Shipwrecked

We should listen to some stories by mind and heart…

 

There was only the night around me. The night and the din of the sea waves that crashed and crashed and crashed stronger and stronger around my body and the wooden ruins of that boat which had represented my only hope and safeness.

As the wind whistled its deafening melody all around me, the dead bodies of my silent companions were dragged to the bottom of the ocean and I could even hear the terrible noise of their being sucked down by the inclement water.

Only the stars in the black and cloudy sky, only the voices of those who called at each other in the hope they could recognize their family or a friend or the woman they loved or at least the child they wanted to save from the angers of war and misery.

No one of those voices called for me, no one of those faces that suddenly I could see grasped to a wooden piece, were the people I knew and I loved. No one of them was the reason of my life, no one of them was the answer to my prayers.

I just was there, waiting for something  to happen. I was not the owner of my desires nor the one of my hopes. I had no hope at all. Nothing could matter now. To go, to remain, to live, to die. Nothing was anything more than a sound to my ears and no words could enter my heart.

I was floating with so many lost bodies, but my heart had deepened in the sea, my soul had flown to the stars and the voice of the ocean was not calling for my life and my name.

I was dead without I died, I was dead though my eyes could still watch at the sky and my ears still listen to the sounds of that terrible night.

Finally, the tide took me to the sand, I was safe though I had died. I whispered silently my thanks to that god who had decided me to live. I cannot but whisper, my voice is lost, my strength has died. This body that lives is not my body, the thoughts I think are not my thoughts, the person I was has died in the sea with my beloved and the life I live is only time to be spent.

Who I was I remember, who I am I don’t know, who I will become is someone who probably I will never understand. No man is an island, the poet sings, yet, no man can be a man after he has survived to the sea around that island of men who pretend not to be alone, but who let their brothers die.

I am a shipwrecked, this is the only thing I know and such I will forever be to the others and sometimes even to myself.

 

Dovremmo ascoltare con la mente e con il cuore certe storie…

 

C’era solo la notte attorno a me. La notte e il fragore delle onde del mare che si scontravano e scontravano sempre più forte attorno al mio corpo e ai resti di legno di quella barca che aveva rappresentato la mia sola speranza e salvezza.

Mentre il vento soffiava la sua assordante melodia tutto attorno a me, i corpi morti dei miei silenziosi compagni erano trascinati sul fondo dell’oceano e io riuscivo persino a sentire il terribile rumore del loro essere risucchiati  giù dall’acqua inclemente.

Solo le stelle nel cielo nero e nuvoloso, solo le voci di quelli che si chiamavano tra loro nella speranza di poter riconoscere la propria famiglia o un amico o la donna che amavano o almeno del bambino che volevano salvare dalla rabbia della guerra e della miseria.

Nessuna di quelle voci chiamava per me, nessuno di quei volti che improvvisamente potevo vedere aggrappati al loro pezzo di legno, erano le persone che conoscevo e amavo. Nessuno di loro era la ragione del mio esistere, nessuno di loro era la risposta alle mie preghiere.

Io stavo lì, in attesa che accadesse qualcosa. Non ero il padrone dei miei desideri né quello delle mie speranze. Non avevo più speranza. Niente più poteva avere importanza ora. Andare, restare, vivere, morire. Nulla era più che un suono alle mie orecchie e nessuna parola riusciva ad entrare nel mio cuore.

Io galleggiavo con così tanti corpi smarriti, ma il mio cuore era sprofondato nell’oceano, la mia anima era volata alle stelle e la voce dell’oceano non mi chiamava a vivere né mi chiamava con il mio nome.

Ero morto senza che fossi morto, ero morto sebbene i miei occhi potessero ancora guardare il cielo e le mie orecchie potessero ancora sentire i suoni di quella terribile notte.

Infine, la corrente mi portò sulla sabbia, ero salvo sebbene fossi morto. Sussurravo silenziosamente il mio grazie a quel dio che aveva deciso che io vivessi. Non posso che sussurrare, la mia voce è perduta, la mia forza è morta. Questo corpo che vive non è il mio corpo, i pensieri che io penso non sono i miei pensieri, la persona che ero è morta nel mare con i mei cari e la vita che vivo è solo tempo da trascorrere.

Ricordo chi ero, chi sono non lo so, chi diventerò è probabilmente qualcuno che non comprenderò mai. Nessun uomo è un’isola, canta il poeta, eppure, nessun uomo può essere un uomo dopo essere sopravvissuto nel mare attorno a quell’isola di uomini che fingono di non essere soli, ma che lasciano morire i propri fratelli.

Io sono un naufrago, questa è l’unica cosa che so e tale resterò per sempre per gli altri e qualche volta persino per me stesso.

 

 

 

 

 

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