Elif Shafak: I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo

Elif Shafak nel suo bellissimo romanzo I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi (Rizzoli, 2019), riesce a riprodurre la storia di una donna, Leila Tequila (una prostituta), in una città, Istanbul, che come dice l’autrice è femmina, e riesce a rappresentare le contraddizioni e i silenzi che imprigionano la libertà di essere e di scegliere delle donne se non come atto di ribellione.

La prima parte è rapida e incalzante, la seconda lenta ma non noiosa. Credo che non potesse essere diversamente, perché la prima corrisponde alla frenesia di una città che dimentica i suoi abbandonati fino alla morte, la seconda segna il percorso di riconoscimento e accettazione della morte, non di una morte qualsiasi ma quella dell’amica, il che corrisponde a sentir morire anche una parte di sé.

Infatti, mentre Istanbul resta luogo indifferente al dolore dei sommersi, il luogo interiore dell’amicizia, città nella città sommersa, diviene il luogo del riconoscimento dei legami veri ed essenziali che non badano a ciò che fai ma a chi sei, alla storia personale che ha portato fino a quel punto.

La storia, che comincia dalla fine, cioè dalla morte, sembra riportare in vita la protagonista nell’abbraccio delle sue cinque amicizie, uniche perché profonde nonostante l’abisso in cui si sono evolute e forse proprio per questo condivise e reali.

I numeri mi sembrano importanti in questa storia. Solo 10 minuti e 38 secondi, non uno di più non uno di meno, segnano il confine tra la vita e la morte, il prima e il dopo, l’agonia e la libertà. Solo 5 sono le amiche, eppure la storia personale di ciascuna sembra duplicarle, moltiplicarle, renderle simbolo di un infinito eterno cui pochi possono realmente accedere, poiché pochi ne sono davvero degni.IMG_1008

Questo romanzo è, almeno così è stato per me, la rappresentazione del ciclo della vita non biologica ma umana che si ripete senza esaurirsi nell’amore di chi sa riconoscere l’essenziale che non è ciò che appare (le amicizie di Leila sono tutte di dubbio riconoscimento sociale, ma sono tutte la miglior rappresentazione di un’umanità ferita che si riconosce nel sostegno reciproco), ma ciò che, sommerso e negato, offre alla vita il dono della vita stessa.

Nella prima parte, Leila,  nei suoi ultimi 10 minuti e 38 secondi di vita, ripercorre la sua vita fino a quel punto. Si rivela e rivela al lettore trascinandolo nella sua storia, la verità sulla sua condizione femminile di solitudine e di fuga, di paura e di scelte, di distacchi e di ritorni. Leila mostra la capacità di leggere e interpretare il presente senza le finzioni e i filtri che la società le impone.

Nella seconda parte, invece, sono le sue amicizie che liberano Leila e che ripongono nel suo corpo la speranza dell’agognata libertà, oltre il silenzio, il dolore, i soprusi, oltre la follia dell’uomo che di umano ha ben poco. Gli amici sono i liberatori a loro volta liberati, perché il ciclo della vita non si conclude nella morte, ma nel desiderio di vita che resta e libera chi ama.

Elif Shafak, I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo (Rizzoli, 2019): un romanzo di una tale intensità che si desidera tornare a ripercorrerne le pagine come se ogni parola potesse ricongiungerci alla stessa libertà ricevuta e donata da Leila.

 

Elif Shafak in her beautiful novel 10 Minutes and 38 Seconds  in This Strange World (Penguin, 2019), manages to reproduce the story of a woman, Leila Tequila (a prostitute), in a city, Istanbul, which as the author says is female. She manages to represent the contradictions and silences that imprison the freedom to be and to choose for the women if not as an act of rebellion.Unknown

The first part is rapid and urgent, the second slow but not boring. I believe that it could not be otherwise, because the first corresponds to the frenzy of a city that forgets its abandoned till to death, the second marks the path of the recognition and acceptance of death, not of any death but the one of the friend, which corresponds to feeling even a part of oneself dying.

In fact, while Istanbul remains a place indifferent to the pain of the submerged, the inner place of friendship, a city in the submerged city, becomes the place of the recognition of the true and essential ties that do not pay any attention to what you do but to who you are, to the personal history that brought you up to that point.

The story, which begins from the end, that is, from death, seems to bring the protagonist back to life in the embrace of her five friendships, unique because they are profound despite the abyss in which they evolved and perhaps precisely for this reason shared and real.

Numbers seem important to me in this story. Only 10 minutes and 38 seconds, not one more, not one less, mark the boundary between life and death, before and after, agony and freedom. Only 5 friends, yet each person’s personal story seems to duplicate, multiply and become the symbol of an eternal infinity that  only a few can really find an access, since a few are really worthy of it.

This novel is, at least so it was for me, the representation of the non-biological but human life cycle that repeats itself without being exhausted in the love of those who know how to recognize the essential which is not what appears (Leila’s friendships are all of a doubtful social recognition, but they are all the best representation of a wounded humanity that recognizes itself in the mutual support), but that which, submerged and denied, offers life the gift of life itself.

In the first part, Leila, in her last 10 minutes and 38 seconds of life, retraces her life up to that point. The truth about his feminine condition of loneliness and escape, of fear and of choices, of detachments and returns is revealed and it reveals to the reader by dragging him into the story. Leila shows the ability to read and interpret the present without the fictions and filters that society imposes.

In the second part, instead, her friendships charge themselves  the task to set Leila free and they put in her body the hope of the coveted freedom, beyond the silence, the pain, the abuses, beyond the madness of the man who has very little human. Friends are the liberators who are themselves liberated, because the cycle of life does not end in death, but in the desire for life that remains and frees those who love.

Elif Shafak, 10 Minutes and 38 Seconds  in This Strange World (Penguin, 2019): a novel of such an intensity that you want to go back over the pages as if each word could rejoin the same freedom received and given by Leila.

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