Don’t Climb Over That Wall: a Story, a Life, a Choice

Yesterday, I had the possibility to speak with a very young woman, unmarried but with a baby and with visible violet bruises around her neck and her wrists. She was sad and the same bruises seemed to cover the light of her young eyes.

She was taking care of my hair, for this reason we had plenty of time to spend together. She was deeply wounded and I could see she needed to speak, but she couldn’t: it is not easy to speak about these sort of wounds.IMG_0902

I caressed one of her wrist and simply told her that she wasn’t obliged to climb that wall. I hoped that my strange sentence could suggest her to ask me some questions. It has been better than this.  She looked at me across the mirror and smiled at me. She told she knew me because she had read my novel, Don’t Climb Over That Wall, I didn’t know this. Yet, these are the kind of miracles that you don’t need to explain but that are important and remain.

We started to speak about the novel and I understood she was using it to tell her story: this is probably the best meaning of the value of a novel. I had the opportunity to suggest her what to do and how to ask for help, where she could denounce and what to do after.

At last, we both were moved, and I think that also Maria the protagonist of my real story would be like that if she knew what has happened,  as I hope.

I won’t tell you this girl’s story, it is a story more usual than we suspect or than what we want to recognize. What matters is that now she has the instruments and the courage to face her condition and act consequentially. I will not abandon her because no one should leave alone a person who is suffering such a pain, a person who has believed to be loved and has discovered to be possessed and used, a person who is scared of her shadow and who continues to hide her violet bruises.

When I left, she hugged me and made me promise never to stop working next to the women in danger above all if young. Then, at last, she said tell them not to accept  even a slap because it is the prelude to hell. I did, I do, I will do.

Do not accept even a slap, it is the prelude to hell. 

 

Ieri, ho avuto la possibilità di parlare con una donna molto giovane, non sposata ma con un bambino e con evidenti lividi viola attorno al collo e sui polsi. Era triste e gli stessi lividi sembravano coprire la luce dei suoi occhi giovani.

Si stava occupando dei miei capelli, per questo avevamo molto tempo da trascorrere insieme. Appariva molto ferita e mi accorgevo del suo bisogno di parlare, ma non ci riusciva: non è facile parlare di questo tipo di ferite.

Io ho accarezzato uno dei suoi polsi e semplicemente le ho detto che non era obbligata a scavalcare quel muro. Speravo che la stranezza della frase potesse indurla a farmi domande. È andata meglio di così.  Lei mi ha guardata attraverso lo specchio e mi ha sorriso. Mi ha detto di conoscermi perché aveva letto il mio romanzo, Non scavalcare quel muro, io non lo sapevo. Tuttavia, questo è il tipo di miracolo che non c’è bisogno di spiegare, ma che è importante e resta.

Abbiamo cominciato a parlare del romanzo e io ho capito che lei lo stava usando per raccontarmi la sua storia: questo è forse il significato migliore del valore di un romanzo. Ho così potuto suggerirle che cosa fare e come chiedere aiuto, dove denunciare e che cosa fare dopo.

Alla fine, eravamo entrambe commosse, e credo che anche Maria, la protagonista della mia storia vera, lo sarebbe se sapesse che cosa è accaduto, come spero.

Non vi racconterò la storia di questa ragazza, è una storia più comune di quanto sospettiamo o di quanto vogliamo riconoscere. Ciò che conta è che ora lei ha gli strumenti e il coraggio per affrontare la sua condizione e agire di conseguenza. Io non la abbandonerò perché nessuno dovrebbe lasciare da sola una persona che sta vivendo un tale dolore, una persona che credeva di essere amata e che ha scoperto di essere posseduta e usata, una persona che ha paura della propria ombra e che continua a nascondere i suoi lividi viola.

Quando me ne sono andata, ci siamo abbracciate e lei mi ha fatto promettere di non smettere mai di restare accanto alle donne in pericolo soprattutto se giovani.  Poi, infine, ha detto dici loro di non accettare neanche uno schiaffo poiché è l’anticamera dell’inferno. Lo facevo, lo faccio e lo farò.

Non accettate neanche uno schiaffo, è l’anticamera dell’inferno.

 

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