What Culture Says

Daily we assist to the abolition of culture and its value in our societies where growing is no more an input to become better, but the standardization to a useless  individual and individualistic economy.

I propose this passage from my last essay to begin once more to give culture its right place and role.

«Culture is a common experience that unites us and binds us in the human development of our being; we can’t, therefore, separate ourselves in its knowledge and creation, but we have to match and realize it, feel it and live it, to feel and live our own humanity. Indifference and any unfairness lead nowhere. It is not true that “wanting is power”, otherwise the powers that surround us would be right and legitimized, everyone might want what he considers good for himself… just for himself! It takes sweat dignity to recognize and embrace the reality around us, to start thinking again and naming the appropriate things so that they could exist.

When it comes to culture, we should have some more touch in pronouncing this word to avoid to desecrate its sacrality. Of course, there is a plurality of centers and cultures, but it is also true that there is no culture superior to the other and that each form of culture corresponds to the history and life of the people in its continuous evolution, but that doesn’t mean everything is indiscriminately and versatile culture.IMG_0742

Freedom and plurality of the centers and of senses have one thing in common, the truth. No tricks can be considered “culture”. It’s not culture to pretend to be its mouthpiece puppies even if it is a lie,  it is not culture that research at all costs of a visibility which is just appearance. Because culture binds to history and to people as well, any people, it cannot take any matter out from the truth or otherwise  it would false the real value of culture and its chance to become a sign; otherwise culture would be cancelled in favor of the emptiness of meaning and sense… Otherwise, you should admit that our history teaches us to be nothing, to be gears of a system that wants to abolish the significant and the meaning to embrace the reproducibility of the appearance against the multiple uniqueness of the sense». (pages 139 – 140)

 

Quotidianamente assistiamo all’abolizione della cultura e del suo valore nelle nostre società nelle quali crescere non è più uno stimolo a diventare migliori, ma la standardizzazione su un inutile economia individuale e individualista. 

Propongo questo brano dal mio ultimo saggio per cominciare una volta ancora a restituire alla cultura il suo giusto posto e ruolo.

 

«La cultura è un’esperienza comune, che ci accomuna e ci lega nello sviluppo umano del nostro essere; non possiamo, quindi, separarci nella sua conoscenza e creazione, ma dobbiamo corrisponderle e realizzarla, sentirla e viverla, per sentire e vivere la nostra umanità.

L’indifferenza e il qualunquismo non portano da nessuna parte. Non è vero che “volere è potere”, altrimenti gli strapoteri che ci circondano sarebbero giusti e legittimati, ciascuno potrebbe volere ciò che considera il bene per sé… solo per sé!

Ci vuole sudore onesto e dignità per riconoscere e abbracciare la realtà che ci circonda, per ricominciare a pensare e nominare le cose appropriate affinché esistano.

Quando si parla di cultura bisognerebbe avere molto tatto nel pronunciare questa parola per evitare di profanarne la sacralità. Vero è che esiste una pluralità di centri e di culture, vero è che non esiste e non deve una cultura superiore all’altra e che ciascuna forma corrisponde alla storia e alla vita delle persone che sono in continua evoluzione, ma questo non significa che tutto è cultura in maniera indiscriminata e versatile.

La libertà e la pluralità dei centri e dei sensi ha una cosa in comune, la verità. Nessun inganno può essere ritenuto “cultura”. 

Non è cultura fingere si esserne i portavoce pur se è una menzogna, non è cultura la ricerca a tutti i costi di una visibilità che è solo apparenza. Proprio poiché la cultura si lega alla storia e al senso delle persone, anche qualsiasi, essa non può prescindere dalla verità altrimenti falserebbe il valore stesso della cultura e la sua possibilità di divenire segno; altrimenti la cultura sarebbe annullata in favore del susseguirsi di vuoti di senso e di significato… altrimenti bisognerebbe ammettere che la nostra storia ci insegna a essere nulla, a essere ingranaggi di un sistema che vuole abolire il significante e il significato e abbracciare la riproducibilità dell’apparire a sfavore della molteplice unicità del senso». (pag. 139 -140)

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