The Wind Blowing

There are days when the violent breath of the wind outside the window does not seem to upset, but accompany the inner need to scream one’s loneliness.

You can’t scream because you know there are those who would get scared or not understand or take you for a fool, then, the wind screams for you.

It yells your displeasure at the indifference towards the others; it screams your anger for the blindness of those who do not notice, or do not want, where our humanity is going to end.

Everything looks upside down, just like the objects dragged and shaken by the wind. Everything appears to roll, just like the objects on the balcony or on the street that, fallen, shake from one side to the other without having any more their destination. Everything seems to cling, just like the celophan released in the air by some small dumpster not yet emptied,  it tries to remain tied to something that could give a weight and a meaning to its volatile inconsistency: a metaphor of a flag with no ideas or people.

What will happen when the wind will have calmed his fury?

Everything will lie where it is over, waiting for someone to reassemble the abandoned order; very often, however, spiteful and careless hands will throw away everything, extinguishing every possibility of a life and a renewal, destroying history, ready to start again from a new that is never new, but that traces the same already trodden and unsuccessful paths up to the next storm of wind that, again and again, will try to proclaim the uselessness of everything that has neither consistency nor essence, of everything that is ephemeral and fleeting, of everything that is dirty and broken, of everything that does not have a beginning or an end: metaphor of a society that bends over itself and suffocates.

I wonder if next time someone will be there to listen to that story. At the moment, everything is silent, only the wind screams his and my pain.

 

Ci sono giorni in cui il respiro violento del vento fuori dalla finestra sembra non turbare, ma accompagnare il bisogno interiore di urlare la propria solitudine.

Tu non riesci a urlare perché sai che c’è chi si spaventerebbe o non capirebbe o ti prenderebbe per matto, allora, il vento urla per te.

Urla il tuo dispiacere per l’indifferenza verso l’altro; urla la tua rabbia per la cecità di coloro che non si accorgono, né vogliono, di dove sta andando a finire la nostra umanità.

Tutto appare capovolto, proprio come gli oggetti trascinati e scossi dal vento. Tutto appare rotolare, proprio come gli oggetti sul balcone o per strada che, caduti, si agitano da una parte e dall’altra senza avere più meta. Tutto appare aggrapparsi, proprio come il celophan liberato nell’aria da qualche cassonetto non ancora svuotato che cerca di restare legato a qualcosa che possa dare un peso e un senso alla propria volatile inconsistenza: metafora di una bandiera senza più idee né popolo.

Che cosa accadrà quando il vento avrà placato la sua furia?

Ogni cosa giacerà lì dove è finita, in attesa che qualcuno possa ricomporre l’ordine abbandonato; molto spesso, però, mani dispettose e incuranti butteranno via ogni cosa spegnendo ogni possibilità di vita e di rinnovamento, distruggendo la storia, pronti a ricominciare da un nuovo che non è mai nuovo, ma che ripercorre gli stessi sentieri già calpestati e infruttuosi fino alla prossima tempesta di vento che, ancora e ancora, proverà a proclamare l’inutilità di tutto ciò che non ha consistenza né essenza, di tutto ciò che è effimero e fugace, di tutto ciò che è sporco e rotto, di tutto ciò che non ha inizio né fine: metafora di una società che si piega su se stessa e soffoca.

Chissà se la prossima volta qualcuno starà lì ad ascoltare quella storia. Per ora, tutto tace, solo il vento urla il suo e il mio dolore.

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