Life and Death…

These are those days when more than ever it is clear how much life and death met.

It seems we need, or many need, a time in the year to think about the transitory passage we do on this world, the world of the living, they say, although I feel that this world is too often peopled by those who are more dead than alive.

I cannot avoid to think about a meaningful ballad of the English Romantic Age where a new subject of life and death is opposed to those we usually refer to.

I speak about S. T. Coleridge’s The Rhyme of the Ancient Mariner, where the poet speaks about life-in-death to mean the behavior of those livings whose interest is living for living and not living to enjoy the meaning of life.

Death-in-life represents, as a matter of fact, the moral death of those who are condemned to follow their own ambition at any cost. We know them, we can see them everywhere and they are even multiplying their presence and screaming loud their emptiness as it were the result each one should reach.

Well, the conclusion of Coleridge’s ballad is a teaching we should never forget.

The young guest to a wedding party, obliged by the icy-eye of the Mariner who had learn the lesson at his own expenses as well as at the sacrifice of his crew’s lives, after listening to the Mariner’s story, grasps its meaning and though sadder, a better an wiser man he rose the day after.

He went like one that hath been stunned, and is of sense forlorn: a sadder and a wiser man he rose the morrow morn. (S. T. Coleridge’s ballad, last stanza)

Well this is what I long for. Don’t be scared of death nor of life, but live them both fully and rightly.

Questi sono quei giorni in cui più che mai è chiaro quanto la vita e la morte si incontrino.

Sembra che abbiamo bisogno, o molti hanno bisogno, di un periodo dell’anno per pensare al passaggio transitorio che facciamo su questo mondo, il mondo dei vivi, dicono, anche se sento che questo mondo è spesso popolato da coloro che sono più morti che vivi.

Non posso evitare di pensare a una ballata significativa dell’età romantica inglese in cui un nuovo argomento di vita e morte si contrappone a quelli a cui di solito ci riferiamo.

Parlo di The Rhyme of the Ancient Mariner di S. T. Coleridge, in cui il poeta parla della morte nella vita per indicare il comportamento di quei viventi il cui interesse è vivere per vivere e non vivere per godere il significato della vita.

La vita nella morte rappresenta, in realtà, la morte morale di coloro che sono condannati a seguire le proprie ambizioni a tutti i costi. Li conosciamo, possiamo vederli ovunque e stanno anche moltiplicando la loro presenza e urlando a gran voce il loro vuoto poiché vorrebbero che tutti raggiungessero questo stesso risultato.

Bene, la conclusione della ballata di Coleridge è un insegnamento che non dovremmo mai dimenticare.

Il giovane ospite a una festa di matrimonio, obbligato dall’occhio gelido del marinaio che aveva imparato la lezione a proprie spese e al sacrificio della vita del suo equipaggio, dopo aver ascoltato la storia del marinaio, ne ha compreso il significato e sebbene più triste, un uomo più saggio si alzò il giorno dopo.

È andato come uno che è rimasto sbalordito, ed sia stato abbandonato dal senso: un uomo più triste e più saggio si alzò l’indomani .

Bene, questo è ciò che desidero. Non aver paura della morte né della vita, ma vivile sia pienamente che con giustizia.

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