Night

It’s not just beautiful to listen to the sounds of the night, but it is also educational.

You learn to listen to listening, to make a room for the slightest rustle and for the rhythm of every breath of those people and things that you are missing from day to day.

The sounds of the day often become annoying noises, even when they are the crying of a child or the heartbreaking scream of those who need help.

The sounds of the day, in fact, seem to divert from what we do because we want to or must, and certainly, many people do not want to hear but themselves… perhaps not even, because they want to just scream to simulate a listening that cannot exist when you scream and you impose yourself without realising the transient and effective space that we occupy as we were encumbrance to be unloaded as soon as possible, because the screams we are making do not tell us about ourselves but of our fear of being ourselves.

The sounds of the night are more mysterious and sometimes feared, and yet, they are bared of our detachment, and they tell those stories we never wanted to hear.

These stories are telling about us, of that real ourselves silenced whose weaknesses, or the strengths, overcome and even goes beyond the existence itself, because they are the primal call to that original essence without silliness of that fragile and scared ourselves that we are coating armor during the day, but that at night breathes his own honest, or at least real, fragility.

Well, we do not need armor at night; they are useless to fight or protect us from that hidden enemy ghost of ourselves that we ourselves are.

The night unites spoils us of any false chimeras and brings us back to what we really are and which, if we only had the courage to be even during the day, perhaps it would help make us better people, without masks or weapons, fragile but true, willing to tell about our story, but above all to listen while also listening to us.

 

Non è solo bello ascoltare i suoni della notte, ma anche formativo.

Impari ad ascoltare l’ascolto, a rendere spazio al minimo fruscio e alla cadenza ritmica di ogni respiro delle persone e delle cose che di giorno sfuggono.

I suoni del giorno diventano spesso fastidiosi rumori, anche quando si tratta del pianto di un bambino o dell’urlo straziante di chi ha bisogno di aiuto.

I suoni del giorno, infatti, sembrano distoglierci da ciò che facciamo perché vogliamo o dobbiamo e, di certo, in tanti non vogliono che ascoltare se stessi… forse neanche, vogliono solo urlare per simulare un ascolto che non può esistere quando si urla e ci si impone senza rendersi conto dello spazio transitorio ed effimero che occupiamo come ingombri da scaricare presto, il prima possibile, poiché le urla che emettiamo non raccontano di noi ma della nostra paura di essere noi stessi.

I suoni della notte sono più misteriosi e talvolta temuti, eppure, sono spogli del nostro distacco e raccontano quelle storie che mai abbiamo voluto ascoltare.

Queste storie parlano di noi, quel noi stessi zittito le cui debolezze, o anche i punti di forza, prescindono e vanno oltre l’esistenza stessa poiché sono il richiamo primordiale all’essenza originaria e senza fronzoli di quel noi stessi fragile e spaurito che di giorno rivestiamo di armatura, ma che di notte respira il respiro della propria onesta, o almeno reale, fragilità.

Ecco, di notte le armature non servono a combattere o proteggere quel fantasma nemico nascosto di noi stessi che siamo noi stessi.

La notte ci spoglia delle false chimere e ci riporta a ciò che siamo davvero e che, se soltanto avessimo il coraggio di essere anche di giorno, contribuirebbe forse a fare di noi persone migliori, senza maschere né armi, fragili ma vere, disposte a raccontarsi, ma soprattutto ad ascoltare ascoltandosi.

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