Experts of Everything, Experts of Nothing

Knowledge is a fundamental. Everybody should try to develop its knowledge in order to become more competent and able to cope with any issue without fearing ignorance.

Yet, there is a border we should ask ourselves not to surpass and that we usually do, it is the border of a deep knowledge in those subjects which really answer to our interest without wandering among more and the most without we understand or are interested to understand.

In Italian we call tuttologi (people who pretend to know everything about everything) those who affirm to be experts in plenty of subjects to demonstrate they are superior to others, but whose knowledge is approssimative and dispersive. As a matter of facts, they don’t know anything precisely and deeply because their attention is almost completely paid to show off competences they don’t have.

It is a fact that we need to be informed about the most we can, but this does not mean to be expert in everything. There are plenty of issues to be followed and analyzed, but not all of them are coherent to each other and linked to our own cultural interest. We have to make a choice.

We are worried to have the opportunity to say something whatever the case and the situation, but very often what we say is superficial and disconcerting for those who know the subject and discuss it from under the surface.

My fear is that to speak about everything we lose the opportunity to be able to know anything. Too many interests is no interest at all; too many supposed information is no information at all.

We disperse our competence and instead to be able to afford and remove problems, we just chat about everything without we know something.

My suggestion is to try to define the field of our main interest and work hard to know this as perfectly as we can, including the effort to learn to discuss in words but to act in facts when our issues are concerned.

I suppose it is better and more interesting to concentrate on something we know well than jabbering about everything just for the pleasure of listening to our voice speaking useless and empty words.

 

La conoscenza è fondamentale. Tutti dovrebbero cercare di sviluppare la propria conoscenza per essere più competenti e capaci di affrontare qualsiasi argomento senza temere di essere ignoranti.

Tuttavia, c’è un confine che dovremmo chiederci di non superare e che di solito superiamo, è il confine della conoscenza profonda di quegli argomenti che veramente rispondono al nostro interesse senza vagabondare tra i più e i troppi che non comprendiamo e che non siamo interessati a comprendere.

In italiano chiamiamo tuttologi (persone che fingono di sapere tutto di tutto) quelli che affermano di essere esperti in una quantità di temi per dimostrare di essere superiori agli altri, ma la cui conoscenza è approssimativa e dispersiva. Infatti, questi non conoscono niente precisamente e profondamente poiché la loro attenzione è quasi completamente occupata a ostentare competenze che non hanno.

È un fatto che sia necessario essere informati di quante più cose è possibile, ma questo non significa essere esperti in tutto. Ci sono tantissimi temi da analizzare e seguire, ma non tutti sono coerenti tra loro e legati ai nostri interessi culturali. Dobbiamo fare una scelta.

Siamo preoccupati di dover dire qualcosa in qualsiasi occasione e per qualsiasi situazione, ma spesso quello che diciamo è superficiale e sconcertante per quelli che conoscono l’argomento e lo discutono da sotto la superficie.

Il mio timore è che per parlare di tutto perdiamo la possibilità di poter conoscere qualcosa. Troppi interessi equivale a nessun interesse; troppe presunte informazioni equivale a nessuna informazione.

Disperdiamo la nostra competenza e invece di essere capaci di affrontare e risolvere i problemi, semplicemente ne chiacchieriamo senza conoscerne davvero qualcosa.

Il mio suggerimento è di cercare di definire il campo del nostro interesse principale e lavorare sodo per riuscire a conoscerlo meglio che possiamo, includendo lo sforzo di imparare a discutere a parole, ma di agire con i fatti quando i nostri temi sono coinvolti.

Credo sia meglio e più interessante concentrarsi su qualcosa che conosciamo bene invece di blaterare di ogni cosa per il solo piacere di ascoltare la propria voce che pronuncia parole inutili e vuote.

 

 

 

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