‘Let Me Live!’

I woke up this morning by the light of the moon that was still shining softly over the quiet waves of the sea whose breath I could hear in my ears although no one else could hear the same.

It was the whisper of my thoughts that in the magical change between night and day realized that I was not in the night neither I was in the morning. They suggested me I just was and it was up to me to decide to being alive or to rest and embrace the quiet calm of the moon embrace.

I was there on the sand, alone though aware of the so vivid presence of many bodies next to me, of the wind murmuring my name and all the names of the forgotten. I was aware I could still breath however soft and weak was my breathing and without any voice the beat of my heart.

Some clouds covered the moon for a while and clear was to me the imagine of the narrow blackness which was going to grasp my dreams if I had only stopped thinking about the light of the sun I had seen reflected as millions of stars in the salty ocean I had been sailing long.

Some moon beams were trying to win those clouds to protect me with some tender light, but they were not strong enough to command those dark clouds to set apart their anguish for my soul and give me the opportunity to live.

I observed the fighting realizing they were fighting for me, but enable to participate or, at least, to let them know my wish which I didn’t know. Yes, I felt to be overcome by the ocean though the thin but solid sand was now wrapping my body.

Oh! Could the sand hug and protect my interior life as well! Could the sand be a reason to defeat the silence of death which screamed more and more its hymn of victory over my  hopes! Could the sand give me a reason to stand up and be pleased because I was alive! Yet, the sand was as silent as the face of my sister when she sank in the solitary ocean of her defeat. The fight was almost over. I was not choosing anything and that was my own defeat.

Suddenly, a crab pinched me with its harsh claws and scared for my unexpected scream run to hide under a small rock nearby. Yes, I screamed! Thanks to this I understood to be still alive and to have a mission. No reason why my mother at home should be despaired by the silence of her daughters telling her of our death. I stretched my arms towards the moon and cried let me live!

The clouds dissolved their obscure strength and the moon send to me its last grateful beams and I, as the sun in the sky, started to climb again my wish for life. Let me live! I repeated many times while I stood up and as a blind reached a group of fishers who were trying to separate the dead and the alive over the cold sand. Let me live! I repeated again. They reached me and gave some fresh water. How tasteful water is without the salty mixture of the sea! Let me live! I repeated. Let me live!

They welcomed me in a soft blanket and accompany to a place on the sand where a few other people like me were receiving some bread from a middle age woman’s hands. She gave me a piece of bread which I was not able to get, she caressed my face and dried my tears speaking words I could not understand, she smiled at me. I kissed her hands and she cried with me. Mum, I am alive!

 

Mi sono svegliata stamattina alla luce della luna che stava ancora brillando delicatamente sulle quiete onde del mare il cui respiro riuscivo a sentire nelle orecchie sebbene nessun altro riuscisse a fare lo stesso.

Era il sussurro dei miei pensieri che nel magico scambio tra la notte e il giorno compresero che non ero nella notte, ma non ero neanche nel giorno. Mi suggerirono che io semplicemente ero e che dipendeva da me decidere essere viva o riposare  e abbracciare la calma quiete dell’abbraccio della luna.

Ero lì, sulla sabbia, da sola sebbene consapevole della presenza vivida di molti corpi accanto a me, del vento che mormorava il mio nome e i nomi di tutti i dimenticati. Ero consapevole di poter ancora respirare sebbene leggero e debole fosse il mio respiro e il mio cuore non mostrasse la voce del suo battito.

Alcune nuvole coprirono in un attimo la luna e mi fu chiara l’immagine della gretta oscurità che avrebbe afferrato i miei sogni se soltanto avessi smesso di pensare alla luce del sole che avevo visto riflesso come milioni di stelle nell’oceano salato che così a lungo avevo navigato.

Alcune raggi della luna stavano cercando di vincere quelle nuvole per proteggermi con un po’ di tenera luce, ma non erano forti abbastanza da comandare a quelle oscure nuvole di mettere da parte la loro brama per la mia anima e darmi un’opportunità per vivere.

Osservavo il combattimento sapendo che stavano lottando per me, ma ero incapace di partecipare o, almeno, far conoscere loro che cosa volevo io e che nemmeno io sapevo. Sì, sentivo di essere vinta dall’oceano sebbene la sottile, ma solida sabbia avvolgesse ora il mio corpo.

Oh! Potesse la sabbia abbracciare e proteggere la mia vita interiore nello stesso modo! Potesse la sabbia essere un motivo per sconfiggere il silenzio della morte che urlava sempre di più il suo inno di vittoria sulle mie speranze! Potesse la sabbia darmi una ragione per alzarmi ed essere felice di essere viva! Tuttavia, la sabbia era silenziosa come il volto di mia sorella quando sprofondò nell’oceano solitario della sua sconfitta. La battaglia era quasi finita. Non stavo scegliendo cosa alcuna e questa era la mia sconfitta.

Improvvisamente, un granchio mi pizzicò con le sue chele robuste e, spaventato per il mio urlo inaspettato, corse a nascondersi sotto una roccia nelle vicinanze. Sì, urlai! Grazie a questo compresi di essere ancora viva e di avere una missione. Non c’era motivo per cui mia madre a casa dovesse disperarsi per il silenzio delle sue due figlie che le raccontava che fossero morte. Stesi le mani verso la luna e urlai lasciatemi vivere!

Le nuove dissolsero la loro forza oscura e la luna mi indirizzò i suoi ultimi grati raggi e io, come il sole nel cielo, cominciai a scalare di nuovo il mio desiderio di vita. Lasciatemi vivere! Ripetei molte volte mentre mi alzavo e come un cieco raggiunsi un gruppo di pescatori che cercavano di separare i vivi dai morti sulla fredda sabbia. Lasciatemi vivere! Ripetei ancora. Mi raggiunsero e mi diedero un po’ di acqua fresca. Come è saporita l’acqua senza la mistura salata del mare! Lasciatemi vivere! Ripetei. Lasciatemi vivere!

Mi accolsero in una coperta morbida e mi accompagnarono verso un luogo sulla sabbia dove alcune persone come me stavano ricevendo un po’ di pane dalle mani di una donna di mezza età. Lei mi diede un pezzo di pane che non riuscivo a prendere, mi accarezzò il volto e mi asciugò le lacrime pronunciando parole che non ero in grado di comprendere, mi sorrise. Le baciai le mani e lei pianse con me. Mamma, sono viva!

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