Hate is Never a Case

Hate is never a coincidence, but a subtle way of constructing false enemies in order to obtain privileges and consents that otherwise one would not be able to earn. Hating and propagating hate is easier than committing to building relationships of peace and love.

In fact, perhaps due to a primordial need for self-protection, human beings are easily led to think that the others can represent a danger and become wary of them.

However, the innate need to defend oneself has little to do with instigating hatred because, if the former can be guided and controlled and defeated thanks to education and culture, the latter is limitless and increases even through mystification of hatred in itself. That is, once one is surrounded by terror for the other, although this has no reason to exist, it is difficult to get out of the gear of the machine producing aversion, and, at the same time, one must continue to increase hatred, also inventing new motivations, in order to justify the destruction that has been practiced around him.
Therefore, hate becomes not only a way of being, but a reason to exist. When this happens, we have reached the peak of our degeneration and it is more difficult to reverse.

Furthermore, since no one is born bad and for the purpose of hating, but it becomes by choice, although some choices can be led by negative experiences, most people stop hating, but, having known how much easier it is to hate than love, they often abandon themselves to the power of the strongest by giving up personal choices and marrying those, deviated and negative, of those who did not want to seize the alternative and decide to be better, but have seized power through the power of persuasion that is based on the creation of false enemies and fake dangers.

This kind of person takes advantage of the weakness of succubus and uses any means to keep them that way. They are, in reality, very weak people who, like any bully, swell on the silence and indifference of those around them and not on the strength of their ideas which are rather empty and ephemeral and which boil down to one word: power. Power to do what they themselves do not know, for in addition to the terrifying puppets they know how to create, there is nothing left of their ideas.

Schermata 2019-11-21 alle 08.22.26Hate is never a coincidence, but it is a choice. However, we can also choose not to hate and replace hate with knowledge and dialogue.

A society based on fear and hate is not a “society”, but a dictatorship that hides behind an alleged concern for the other, but that, not knowing what is good, turns out to be only a scaffolding from which to control from top to bottom that everything proceeds for its own convenience, from which it is easy to hide the truth.

Perhaps it would be time to realize that the fictitious scaffolding rests on the shoulders of the indifferent and that a small shake would be enough to make it precipitate and give a sense of dignity to oneself and to the real society.

 

L’odio non è mai un caso, ma un subdolo modo di costruire falsi nemici allo scopo di ottenere privilegi e consensi che altrimenti non si sarebbe capaci di guadagnarsi. Odiare e propagare odio è più facile che impegnarsi a costruire relazioni di pace e di amore.

Infatti, forse per un bisogno primordiale di auto protezione, gli esseri umani sono facilmente indotti a pensare che l’altro possa rappresentare un pericolo e a divenire guardinghi nei suoi riguardi.

Comunque, il bisogno innato di difendersi ha poco a che vedere con l’istigazione all’odio poichè, se il primo può essere guidato e controllato e debellato grazie alla formazione e alla cultura, il secondo è senza limiti e si accresce anche mediante la mistificazione dell’odio in sé. Cioè, una volta che ci si è circondati di terrore per l’altro, nonostante questo non abbia ragione di esistere, è difficile uscire dall’ingranaggio della macchina produttrice di avversione, e, al tempo stesso, bisogna continuare ad aumentare l’odio, anche inventando nuove motivazioni, per poter giustificare la distruzione che si è praticata attorno a sé.
L’odio, quindi, diviene non solo un modo di essere, ma una ragione per esistere. Quando questo accade, si è arrivati all’apice della propria degenerazione ed è più difficile operare una marcia indietro.

Inoltre, poiché nessuno nasce cattivo e allo scopo di odiare, ma lo si diventa per scelta, sebbene alcune scelte possano essere condotte da esperienze negative, la maggior parte delle persone smettono di odiare in sé, ma, avendo conosciuto quanto sia più facile odiare che amare, spesso si abbandonano al potere dei più forti rinunciando a scelte personali e sposando quelle, deviate e negative, di coloro che non hanno voluto cogliere l’alternativa e decidere di essere migliori, ma si sono impossessati del potere attraverso la forza della persuasione che si fonda sulla creazione di falsi nemici e finti pericoli.

Questo genere di persona, trae vantaggio dalla debolezza dei succubi e usa qualsiasi mezzo affinchè essi restino tali. Sono, in realtà, persone molto deboli che, come ogni bullo, si gonfia sul silenzio e l’indifferenza di chi li circonda e non sulla forza delle proprie idee che sono alquanto vuote ed effimere e che si riducono a una sola parola: potere. Potere di fare cosa essi stessi non sanno, poiché oltre i fantocci terrificanti che sanno creare, non rimane altro delle loro idee.
L’odio non è mai un caso, ma è una scelta. Si può, però, anche scegliere di non odiare e sostituire l’odio con la conoscenza e il dialogo.

Una società che si fonda sulla paura e sull’odio, non è una «società», ma una dittatura che si nasconde dietro una presunta preoccupazione per l’altro, ma che, non conoscendo il bene che cosa sia, risulta essere solo un’impalcatura dalla quale controllare dall’alto in basso che tutto proceda per il proprio comodo, dalla quale è facile nascondere la verità.

Forse sarebbe ora di accorgersi che quella impalcatura fittizia si regge sulle spalle degli indifferenti e che basterebbe un piccolo scossone per farla precipitare e restiruire un senso di dignità a se stessi e alla società reale.

3 pensieri su “Hate is Never a Case

  1. I would love to take myself out of American culture for awhile and study more peaceful spots around the world for new ideas of how to solve these hate filled times instigated by our tragic President. Where would that be?

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