A Red Bench

I can imagine you sat over your red bench looking at the immense infinite of that landscape that you will never see.

I can imagine your own dreams and the never told stories that you did not dare to pronounce in order not to make dirty the purity of your feelings and thoughts.

I can imagine your desperation and that feeling of being a useless and empty object that will never recover from its pain and destruction.

I can imagine the pain of your betrayed hopes and the silence and blindness of those who never lend you a hand while you, hiding your tears, did not pronounce those words to break their silence and indifference.

I sit over this red bench, my coat tight to my body as to keep the scream which comes from my deepest suffering and does not want to tell your name, which is my name, that is the name of all those women whose invisible presence sits on this red bench in front of the nothing which could be filled of everything if we only were able to break the chain of violence that surrounds and chokes us.Combo donne uccise 2016

I sit over this red bench, as each child deprived of each mother by the violence of each man who is not a husband nor a father nor a companion nor a friend, but only the despicable hand that killed any dream of a serene future.

I sit over this red bloody bench as one who has lost its route and in the silence of its pain and tears mixed to the wind and the rain hopes to hear your breath and the music of your voice which tells to break the silence and whispers the names of the too many women dead-done…

https://27esimaora.corriere.it/la-strage-delle-donne/

 

Posso immaginarti seduta sulla tua panchina rossa a guardare l’immenso infinito di quel paesaggio che non vedrai mai.

Posso immaginare i tuoi sogni e le storie mai raccontate che non hai osato pronunciare per non sporcare la purezza dei tuoi sentimenti e pensieri.

Posso immaginare la tua disperazione e quella sensazione di essere un oggetto inutile e vuoto che non si riprenderà mai dal suo dolore e dalla sua distruzione.

Posso immaginare il dolore delle tue speranze tradite e il silenzio e la cecità di coloro che non ti hanno mai dato una mano mentre, nascondendo le tue lacrime, non hai pronunciato quelle parole per spezzare il loro silenzio e l’indifferenza.

Mi siedo su questa panchina rossa, il cappotto aderente al mio corpo per trattenere l’urlo che proviene dalla mia più profonda sofferenza e non voglio dire il tuo nome, che è il mio nome, che è il nome di tutte quelle donne la cui presenza invisibile si trova su questa panchina rossa di fronte al nulla che potrebbe essere riempito di tutto se solo fossimo in grado di spezzare la catena di violenza che ci circonda e ci soffoca.

Mi siedo su questa panchina rossa, come ogni bambino privato di ogni madre dalla violenza di ogni uomo che non è un marito né un padre né un compagno né un amico, ma solo la mano spregevole che ha ucciso qualsiasi sogno di un futuro sereno.

Mi siedo su questa panchina sanguinante rossa come uno che ha perso la sua strada e nel silenzio del suo dolore e delle lacrime mescolati al vento e alla pioggia spera di sentire il tuo respiro e la musica della tua voce che dice di rompere il silenzio e sussurra i nomi delle troppe donne fatte morte …

https://27esimaora.corriere.it/la-strage-delle-donne/

 

Un pensiero su “A Red Bench

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.