura, da leggere e rileggere, da accarezzare come fosse un figlio tornato da lontano che racconta una storia che appartiene a tutti.

In forma di diario, il volume racconta della difficile accettazione del dolore di chi si ama, del complesso accompagnamento fino all’ultimo respiro, del congedo doloroso che tutto trasforma, eccetto l’amore profondo. La prima e la seconda parte del volume raccontano di vita e di morte, ma soprattutto del dialogo spesso silenzioso con chi si ama, e anche di quello con se stessi per cercare di trovare un significato a quello che, apparentemente, non ne ha. Tra le due parti un Intermezzo, che è una riflessione sul significato della morte, ma anche un modo per ricongiungere i fili troppo tirati e in parte spezzati di un tessuto lacerato dal dolore.

Come una ladra, appunto, la morte arriva a sconvolgere la vita di Antonia e Claudio; ancora più dolorosa per la sua evoluzione costante che prende forma nelle sofferenze di un quotidiano che ne resta sconvolto e mutato, nonostante il tentativo di mantenerne il ritmo.

Eppure, credo, nonostante tutto, Antonia e Claudio abbiano «la gioia di vivere incontrato» nella filosofia del quotidiano, anche nella filosofia del dolore, anche nella disperazione della propria impotenza, anche nel timore di voler preservare la vita dell’altro per una forma di egoismo, per salvare se stessi. In realtà, entrambi, nella propria condizione scoprono un dolore diverso ma uguale, che parimenti liquefà ogni certezza riconducendo ciascuno individualmente e insieme a riflettere sulla vita poiché, nelle parole di Tugnoli, essere è inevitabile (…) esserci significa prendersi cura di qualcuno.

Inevitabile è il pensiero del rapporto con la fede e con un Dio che appare crudele, vendicativo, o, persino, inesistente,  poiché il dolore di chi si ama diviene il paradigma del male assoluto.

Claudio Tugnoli, ci dice che, in realtà, il dolore di chi si ama induce ad evitare l’estraniamento e a operare il riconoscimento di se stessi non solo dinanzi alla sofferenza, ma alla stessa gioia di vivere. È così che questo libro mirabile e accogliente, non parla di morte ma di vita, racconta del tempo scandito dal dolore, ma anche dall’attesa, dalla speranza, dal sentirsi inadeguati, stanchi, impotenti. Ogni istante si trasforma nel tempo della vita che resta, oltre la morte, più che nella memoria. È il tempo dell’amore che vince sempre. Amor omnia vincit et nos cedamus amori.

Sebbene tradito da quella presenza giunta «Come un ladro nella notte», l’autore ci parla di coraggio di vivere e restare fedeli agli impegni; nonostante la disperazione, Antonia non smette di curare il suo insegnamento né la sua arte, quell’idra tentacolare che la stritola non può toglierle il senso e lei, risorge e resta quale araba fenice dalle ceneri grazie al suo coraggio e alla determinazione di chi, sebbene afflitto, la amaIMG_1102

Difficile confrontarsi con terapie dolorose quanto inutili, così inutili da domandarsi quale sia il confine tra egoismo e bene: il segreto è continuare a inventare la vita, poiché la vita è tutto e comprende anche la morte.

Leggendo mi sono chiesta: se il medico cura l’ammalato, chi cura chi ama l’ammalato? Un interrogativo di impossibile soluzione se non nella convinzione che la cura umana è accompagnamento, è parola, è, cioè, astratto che diviene concreto e che grazie al passaggio nel reale può riuscire a far ascendere il male e sublimarlo nella sacralità di ciascuna persona. Forse è questo il per sempre, l’immortalità, la resurrezione.

Dopo la morte, nulla è più come prima, è come aver compiuto un viaggio, spesso solo di accompagnamento, ma sempre un viaggio al cui termine (o anche al ritorno) nulla più è uguale a prima, neanche noi stessi. Eppure, con quel vuoto esistenziale e malinconico che accompagna la scomparsa fisica di chi si ama, la figura dell’amato si staglia ancora più nitida, così accade di Antonia ed è questa la sua immortalitàunnamed

La morte non è che un congedo, un saluto di chi esce dalla porta della nostra casa ed entra, infine, a casa sua. Come un ladro nella notte (Claudio Tugnoli, Genesi Editrice, 2018), il cancro ha portato via il corpo ferito di Antonia, ma la sua opera resta non solo nella vita (non nel ricordo soltanto) di chi la ama, ma nella sua arte che incanta.

 

Ho visitato e ammirato sul sito a lei dedicato (Claudio Tugnoli inserisce nel suo volume indirizzo del sito e spiegazioni) le sue opere. In particolare mi hanno colpito molto quelle nella sezione Rivelazione dei volti poiché ho visto volti che sbocciano, fioriscono, immagini che sembrano sussurrare, non piangono, ma chiamano e vivono.

Il sogno di Antonia non è un sogno, ma un richiamo alla coscienza e alla vita.

 

Come un ladro nella notte (Genesi Editrice, 2018) by Claudio Tugnoli,  is a book to be carefully preserved, to be read and reread, to be caressed as if it were a son who had come back from afar and tells a story that belongs to everyone.

In the form of a diary, the volume tells of the difficult acceptance of the pain of those you love, the complex accompaniment to the last breath, the painful leave that transforms everything, except deep love. The first and second part of the volume tell of life and death, but above all of the often silent dialogue with those who love each other, and also of that with themselves to try to find a meaning in what apparently does not have any. Between the two parts an Intermezzo, which is a reflection on the meaning of death, but also a way to rejoin the too tight and partially broken threads of a fabric torn by pain.

Just like a thief, death comes to upset Antonia and Claudio’s life; even more painful for its constant evolution that takes shape in the sufferings of every day that remains shocked and changed, despite the attempt to maintain its rhythm.

Yet, I believe, despite everything, Antonia and Claudio have “the joy of living met” in the philosophy of everyday life, also in the philosophy of pain, even in the desperation of one’s own impotence, also in the fear of wanting to preserve the life of the other for a kind of selfishness, as to save yourself. In reality, both, in their own condition, discover a different but equal pain, which likewise liquefies all certainty by bringing each one individually and together to reflect on life since, in Tugnoli’s words, being is inevitable (…) being means taking care of someone .

The thought of the relationship with faith and with a God who appears cruel, vindictive, or even non-existent, is inevitable, since the pain of those who love one another becomes the paradigm of absolute evil.

Claudio Tugnoli, tells us that, in reality, the pain of those who love one another leads us to avoid estrangement and to operate the recognition of ourselves not only in the face of suffering, but in the joy of living itself. This is how this admirable and welcoming book does not speak of death but of life, tells of the time marked by pain, but also by waiting, by hope, by feeling inadequate, tired, powerless. Each moment is transformed in the time of life which remains, beyond death, more than in the individual memory. It is the time of love that always wins. Amor omnia vincit et nos cedamus amori.

Although betrayed by that presence that came “Come un ladro nella notte“, the author speaks to us of the courage to live and remain faithful to commitments; despite the desperation, Antonia never ceases to take care of her teaching or her art, that sprawling hydra cannot squeeze her meaning and she rises and remains as an Arab phoenix from the ashes thanks to her courage and the determination of whom, although afflicted, loves her.

Difficult to deal with painful and useless therapies, so useless as to ask what is the border between selfishness and good: the secret is to continue inventing life, since life is everything and also includes death.

Reading, I asked myself: if the doctor treats the sick, who treats those who love the sick? A question of impossible solution except in the belief that human care is accompaniment, is word, that is, abstract, which becomes concrete and which thanks to the passage into reality can manage to make evil ascend and sublimate it in the sacredness of each person. Perhaps this is forever, immortality, resurrection.

After death, nothing is the same as before, it is like having made a journey, often only as an accompaniment, but always a journey at the end of (or even on the return) nothing more is the same as before, not even ourselves. And yet, with that existential and melancholy void that accompanies the physical disappearance of those who love each other, the figure of the beloved stands out even more clearly, as Antonia does and this is her immortality.

Death is only a farewell, a greeting from those who come out the door of our house and finally enter their house. Come un ladro nella notte (Claudio Tugnoli, Genesi Editrice, 2018), cancer has taken away Antonia’s injured body, but her work remains not only in the life (not in the memory only) of those who love her, but in her art that enchants.

I have visited and admired on the site dedicated to her  (Claudio Tugnoli inserts in his volume site address and explanations) her works. In particular, I was struck by those in the Face detection section because I saw faces that bloom, flourished, images that seem to whisper, do not cry, but call and live.

Antonia’s dream is not a dream, but a call to consciousness and life.

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