Catena Cancilleri: “Dicotomie e 41 bis”

Un libro che si fa leggere in un sorso perché è di frammenti di vita che esso ci narra, una vita più vicina di quanto si creda e neanche così nascosta come si finge di presumere.

Un libro che non narra ma spiega la mafia e le mafie: “Dicotomie e 41bis” di Catena Cancilleri (Nulla die, 2020).IMG_1075

Un libro che si legge in un sorso, ma che poi richiede di essere riletto e riletto ancora perché la voce narrante non è estranea alla nostra realtà e di essa denuncia le insidie e i linguaggi nascosti, la metamorfosi e l’ingegno per far apparire «normale» le sue modalità.

È tale normalizzazione che rende il male, per quanto evidente, persino ovvio, come se non potessimo aspettarci null’altro, ma siamo pronti a costruire altro? È questa la prima domanda che mi sono posta nel leggere la dedica dell’autrice ai nipoti.

La Cancilleri, infatti, scrive nel desiderio che ai suoi nipoti non sia «tolta» la speranza di un mondo migliore, tolta, non che essi la smarriscano. Un togliere che mi fa pensare alla violenza del gesto di chi depreda l’altro, soprattutto i ragazzi, di qualcosa che gli è connaturato, la speranza.

Inoltrandomi nella lettura, incontro storie brevi, quasi didascaliche nel tentativo di mostrare qualcosa che resti impresso. Una narrazione didattica, non nel senso di accademica, ma informativa e formativa,  per stimolare una conoscenza profonda delle dinamiche delle mafie, il loro linguaggio, i simboli, le contraddizioni, la violenza affinché, conoscendo, si impari a discernere e ad avere la lucidità e il coraggio del dissenso.

È qui che il titolo mi diviene chiaro, dicotomie, nel senso di una netta scissione tra ciò che è bene e ciò che è male, poiché le mafie, non riconoscono l’onore della resistenza né quello di una possibilità di riscatto, come il giudice ragazzino sperava; no, le mafie conoscono solo l’onore servile del potere più forte che, spesso è anche il più criminale.

È il potere dei rituali, infatti, quello di essere destinati in quanto appartenenti alla famiglia, l’uso di termini comuni (famiglia, riunioni, etc.) per creare l’apparenza di una virtù che, al contrario, flagella di dolore e di vuoto chiunque provi ad opporvisi.IMG_1076

“Dicotomie e 41bis” di Catena Cancilleri (Nulla die, 2020), è un libro in cui si riconoscono gli episodi più terribili, le stragi più atroci espressione della violenza mafiosa grazie a una narrazione in cui il tempo sembra dilatarsi nel passato e in quello che c’era prima del passato, ma anche nel presente e nel futuro. Ciascun episodio, allora, diviene come un Exemplum (genere letterario medievale) laico che insegna la realtà e ne prevede le conseguenze.

Riconoscibili i personaggi, anche quando non citati, sia le vittime che i carnefici, il che dà alla narrazione una visone e una riflessione a più largo raggio. Cosa nostra diventa Lei, maiuscolo, una personificazione di regole e valori che sconvolgono, persino nella ricerca di un aggiornamento linguistico e dei modi di comunicazione per far apparire più democratica una realtà che resta autoritaria.

Sembra di trovarsi dinanzi a una scala di valori rovesciata, eppure perfettamente parallela ai valori consoni, tanto da chiedersi che differenza ci sia tra il bene e il male, come distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato se ogni cosa sembra rispondere all’onore, alla dignità, alla fedeltà?

È qui che il titolo assume il valore di una risposta, si tratta di opposti, non paralleli, si tratta di imparare a riconoscere l’obbligo che imprigiona, rispetto all’obbligo che libera. Si tratta di comprendere che l’onore non si costruisce sulla malvagità, e che se anche in regime di 41bis il mafioso deve saperci stare (…) senza tracollo interiore, la sua è sempre la condizione di un condannato estromesso da quella società di onesti che pure esiste.

 “Dicotomie e 41bis” di Catena Cancilleri (Nulla die, 2020), un libro che entra nella nostra vita.

 

A book that is read in a sip because it is about fragments of life that it tells us, a life closer than we think and not even hidden as we pretend to presume.

A book that does not narrate but explains the mafia and the mafias: “Dicotomie e 41bis” by Catena Cancilleri (Nulla die, 2020).

A book that can be read in one sip, but which then needs to be reread and reread again because the narrating voice is not extraneous to our reality and it denounces the pitfalls and hidden languages, the metamorphosis and the ingenuity to make it appear “normal” its modalities.

Is it this normalization that makes evil, however obvious, even obvious, as if we couldn’t expect anything else, but are we ready to build anything else? This is the first question I asked myself when reading the author’s dedication to her grandchildren.

Cancilleri, in fact, writes in the desire that the hope of a better world, not taken away, not be lost from her grandchildren. A take away that makes me think of the violence of the gesture of someone who preys on the other, especially the boys, of something that is innate to him, hope.

Advancing in reading, I meet short, almost didactic stories in an attempt to show something that remains imprinted. A didactic narrative, not in the sense of academics, but informative and formative, to stimulate a deep knowledge of the dynamics of the mafias, their language, symbols, contradictions, violence so that, by knowing, you will learn to discern and have lucidity and the courage of dissent.

It is here that the title becomes clear to me, dichotomies, in the sense of a clear split between what is good and what is bad, since the mafias do not recognize the honor of resistance or that of a possibility of redemption, like the judge boy he hoped; no, the mafias know only the slavish honor of the strongest power which is often also the most criminal.

It is the power of rituals, in fact, to be destined as belonging to the family, the use of common terms (family, reunions, etc.) to create the appearance of a virtue that, on the contrary, scourges of pain and empty anyone who tries to oppose it.

“Dicotomie e 41bis” by Catena Cancilleri (Nulla die, 2020), is a book that recognizes the most terrible episodes, the most atrocious massacres an expression of mafia violence thanks to a narrative in which time seems to expand in the past and in that that was before the past, but also in the present and in the future. Each episode then becomes like a secular Exempla (medieval literary genre) that teaches reality and foresees its consequences.

Even if not mentioned, the characters are recognizable, both the victims and the executioners, which gives the narrative a wider vision and reflection. Cosa nostra becomes you, capitalized, a personification of rules and values ​​that upset, even in the search for a linguistic update and ways of communication to make a reality that remains authoritarian appear more democratic.

It seems to be faced with an inverted scale of values, yet perfectly parallel to the appropriate values, so much to wonder what difference there is between good and evil, how to distinguish what is right from what is wrong if everything seems to respond to honor, dignity, loyalty?

It is here that the title takes on the value of an answer, it is about opposites, not parallel, it is about learning to recognize the obligation that imprisons, compared to the obligation that frees. It is a matter of understanding that honor is not built on wickedness, and that even if in a regime of 41bis the mafia must know how to stay (…) without internal collapse, his is always the condition of a condemned man ousted from that society of honest that it also exists.

“Dichotomies and 41bis” of Catena Cancilleri (Nulla die, 2020), a book that enters our life.

 

 

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