My Memory Day: Janusz Korczak

I have often dealt with the Day of Memory, I have always said that memorizing means giving back to the present and to life all those voices unjustly silenced and doing it looking at the present time which, alas, is often a deaf and silent time in front of the human voice which for other reasons, from other cultures, still bears the sign of the banality of evil we are capable.

As Hannah Arendt said, if evil is banal, good can also be. Banal in the sense of being perpetrated even in the simple things of everyday life without our realizing it. Discrimination, thought of subalternity of the other and personal superiority materialize in the simplest ways, in the most spontaneous words and in the most immediate actions. This is evil and there is a lot today and I, from the bottom of my heart, want to see the good.

I went back to reread, then, the thought of Janusz Korczak, pediatrician and pedagogue who dedicated his life and death to his love for children and their dignity in life and death.IMG_1088

Janusz Korczak offered his death, as well as his life, to orphans; to them he gave and received love, with them he shared joy and pain, to the point of making them capable of dying with dignity and proclaiming until the last breath the respect that is due to the life of a child.

Janusz Korczak could have been saved, but doing so it would have meant abandoning the children to their terrible and unjust fate and betraying his own thought. He died with the children in Treblinka on August 6, 1942, after continuing in the extermination camp to practice his pedagogy of love and support and freedom.

Behold, this is my present Memory, that of a man who in love for the little ones even overcomes the horror of death; that of a man who speaks to us from afar and in his words invites us to consider how much evil we are capable, blind and deaf and dumb, in front of the too many children, submerged by the Mediterranean sea or by the ocean of our indifference while they only ask for dignity and respect .

My Memory is the voice of the present, my Memory is not the death which overcomes, but the life to which we can offer a possibility.

 

Mi sono spesso occupata del Giorno della Memoria, sempre ho detto che fare Memoria significa restituire al presente e alla vita tutte quelle voci ingiustamente messe a tacere e farlo guardando al tempo presente che, ahimè, è spesso un tempo sordo e muto dinanzi alla voce umana che per altre ragioni, da altre culture, porta ancora il segno della banalità del male di cui siamo capaci.

Come diceva Hannah Arendt, se il male è banale, anche il bene può esserloBanale nel senso di essere perpetrato anche nelle cose semplici del quotidiano senza che ce ne rendiamo conto. Discriminazioni, pensiero di subalternità dell’altro e superiorità personale si concretizzano nei modi più semplici, nelle parole più spontanee e nelle azioni più immediate. Questo è il male e ce n’è tanto, ora, dal profondo del cuore, desidero vedere il bene.

Sono tornata a rileggere, allora, il pensiero di Janusz Korczak, medico pediatra e pedagogo che ha dedicato la sua vita e la sua morte all’amore per i bambini e alla loro dignità nella vita e nella morte. 

Janusz Korczak ha offerto la sua morte, così come la sua vita, agli orfani; a loro ha donato e ricevuto amore, con loro ha condiviso la gioia e il dolore, fino a renderli capaci di morire con dignità e proclamando fino all’ultimo respiro il rispetto che è dovuto alla vita di un bambino.

Janusz Korczak avrebbe potuto salvarsi, ma farlo avrebbe significato abbandonare i bambini al loro terribile e ingiusto destino e tradire il suo stesso pensiero. Morì con i bambini a Treblinka il 6 agosto del 1942, dopo aver continuati anche nel campo di sterminio a praticare la sua pedagogia di amore e sostegno e libertà.

Ecco, questa sia la mia Memoria presente, quella di un uomo che nell’amore per i piccoli vince persino l’orrore della morte; quella di un uomo che da lontano ci parla e nelle sue parole ci invita a considerare di quanto male siamo capaci, ciechi e sordi e muti, dinanzi ai troppi bambini, sommersi dal mare o dall’oceano della nostra indifferenza che solo chiedono dignità e rispetto.

La mia Memoria è la voce del presente, la mia Memoria non è la morte che sovrasta, ma la vita cui possiamo offrire una possibilità.

 

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