Ágnes Heller: Dubitare fa bene?

Mai come nel tempo in cui viviamo questo breve libro parla di quegli elementi essenziali che spesso dimentichiamo, ma la cui assenza scava la trappola più pericolosa per ogni essere umano: la trappola della mancanza di coscienza e del dovere morale.

 Dubitare fa bene? (Castelvecchi, 2017) è la domanda che Ágnes Heller pone ad ogni lettore e alla quale lei risponde dicendo che dubitare è un dovere morale quando si devono affrontare quegli stereotipi che si convertono in violenza contro gli altri. Dobbiamo dubitare del tipo di pensiero che basa i suoi criteri sul pregiudizio e sull’esperienza individuali o, persino, sugli interessi personali o politici.718uVvwOhgL

C’è una coscienza che è più profonda delle ideologie transitorie basate sull’egoismo del potere. C’è una coscienza che dovrebbe essere ascoltata prima di agire come automi per distruggere gli altri, per offendere loro e la loro coscienza e libertà solo perché ci viene detto.

Il dubbio è una risorsa per modellare il mondo già realizzato, in un mondo in cui il cambiamento diventa il nuovo codice di dialogo e comprensione. Dubitare significa focalizzare l’attenzione sui fatti reali e non sulla loro standardizzazione. Dubitare significa pensare, agire e lavorare affinché la cultura possa sviluppare e accogliere le nuove differenze e molteplicità di cui gli esseri umani sono il soggetto oggettivo e non l’oggetto passivo. Il dubbio rende possibile ottenere le giuste distanze tra sé e se stessi per imparare a vivere nei panni degli altri.

Dubitare fa bene? (Castelvecchi, 2017), un libro che è una parola di speranza e che mi fa rimpiangere la morte di Ágnes Heller, perché so che avrebbe potuto insegnarmi molto di più.

 

Never as in the time we are living this short book speaks of  those essentials we often forget, but whose absence digs the most dangerous trap for every human being: the trap of the lack of conscience and of a moral duty.

Dubitare fa bene? (Castelvecchi, 2017) is the question that Ágnes Heller asks each reader and that she answers on her side by saying that doubting is a moral duty when have to face those stereotypes which convert in violence against the others. We must doubt about the kind of thought which bases its criteria on individual prejudice and experience or, even, on personal or political interests.

There is a conscience which is deeper than the transitory ideologies based over the egoism of the power. There is a conscience which should be heard before acting as automaton to destroy the others, to offend them and their conscience and freedom only because we are told to.

Doubting is a resource to model the already accomplished world, in a world where change becomes the new cypher of dialogue and understanding. Doubting means to focus the attention on the real facts and not over their standardization. Doubting means to think, act and work in order culture could develop and welcome the new differences and multiplicity of which human beings are the objective subject and not the passive object. Doubting make it possible to get the right distances between you and yourself in order to learn living in other’s shoes.

Dubitare fa bene? (Castelvecchi, 2017), a book that is a word of hope and that makes me regret the death of Ágnes Heller, because I know it could have taught me much more.

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