Riccardo Mazzeo: Esistenze Rammendate

Il rammendo è, per me, arte antica e nobile. Indica la capacità non solo di preservare nel tempo, ma di rinnovare e rinforzare i punti deboli di un tessuto che sviluppa in sé la magia della memoria, di quello, cioè, che era prima che si trasforma in ciò che diventa e si definisce grazie alla sensibilità acuta e attenta del rammendatore.

Il rammendo, quindi, non è solo la possibilità di tenere insieme i pezzi, ma di dare loro vita e spessore nuovi.

Quando l’arte del rammendo si combina al tessuto della vita, come spiega Riccardo Mazzeo, sociologo, scrittore, acuto osservatore del presente, «il rammendo (diviene) un rimedio estremo, una strategia di sopravvivenza».

Ecco così definito il concetto semplice ma profondo che sottende il significante e il significato di questa garbata ed essenziale riflessione che Riccardo Mazzeo sviluppa nel suo saggio “Esistenze rammendate. Strategie di sopravvivenza, strategie di vita” edito da Mimesis.IMG_0982

Si tratta di «rammendi ordinari o nobili», di «rammendi di fortezza», comunque di rammendi che ciascuno opera nella sua vita, talvolta consapevolmente, talvolta meno, nel tentativo di dare alla vita stessa un’occasione di rinnovamento senza per forza cadere nell’isteria dell’autodistruzione o nella paranoica chiusura in un tempo trascorso come se questo fosse il migliore di tutti (retrotopia di Zygmunt Bauman).

Nel nostro tempo ordinario e quotidiano, suggerisce l’autore, siamo portati a cedere alla frammentazione e all’erosione dell’esistenza come se le nostre vite non ci appartenessero, ma appartenessero a un’imprecisata routine che soffoca il pensiero e le idee quanto il respiro e la vita.

Le ferite, le delusioni, un certo eccesso di vittimismo, tentano di chiudere il respiro libero nella prigione del proprio scontento. È questo il momento fragile e delicato in cui imparare a rammendare le proprie esistenze con l’obiettivo non di sopravvivere soltanto, ma di dare un respiro più vivace e nuovo alle proprie strategie di vita.

È la cura e la qualità del rammendo che fa la differenza tra l’arrendersi al vuoto che precipita nell’indissolubile vacuità e il rinforzare rinnovandolo il tessuto delle proprie scelte.

Il saggio, Esistenze Rammendate. Strategie di sopravvivenza, strategie di vita, non manca di accreditarsi di un percorso letterario e filosofico che, nel confronto con autori e pensatori fondamentali come Joyce, Flaubert, Proust, Bauman, Lacan, Heller è un invito a considerare la realtà personale e la realtà dell’altro nella capacità di ascoltarsi e costruire insieme strategie e prospettive di vita che nel rammendo delle lacerazioni, spesso comuni, possano costruire e dare vita a una comune umanità.

 

In my opinion, mending is an ancient and noble art. It indicates the ability not only to preserve over time, but to renew and reinforce the weak points of a fabric that develops in itself the magic of memory, that is, what which was before that is transformed into what becomes and is finally defined thanks to the acute and careful sensitivity of the mender.

Mending, therefore, is not only the possibility of holding the pieces together, but of giving them new life and thickness.

When the art of mending is combined with the fabric of life, as Riccardo Mazzeo, sociologist, writer and keen observer of the present explains, “the mending (becomes) an extreme remedy, a strategy of survival”.

Here is defined the simple but profound concept that underlies the signifier and the meaning of this polite and essential reflection that Riccardo Mazzeo develops in his essay “Esistenze Rammendate. Strategie di sopravvivenza, strategie di vita“, published by Mimesis.

There are “ordinary or noble” mendings, “fortress mendings”, or mending that everyone works in his life, sometimes consciously, sometimes less, in an attempt to give life itself an opportunity for a renewal without necessarily falling into the hysteria of self-destruction or in the  paranoid closure in an elapsed time as if this were the best of all (retrotopia of Zygmunt Bauman).

In our ordinary and daily time, the author suggests, we are led to yield to the fragmentation and erosion of existence as if our lives did not belong to us, but belonged to an unspecified routine that stifles thought and ideas as much as the breath and life.

The wounds, the disappointments, a certain excess of victimhood, try to close the free breath in the prison of their discontent. This is the fragile and delicate moment in which to learn to mend one’s own lives with the aim not only of surviving, but of giving a more lively and new breath to one’s life strategies.

It is the care and quality of mending that makes the difference between surrendering to the void that precipitates in the indissoluble emptiness and reinforcing it by renewing the fabric of one’s choices.

Il saggioEsistenze Rammendate. Strategie di sopravvivenza, strategie di vita, does not fail to be credited with a literary and philosophical path which, in comparison with fundamental authors and thinkers such as Joyce, Flaubert, Proust, Bauman, Lacan, Heller is an invitation to consider the personal reality and the reality of the others in the ability to listen to each other and build together strategies and perspectives of life that in the mending of the often common lacerations can build and give life to a common humanity.

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