Taiye Selasi: La bellezza delle cose fragili

Come…

È questo il primo pensiero, il primo interrogativo che si pone Olu, figlio di Kweku, quando gli viene annunciata da Fola, sua madre, la morte del padre e il fatto che le sue pantofole fossero ordinatamente sistemate dal suo lato del letto, mentre il corpo è stato ritrovato in giardino.

È così, con questo «come», che pagina dopo pagina l’autrice, Taiye Selasi ci conduce lungo tutta la sua narrazione fino all’ultima parola nel suo bellissimo romanzo «La bellezza delle cose fragili» (2015, Einaudi).IMG_1074

Un oggetto semplice, le pantofole di Kweku, ma il segno di una familiarità che potrà ricongiungersi ed essere ricostruita solo grazie ad esse. Un simbolo che raccoglie un percorso lento, spesso scomodo, controverso, ma che culla tutto l’amore non detto, tutto il bisogno mai pronunciato, gli ostacoli, il disagio e la mancanza cui non c’è che un nome, lo stesso nome Kweku.

Una narrazione limpida, coinvolgente, che narra la vicenda e le vicende dei singoli personaggi in tutta la mite, talvolta cupa e utile, rappresentazione di se stessi dopo aver perso la guida, il padre, il narratore e tessitore delle loro vite che muore per i figli ben prima della sua morte reale e muore per sua moglie nell’istante esatto in cui lui la abbandona vergognandosi si averla indotta a rinunciare a ogni cosa senza esserne stato degno.

Fola rinuncia per amore e quando sente che Kweku non ha più il coraggio di affrontarla, a sua volta lo abbandona, ma mai, nessuno dei due, pur nella loro vita separata e spezzata, smetterà mai di amare l’altro.

È questa fragilità ciò che ciascuno dei personaggi deve imparare ad amare, la fragilità personale e quella degli altri, poiché nella fragilità c’è bellezza e c’è verità.

Lo sfondo è il Ghana, le tradizioni africane, la passione per la casa e l’amore semplice.

Taiye Selasi, «La bellezza delle cose fragili» (2015, Einaudi), un libro da leggere e rileggere ancora e ancora.

 

How…

This is the first thought, the first question that arises Olu, son of Kweku, when he is announced by Fola, his mother, the death of his father and the fact that his slippers were neatly arranged on his side of the bed, while the body was found in the garden.

It is thus, with this «how», that page after page the author, Taiye Selasi leads us throughout her narration to the last word in her beautiful novel «Ghana Must Go».

A simple object, Kweku’s slippers, but the sign of a familiarity that will be able to reunite and be rebuilt only thanks to them. A symbol that collects a slow, often uncomfortable, controversial path, but that cradles all the unspoken love, all the need never pronounced, the obstacles, the discomfort and the lack of which there is only one name, the same name Kweku .

A clear, engaging narrative that narrates the story and the events of the individual characters in all the mild, sometimes gloomy and useful, representation of themselves after losing the guide, the father, the narrator and weaver of their lives who dies for children well before his real death and he dies for his wife at the exact moment in which he abandons her, ashamed of having induced her to give up everything without being worthy of it.

Fola renounces for love and when she feels that Kweku no longer has the courage to face her, in turn she abandons him, but never, neither of them, despite their separate and broken life, will never stop loving the other.

It is this fragility that each of the characters must learn to love, personal and other fragility, since in fragility there is beauty and there is truth.

The background is Ghana, African traditions, a passion for home and simple love.

Taiye Selasi, «Ghana Must Go»,  a book to read and reread again and again.

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