The Thought of My Books

A gentle reader of mine as asked me an important question, it is important for me.

She has asked how is it possible to write both essays and novels and be plenty involving in both the genres.

First I thank her for what I consider a praise «be involving», second I thank her likewise because when she underlines the converge between my writing both essays and novels, she touches a subject I really care for: essays and novels, in my opinion, speak of life and of the life of those people I meet along my way to my destination.

That’s to say that both the genres are not for me literary excursion in a presumed life, but in the life I share with the people I meet. My essays, as well as my novels, are not self-gratifying, they never look at my person as detached from the rest of the world, as I were a sort of superior essence with the ability to use words.DeVita2020BADGEOK

I do not use words, I share thoughts, feelings, emotions, joys and suffering, diving myself so deeply in the stories of the others that, however you can distinguish the one from the other, you can never separate them.

I am not but a simple person who looks in the others for the same opportunities I have, who does not believe than being other than what I am, but never part my story from the stories of those live next to me, sometimes not so next, but whose voice needs to be heard.

At the base of my behavior towards my writing there are always the people, the ones I know and those who I have never met but whose shadows have fulfilled my thought and my personal experience.

when I start writing, I always refer to a letter not deeply know of one of my guides, Antonio Gramsci. GRAMSCI-320x451In this letter (November 1927), Gramsci affirms to be nothing more than a responsible man, not a giant as many thought of him (and as I still do today), but a man who never sells his dignity in order to grasp favors.

This is the way I feel when I write. It does not matter if I am writing an essay or a novel, what really matters is the honesty and dignity of my writing and my loyalty to the voices of those invisible who rarely can express the sound of their stories.

 

Una mia gentile lettrice mi ha fatto una domanda importante, è importante per me.

Ha chiesto come è possibile scrivere sia saggi che romanzi ed essere molto coinvolgente in entrambi i generi.

In primo luogo la ringrazio per quello che considero un elogio “essere coinvolgente”, in secondo luogo la ringrazio anche perché quando sottolinea la convergenza tra la mia scrittura di saggi e romanzi, tocca un argomento a cui tengo davvero: saggi e romanzi, secondo me, parlano di vita e della vita di quelle persone che incontro lungo la strada per la mia destinazione.

Questo per dire che entrambi i generi non sono per me un’escursione letteraria in una vita presunta, ma nella vita che condivido con le persone che incontro. I miei saggi, così come i miei romanzi, non sono auto-gratificanti, non vedono mai la mia persona distaccata dal resto del mondo, come se fossi una specie di essenza superiore con la capacità di usare le parole.

Non uso parole, condivido pensieri, sentimenti, emozioni, gioie e sofferenze, mi immergo così profondamente nelle storie degli altri che, per quanto si possa distinguere l’una dall’altra, non si può mai separarle.

Non sono altro che una persona semplice che cerca negli altri le stesse opportunità che ho io, che non crede di essere diversa da quella che sono, ma che non separa mai la propria storia dalle storie di coloro che vivono accanto a me, a volte non così vicino , ma la cui voce deve essere ascoltata.

Alla base del mio comportamento nei confronti della mia scrittura ci sono sempre le persone, quelle che conosco e quelle che non ho mai incontrato, ma le cui ombre hanno colmato il mio pensiero e la mia esperienza personale.

Quando comincio a scrivere, mi riferisco sempre a una lettera che non si conosce profondamente di una delle mie guide, Antonio Gramsci. In questa lettera (novembre 1927), Gramsci afferma di non essere altro che un uomo responsabile, non un gigante come molti pensavano di lui (e come penso io ancora oggi), ma un uomo che non vende mai la sua dignità per ottenere favori.

Questo è il modo in cui mi sento quando scrivo. Non importa se sto scrivendo un saggio o un romanzo, ciò che conta davvero è l’onestà e la dignità della mia scrittura e la mia lealtà alle voci di quegli invisibili che raramente possono esprimere il suono delle loro storie.

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