The Detachment We Look at the World

The way we look at events as they did not belong to us is somewhat disappointing and even more frightful than the awareness of their occurring anyway.

The first question we ask ourselves when something serious is happening is «Does this concern us?», unfortunately the second is «How can I manage to distance myself?». 

As a matter of fact, we are successfully able to take the distance, it is easy, you can decide not to be informed or imagine as far as possible those events so that they are irremediably too distant because you could decide to do something.

This is the way we remain passive spectators of a show which enforces its violence in front of our eyes, though we try to keep them well closed and although it is not a performance but the true spectacle of those lives dying.

We have established a silent rule when facing such terrible crimes, we try to feel as detached as we can, and justify to ourselves our absence by saying that we are not responsible for it and that nothing we can do to solve the situation.

The detachment we look at the world is not a solution nor it is worth of an approval gaze, it is only the distance between our disguising to be human beings and the refusal to be such.

Of course, I don’t pretend I can solve problems whose access is denied to me because I am nothing more than the simple and useless myself, but I am sure that the part I can do is not to be indifferent, but to show my reproach and despise of any kind of violence, to declare my refusal of any war because no war is ever a solution, but the preparation and the beginning of a new war.

I can affirm and proclaim and teach not to accept violence, not to accept discrimination, not to accept the use of women and men and children as a weapon of blackmail among the governments more interest to power and petrol than to people… the same initial consonant sound to tell stories so deeply different!

The detachment we are used to look at the world and to live it in, is the condemnation to the eternal prison of our freedom, a prison I am not ready and never will to accept as the shelter to my own silence and lack of dissent in front of the injustices of the world… of the men.

The events that occur do not simply happen, they are the fruit of the indifferent and blind silence of our increasing egoism.

 

Il modo che abbiamo di guardare agli eventi come se non ci appartenessero è in qualche modo sconvolgente e persino più spaventoso della consapevolezza che essi accadano comunque.

La prima domanda che ci poniamo quando accade qualcosa di serio è «Questa cosa ci riguarda?», sfortunatamente, la seconda è «Che cosa posso fare per prendere le distanze?».

Infatti, siamo capacissimi nel prendere le distanze, è facile, si può decidere di non informarsi o immaginare quanto più possibile lontani quegli eventi affinché siano così irrimediabilmente distanti per poter decidere di fare qualcosa.

Questo è il modo in cui restiamo spettatori passivi di uno spettacolo che rafforza la sua violenza sotto i nostri occhi, anche se cerchiamo di tenerli ben chiusi e sebbene non sia uno spettacolo, ma la vista reale di quelle persone che muoiono.

Abbiamo stabilito una regola silenziosa dinanzi a questi crimini terribili, cerchiamo di sentirci il più distaccati possibile, e giustifichiamo a noi stessi la nostra assenza dicendo che non ne siamo responsabili e che non possiamo fare niente per risolvere la situazione.

Il distacco con cui guardiamo al mondo non è una soluzione né è degno di uno sguardo di approvazione, è solo la distanza tra il nostro fingere di essere umani e il rifiuto di esserlo.

Naturalmente, non pretendo di poter risolvere problemi il cui accesso mi è negato poiché non sono altro che la semplice e inutile persona che sono, ma sono certa che la parte che posso fare è di non restare indifferente, ma di mostrare il mio rimprovero e disprezzo verso qualsiasi tipo di violenza, dichiarare il mio rifiuto di ogni guerra poiché nessuna guerra è mai la soluzione, ma la preparazione e l’inizio di una nuova guerra.

Io posso affermare e proclamare e insegnare a non accettare la violenza, a non accettare la discriminazione, a non accettare l’uso di donne e uomini e bambini come un’arma di ricatto tra i governi che sono più interessati al Potere e al Petrolio che alle Persone… la stessa consonante iniziale per raccontare storie tanto differenti!

Il distacco con cui ci siamo abituati a guardare il mondo e a vivere in esso, è la condanna alla prigione eterna per la nostra libertà, una prigione che non sono pronta e mai sarò ad accettare come rifugio del mio silenzio e della mancanza di dissenso dinanzi alle ingiustizie del mondo… degli uomini.

Gli eventi che si verificano non accadono semplicemente, essi sono il frutto del silenzio indifferente e cieco del nostro crescente egoismo.

 

 

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