Claudio Tugnoli: Filosofia del dilemma

La capacità di scegliere è sempre accompagnata dalla tragicità del suo dilemma. Ciò che si sceglie ha conseguenze sulla vita di chi fa la scelta, ma anche ciò che non si sceglie ne ha.

Questo mi è apparso il filo conduttore del saggio di Claudio Tugnoli “La filosofia del dilemma”, edito da Mimesis (2019). Un tema e un volume impegnativo che, però, colpisce subito per due qualità: la prima, la capacità dell’autore di trattare in modo comprensivo di temi complessi; la seconda, il suo approccio divulgativo a temi filosofici che appartengono e studiano il sociale e la società del quotidiano.

Che cosa è un dilemma e perché il suo senso di tragicità provoca instabilità e, talvolta sconforto? Il dilemma si pone come necessità di una scelta tra due termini antitetici che appaiono entrambi necessari, ma dei quali solo uno può essere perseguito. La dualità del dilemma e, persino, la sua contrapposizione nella strenua logica di tendere gli opposti da una parte  e dall’altra, si rivela nella tensione del dover sacrificare qualcosa, sempre.

Il dilemma può divenire «strategia di persuasione», tenuto conto che «le azioni di sopravvivenza (…) sono due, attacco e fuga» ci dice il Tugnoli che immagina anche una terza via nel tentativo di aggiustamento, una via non sempre praticabile.

Nutrito è il supporto di esempi da autorevoli filosofi a sostenere il discorso dell’autore, ed è proprio tale ricchezza che aiuta il lettore a scendere nella profondità del dilemma senza esserne sovrastato e deluso, ma arricchito e accompagnato nel percorso di comprensione della realtà che lo circonda, che ci circonda.

Dover scegliere dinanzi a situazioni complesse, infatti, è quanto accade a ogni essere vivente, con l’ulteriore cruccio o rimpianto o timore che la scelta operata possa non essere quella risolutiva, ma, addirittura, una scelta che apra a un nuovo dilemma.

Il dilemma, dunque è una scelta che implica un travaglio interiore che avrà conseguenze sulla forma esteriore del proprio essere e vivere. «La validità del dilemma prescinde completamente dalla verità dei due asserti che lo compongono», suggerisce il Tugnoli,  e può essere spesso usato come «strumento della retorica» e quindi di persuasione.AD3FB7CF-326B-4AA3-9B43-CD1B847DC0D8

Il libro, Filosofia del dilemma, è anche un invito a ripensare al proprio modo di affrontare il dilemma e a chiedersi se la percezione di qualcosa come dilemma  possa essere risolta in maniera oggettiva o soggettiva; nel primo caso, si tratta di dilemma reale, nel secondo, di una predisposizione individuale a operare scelte soggettive e personali delle quali non conta il riscontro oggettivo sulla vita dell’altro, ma solo quello soggettivo del proprio interesse. Nel dilemma reale scegliere significa rischiare, nel dilemma falso le opzioni sono molteplici e dipendono solo dalla percezione soggettiva dell’optante rispetto a cosa sia meglio per lui.

Di grande rilievo anche l’analisi che Claudio Tugnoli fa del dialogo definendolo a sua volta un dilemma nel senso che presuppone la tensione tra due opzioni che lo sottendono, il consenso e il dissenso, grazie alle quali è possibile comunicare e non solo in forma verbale poiché spesso il silenzio o l’atteggiamento comunicano altrettanto bene delle parole.

Claudio Tugnoli risulta molto attento nel dare vita ai concetti che esplica ripercorrendone il significato con esempi culturali (Aristotele, Schopenhauer, Bauman, etc.) che, partendo da lontano, si avvicinano sempre di più alla dimensione umana presente e del presente, il che porta alla considerazione dei tanti dilemmi morali che agitano la società contemporanea imponendo delle scelte che spesso si riducono a cosa o chi sacrificare.

Il dilemma morale implica la consapevolezza del sacrificio, ma anche la certezza che mentre l’interesse è soggettivo, il dovere morale è oggettivo ed è questa l’unica misura che conta nella scelta di un’alternativa.

La soluzione di un dilemma è soggetta sempre a libero arbitrio con tutti i rischi per l’altro che questo implica. Il punto, dice il Tugnoli, è il ruolo e della volontà e della coscienza nell’affrontare un dilemma. Se queste mancano, il rischio è trovarsi di fronte a una sorta di sonnambulismo o automatismo della scelta che non risulta scelta di libertà, ma scelta condizionata dal momento.

Il concetto di libertà, infatti, implica quello di responsabilità, essere, cioè, abili alla risposta, capaci di dare una risposta efficace alla propria libertà.  «Chi vuole essere libero», scrive Tugnoli, «non può cedere all’abitudine, alla seduzione degli automatismi o rassegnarsi all’inevitabile sopravvento di interessi e appetiti individuali o corporativi», ed è qui che urge la responsabilità verso sé e l’altro per restituire alla persona il valore e il significato della sua ricerca di libertà in continua evoluzione e trasformazione.

Il dilemma morale si configura come prova dell’esistenza del libero arbitrio e consapevolezza della necessità del sacrificio da cui si origina quel “sentimento tragico” di ineluttabilità che ingloba l’esperienza di vita di ogni persona umana e nella cui soluzione trova il respiro e il senso della vita.
Filosofia del dilemma di Claudio Tugnoli, un saggio di grande interesse e ricco di spunti di riflessione.

 

The ability to choose is always accompanied by the tragic nature of its dilemma. What you choose has consequences for the life of the person making the choice, but also what you do not choose has.

This is the main theme of the essay by Claudio Tugnoli “La filosofia del dilemma”, published by Mimesis (2019). A theme and a challenging volume which, however, immediately strikes for two qualities: the first, the author’s ability to deal comprehensively with complex themes; the second, his popularizing approach to philosophical themes that belong to and study the social and everyday society.

What is a dilemma and why does its sense of tragedy cause instability and, sometimes, discouragement? The dilemma arises as the need for a choice between two antithetical terms that both appear necessary, but of which only one can be pursued. The duality of the dilemma and even its opposition in the strenuous logic of stretching the opposites from one wall to the other, reveals itself in the tension of having to sacrifice something, anyway.

The dilemma can become a “strategy of persuasion”, taking into account that “survival actions (…) are two, attack and escape” , Tugnoli tells us that he also imagines a third way in an attempt to adjust, a path not always practicable .

The support of examples by authoritative philosophers to confirm  the author’s discourse is substantial, and it is precisely this richness that helps the reader to descend into the depth of the dilemma without being overwhelmed and disappointed, but enriched and accompanied in the path of understanding the reality that surrounds him, that surrounds us.

In fact, having to choose in front of complex situations is what happens to every living being, with the additional Of a further worry or regret or fear that the choice made may not be the decisive one, but even a choice that opens up to a new dilemma.

The dilemma, therefore, is a choice that implies an inner struggle that will have consequences on the external form of one’s being and living. “The validity of the dilemma is completely independent of the truth of the two statements that compose it,” suggests Tugnoli, and can often be used as an “instrument of rhetoric” and therefore of persuasion.

The book, Philosophy of Dilemma, is also an invitation to rethink one’s own way of dealing with the dilemma and to ask oneself if the perception of something as a dilemma can often be used as an “instrument of rhetoric” and therefore of persuasion.

The book, Philosophy of Dilemma, is also an invitation to rethink one’s own way of dealing with the dilemma and to ask whether the perception of something as a dilemma can be solved objectively or subjectively; in the first case, it is a real dilemma, in the second, it is the individual predisposition to make subjective and personal choices of which the objective confirmation on the life of the other does not matter, but only the subjective one of his own interest counts. In the real dilemma, choosing means risking, in the false dilemma the options are many and depend only on the subjective perception of the opener to what is best for him.

The analysis that Claudio Tugnoli makes of dialogue is also of great importance, defining it in turn as a dilemma in the sense that it presupposes the tension between two options that underlie it, consensus and dissent, thanks to which it is possible to communicate and not only in the verbal speech, since often silence or attitude communicate as well as words.

Claudio Tugnoli is very careful in giving life to the concepts he explains by going over the meaning with cultural examples (Aristotele, Schopenhauer, Bauman, etc.) that, starting from afar, come closer and closer to the present and present human dimension, which leads to the consideration of the many moral dilemmas that agitate society contemporary imposing choices that are often reduced to what or who to sacrifice. The moral dilemma implies the awareness of sacrifice, but also the certainty that while the interest is subjective, the moral duty is objective and this is the only measure that counts in the choice of an alternative.

The solution of a dilemma is always subject to free will with all the risks for the other that this implies. The point, says Tugnoli, is the role that both will and conscience assume in facing a dilemma. If these are missing, the risk is to find yourself in the face of a sort of somnambulism or automatism of choice that does not result in a choice of freedom, but in a choice conditioned by the moment.

The concept of freedom, in fact, implies that of responsibility, that is, capable of responding, capable of giving an effective response to one’s freedom. “Whoever wants to be free”, writes Tugnoli, “cannot yield to the habit, the seduction of automatisms or resign himself to the inevitable windward of individual or corporate interests and appetites”, and it is here that responsibility towards himself and the other is urgent to give back to the person the value and meaning of his search for freedom in continuous evolution and transformation.

The moral dilemma is configured as proof of the existence of free will and awareness of the need for sacrifice which gives rise to that “tragic feeling” of inevitability that incorporates the life experience of every human person and in whose solution he finds the breath and the meaning of life.

“Filosofia del dilemma” of Claudio Tugnoli, an essay of great interest and full of food for your thought.

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