Rage Is Never a Game

I have read in the newspaper that in Naples are opening a room rage where you can go and destroy everything, you also have the possibility to send them by mail the picture of someone you are raged with in order they could print and dispose that picture everywhere in the room giving you the illusion to the destroy with the furniture also the cause of your rage.

I disapprove!

I can already imagine that this place will be attended by many and the manager and ideates will earn plenty of money, but I can also imagine that the approach will become a game, a very diseducative one, changing rage in a play.

I dissent!

Rage is never a game and you cannot reduce it to the simple outburst of your violent reaction. We have to learn to control rage and to outburst it with other resources that could help to calm us down instead of changing people in the vindicators of their discontent.

A possible way to outburst rage are walking, listening to music, reading a book, speaking with a friend, caressing your dog, going somewhere open air and even scream your suffering to the sky… The problem is, and this is unquieting enough, that many have lost the measure of themselves, every conflict, even the smallest, can be changed in rage. The problem is that it is easier to destroy than building an interior feeling of peace after relaxing by walking or reading or whatsoever. The problem is that there are no more many people disposed to listen as often we are not. The problem is that we are changing our life in a game, so that we can learn to justify hate and vengeance without learning to become more assertive people.

Assertive people, what a magic! The kind of people we need to overcome ourselves, our silliness and superficiality to give back life its true meaning.

How degenerate have we become not to understand that this kind of game will realize only the reason of its existence: to become a new economical mean, while education and good sense will be once more sold to the market of the exploiters of meaning.

 

Ho letto sul giornale che a Napoli stanno aprendo una stanza della rabbia dove puoi andare e distruggere tutto, hai anche la possibilità di inviare loro per posta l’immagine di qualcuno con cui sei arrabbiato per poter stampare e disporre quella foto ovunque nella stanza dandoti l’illusione di distruggere con i mobili anche la causa della tua rabbia.

Disapprovo!

Posso già immaginare che questo posto sarà frequentato da molti e il manager e gli ideatori guadagneranno molti soldi, ma posso anche immaginare che l’approccio diventerà un gioco, molto diseducativo, cambiando la rabbia in un gioco.

Io dissento!

La rabbia non è mai un gioco e non puoi ridurla al semplice scoppio della tua reazione violenta. Dobbiamo imparare a controllare la rabbia e sfogarla con altre risorse che potrebbero aiutarci a calmarci invece di cambiare le persone nei vendicatori del loro malcontento.

Un modo possibile per sfogare la rabbia è camminare, ascoltare musica, leggere un libro, parlare con un amico, accarezzare il proprio cane, andare in un luogo all’aperto e persino urlare la propria sofferenza al cielo… Il problema è, e questo è abbastanza inquietante, che molti hanno perso la misura di se stessi, ogni conflitto, anche il più piccolo, può essere cambiato di rabbia. Il problema è che è più facile distruggere che costruire una sensazione interiore di pace dopo essersi rilassati camminando o leggendo o qualsiasi altra cosa. Il problema è che non ci sono più molte persone disposte ad ascoltare come spesso non lo siamo noi stessi. Il problema è che stiamo cambiando la nostra vita in un gioco, in modo che si possa imparare a giustificare l’odio e la vendetta senza imparare a diventare persone più assertive.

Gente assertiva, che magia! Il tipo di persone di cui abbiamo bisogno per superare noi stessi, la nostra stupidità e superficialità per restituire alla vita il suo vero significato.

Quanto siamo degenerati da non capire che questo tipo di gioco realizzerà solo la ragione della sua esistenza: diventare un nuovo mezzo economico, mentre l’educazione e il buon senso saranno ancora una volta venduti al mercato degli sfruttatori del senso?

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