I Want to Wake Up Dawn

It does not hurt to indulge in dreams. Which could also become a question: does it hurt  indulging in dreams? No, it does not hurt to dream, sometimes.
Dreaming not to forget the present, not to take refuge in an unreal world, not to pretend that despair and fear do not exist.
It is good to allow ourselves to dream to rediscover the possible worlds that we could give life to through our choices. It is good because it is an opportunity to stop and think and find a new direction for the daily journey that sees us wanderers in a nothingness that suffocates and oppresses like the fog of the worst nightmares in which we sometimes fall.
There are also bad dreams, indeed, the nightmares, those that we would never dream of and that are the most immediate reflection of the real fears from which we have stopped detaching ourselves by bringing them into our hearts, our thoughts, our souls, into our silence.
Fears that become a torment … the torment and desperation of those who fear that by now there is nothing left to do because the world collapses on us without having noticed cracks or perhaps having neglected them … there is always a before, before the after …
The world collapses on us because we are late in coming to understand that something was happening.  The world collapses on us because we are all ready to raise our fingers against those we were defending with a sword. The world collapses on us because we no longer have dreams to cultivate and research, but only hatred to vent and accusations to launch.

The assumptions about the lives of others are as useless as they are de-legitimizing the truth; they serve to increase confusions and doubts that should not be fomented by those who are strangers and do not know; trigger the greed of curiosity but do not satisfy the need for truth and justice.

One would like the same good and the same lights could shine everywhere and return life and justice where wrong men have shed darkness and death. We would like to see corruption and fraud rigged up before entering everyone’s life and we would like people to return to dreaming of colors, valleys, women and men free to live.
We should all go back to dreaming, we should all rekindle dreams and give dreams time to build and become reality; dreaming is waiting and no one wants to try what it is to wait.
Waiting gives color to dreams, gives them meaning, but it is also the responsibility to build with patience, to fall and get up again, to emerge from selfishness and gather in one’s own dream, to free oneself from one’s prison.
I think it’s dangerous to remain a prisoner of the character you created … Each character evolves, grows, acquires new experiences that inevitably modify what they started from. They modify it without betraying it if they have remained faithful to the premises, if the starting point is the result of profound and not appropriate decisions. Only in this way we can remain free with respect to everything, even ourselves, without accepting unfair compromises that close us not in the character we are, but in what others want us to become.

People do not have a horizontal but vertical growth, desires, needs, hopes needs are modified and increase the gift of oneself to others. Whoever fails, does not want or fears to make profound and radical choices remains a prisoner of his character and extinguishes the meaning of his life to succumb to realities that may not even be shared but which at that moment seem more profitable. This is the moment when you stop being yourself and stop being credible … and trustworthy.
One never dreams alone and not alone. We awaken dreams and wake up the dawn.

 

Non fa male concedersi ai sogni. Il che potrebbe anche diventare una domanda: fa male concedersi ai sogni? No, non fa male sognare, ogni tanto.
Sognare non per dimenticare il presente, non per rifugiarsi in un mondo irreale, non per fare finta che la disperazione e la paura non esistano.
E’ un bene concedersi di sognare per riscoprire i mondi possibili cui potremmo dare vita tramite le nostre scelte.  Fa bene perché è l’occasione per fermarsi a pensare e trovare una nuova direzione al cammino quotidiano che ci vede vagabondi in un nulla che soffoca e opprime come la nebbia dei peggiori incubi in cui talvolta precipitiamo.
Ci sono anche sogni brutti, infatti… gli incubi, quelli che non vorremmo mai sognare e che sono il riflesso più immediato delle paure reali da cui abbiamo smesso di staccarci portandocele nel cuore, nel pensiero, nell’anima, nel silenzio.
Paure che diventano un tormento… il tormento e la disperazione di chi teme che ormai non ci sia più niente da fare perché il mondo ci crolla addossa senza che ci si sia accorti delle crepe o forse avendole trascurate… c’è sempre un prima, prima del dopo…
Il mondo crolla addosso perché siamo arrivati in ritardo a comprendere che qualcosa stava accadendo. Il mondo ci crolla addosso perché siamo tutti pronti ad alzare il dito contro quelli che poco prima difendevamo a spada tratta. Il mondo ci crolla addosso perché non abbiamo più sogni da coltivare e ricercare, ma solo odio da sfogare e accuse da lanciare.

Le supposizioni sulla vita degli altri sono inutili quanto delegittimanti la verità; servono ad accrescere confusioni e dubbi che non dovrebbero essere fomentati da chi è estraneo e non sa; scatenano la cupidigia della curiosità, ma non appagano il bisogno di verità e giustizia.
Si vorrebbe che lo stesso bene e le stesse luci potessero splendere ovunque e restituire vita e giustizia dove uomini sbagliati hanno sparso oscurità e morte. Si vorrebbe che la corruzione e i brogli si pulissero le scarpe prima di entrare nella vita di ciascuno e si vorrebbe che si tornasse a sognare di colori, di valli, di donne e uomini liberi di vivere.
Tutti dovremmo tornare a sognare, tutti dovremmo ridestare i sogni e concedere ai sogni il tempo di costruire e diventare realtà; sognare è attendere e nessuno più vuole provare che cosa sia saper aspettare.

L’attesa dà colore ai sogni, dà loro un significato, ma è anche la responsabilità di costruire con pazienza, di cadere e rialzarsi, di emergere dall’egoismo e raccogliere nel proprio il sogno dell’altro, è liberarsi dalla prigione di se stessi.

Penso sia pericoloso restare prigionieri del personaggio che ci si è creati… Ogni personaggio evolve, cresce, acquisisce esperienze nuove che per forza modificano ciò da cui si era partiti. Lo modificano senza tradirlo se si è rimasti fedeli alle premesse, se il punto di partenza è frutto di scelte profonde e non del caso. Solo così si può restare liberi rispetto a tutto, anche se stessi, senza accettare compromessi iniqui che ci chiudono non nel personaggio che siamo ma in quello che gli altri vogliono che noi diventiamo.

Le persone non hanno una crescita orizzontale ma verticale, i desideri le attese i bisogni le speranze le esigenze si modificano e accrescono il dono di sé agli altri. Rimane prigioniero del proprio personaggio chi non riesce, non vuole o teme di fare scelte profonde e radicali e spegne il senso della propria vita per soggiacere a realtà forse neanche condivise ma che in quel momento sembrano più proficue. Questo è il momento in cui si smette di essere se stessi e si smette anche di essere credibili…e affidabili.


Non si sogna mai da soli e non per sé soli. Ridestiamo i sogni e svegliamo l’aurora.

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