The Wind Drags

Ho sempre dinanzi agli occhi l’immagine di un bambino che, la protesa mano verso il nulla apparente, corre ridendo cercando di afferrrare il vento, è mio figlio da bambino. Lui correva e rideva riuscendo a vedere quello che molti, io stessa in principio, non riuscivo a cogliere e mi arrabbiavo perché nel suo correre illuminato dal sole, mi trascinava e io, a mia volta, trascinavo la sorellina più piccola che da poco aveva cominciato a camminare. Poi, cominciai a ridere, quel suo trascinarmi mi rese consapevole del motivo della sua gioia mentre l’invisibile diventava visibile e coinvolgente. Ridevo e lo seguivo prendendo in braccio la piccola per non farla cadere. Tutti e tre fummo proiettati nell’immagine di una bellezza possibile.
Un dono che a tutti è offerto, ma che non tutti sanno riconoscere e accogliere poiché non tutti sanno liberarsi dalle consuetudini, non tutti sanno guardare oltre l’invisible e lasciare che il vento ci racconti storie nuove.
loredana-de-vita-il-vento-trascina-Questa immagine è alla base della scelta del titolo del mio nuovo romanzo «Il vento trascina» (2010 Nulla die), poiché solo la capacità di consentire al vortice delle storie di Loveth e Tommaso di trascinare oltre i luoghi del possibile e dell’impossibile riuscendo a riconoscere la bellezza della vita, solo questo può dare un senso e una via di uscita ai troppi silenzi, alle orecchie tappate per non sentire e agli occhi coperti per non vedere la responsabilità della propria indifferenza nel dolore della vita dell’altro.
«Il vento trascina», dunque, è un invito ad abbandonarsi e imparare a riconoscere se stessi nella vita dell’altro.

 

I always have in front of my eyes the image of a child who, reaching out to the apparent nothingness, runs laughing trying to catch the wind, he is my son as a child.
He ran and laughed, managing to see what many, as myself in the beginning, could not catch and I got angry because of his running, lit by the sun, he dragged me and I, in turn, dragged the younger sister who had just started to walk. Then, I began to laugh, that dragging me made me aware of the reason for his joy while the invisible became visible and engaging. I laughed and followed him, taking the baby in my arms so she would not fall. All the three of us were projected into the image of a possible beauty.
A gift that everyone is offered, but that not everyone knows how to recognize and accept because not everyone knows how to free themselves from customs, not everyone knows how to look beyond the invisible and let the wind tell us new stories.
This image is at the base of the choice of the title of my new novel «Il vento trascina» (2010 Nulla die), since only the ability to allow the whirlwind of the stories of Loveth and Tommaso to drag beyond the places of the possible and the impossible succeeding to recognize the beauty of life, only this can give meaning and a way out to the too many silences, ears plugged to not hear and eyes covered to not see the responsibility of one’s indifference in the pain of the other’s life.
“Il vento trascina”, therefore, is an invitation to abandon oneself and learn to recognize oneself in the life of the other.

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