The Face of Renunciation

You don’t want to have to say “no”, but there are occasions when you shouldn’t be put in the condition of having to say “no”.

There is a difficult balance between what you would like to be able to offer and what from the (often economic) circumstances you are forced to deny. Those who receive the rejection suffer, but more suffer those who are forced to impose it.

I wonder, then, what the true face of renunciation is; is it true the one of those who suffer for having renounced or those who suffer for having imposed a renunciation?

Since I was a child I had to learn to give up many things, sometimes even affections, which was more difficult. You know, with the objects to buy, as much as you may wish them, in the end you realize that you can do without them and, although in difficulty in comparison with others, then, however, it is precisely their quickly getting bored of everything that gives you the vision than you were stronger.

With affections no, it doesn’t work the same way. When your loved ones betray you, then you fear that you have lost everything, not only what you cannot have, but also what you thought you had.

However, it goes on. On deprivation one learns to choose because there are only two alternatives, in reality there are more than two certainly, but I saw only two of them: be discouraged and beaten, or make a virtue out of necessity. I chose the latter.

It was not easy and sometimes, when I think back to certain stories, I do not hide the fact that I still suffer, but I have no regrets or claims, I simply decided to learn to live in such a way that privations did not annihilate or diminish me, but they became the strength for me to look for the essential, to distinguish what really matters from what is nothing but a superstructure.

In a word, I sought freedom and found it in people not in the things, in culture not in objects, in thought not in customs, in the deep bonds not in the ephemeral relationships. So I met and conquered my freedom. I became free.

The face of my renunciation is the joy and courage of my freedom.

 

 

Vorresti non dover dire “no”, ma ci sono occasioni in cui non bisognerebbe essere messi nella condizione di dover dire “no”.

C’è un difficile equilibrio tra ciò che vorresti poter offrire e ciò che dalle circostanze (spesso economiche) sei obbligato a negare. Soffre chi riceve il rifiuto, ma di più soffre chi è costretto a imporlo.

Mi chiedo, allora, quale sia il vero volto della rinuncia; è vero quello di chi soffre per aver rinunciato o quello di chi soffre per aver imposto la rinuncia?

Sin da bambina ho dovuto imparare a rinunciare a molte cose, talvolta persino agli affetti, il che è stato più difficile. Sai, con gli oggetti da comprare, per quanto tu possa desiderarli, alla fine ti accorgi di poterne fare a meno e, sebbene in difficoltà nel paragone con gli altri, poi, però è proprio il loro stufarsi presto di tutto che ti dà la visione di quanto tu sia stata più forte.

Con gli affetti no, non funziona allo stesso modo. Quando gli affetti più cari ti tradiscono, allora temi di aver perso tutto, non solo quello che non potrai avere, ma anche quello che credevi di avere avuto.

Tuttavia, si va avanti. Sulla privazione si impara a scegliere poiché solo due sono le alternative, in realtà ce ne sono di più di certo, ma io ne vedevo solo due: avvilirti e abbatterti, oppure fare di necessità virtù. Io ho scelto la seconda.

Non è stato facile e talvolta, quando ripenso a certe storie, non nascondo di soffrire ancora, ma non ho rimpianti né rivendicazioni, ho semplicemente deciso di imparare a vivere in modo che le privazioni non mi annientassero né sminuissero, ma divenissero per me la forza per cercare l’essenziale, per distinguere ciò che conta davvero da ciò che non è che una sovrastruttura.

In una parola, ho cercato la libertà e l’ho trovata nelle persone non nelle cose, nella cultura non negli oggetti, nel pensiero non nelle consuetudini, nei legami profondi non nelle relazioni effimere. Così ho conosciuto e conquistato la mia libertà. Sono diventata libera.

Il volto della mia rinuncia è la gioia e il coraggio della mia libertà.

3 pensieri su “The Face of Renunciation

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