Think Before Speaking, Know Before Denigrating

What is the sense of judging without you know? Many say: I don’t know anything of it, but I hate it. 

Is this the lesson we have learnt and the one we are teaching? Because, you know, if this is the teaching we received and that we are offering, there is something profoundly wrong both in our learning and in the teaching itself.

Our common sense has often changed in a simplification and standardization of the sense. It has nothing more of the feeling of community originally we referred to when we used the word common, but it has degenerated in the abyss of those things we have got used to without giving them the right proportion of the meaning they generate or could.

This is a very dangerous condition of our modern societies where everybody wants to say something even though they don’t know what to say. That is, it is not important the content of the speaking but the speaking in itself, the exhibition of the words which become a sort of show of ourselves and of what we consider as the emblem of our being. Yet, is appearance the real sign of our being?

This is a difficult issue to discuss, but one we should face once for all in order to change the superficiality of any relationship in a deeper and more pregnant confrontation.

I think that the need for the exhibition has become the denounce of that interior loneliness to which not many are able to give a meaning and an occasion to establish more positive relations and less sweetened by an insincere flattery.

The more we need to exhibit our own imagine, the more we are alone and without resources. If, to show up ourselves we speak of things we don’t know or denigrate them in order to protect our presumed visibility from the risk to recognize the nothingness and scarcity of those who can see and hear only to themselves, we are given to others and to ourselves a false imagine of whom we are making of ourselves the slaves of a power that surpasses us and that has no care of what we really are.

We are embracing our lies as they were the truth, falsity has become the juice of our life. An insane vision, an insane project, an empty chaos without any way out.

 

Che senso ha giudicare senza conoscere? Molti dicono: non ne so nulla, ma lo odio.

È questa la lezione che abbiamo appreso e quella che stiamo insegnando? Poiché, vedete, se è questo l’insegnamento che abbiamo ricevuto e che stiamo offrendo, c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro apprendimento e nell’insegnamento in se stesso.

Il nostro senso comune si è spesso trasformato in una semplificazione e standardizzazione del senso. Esso non ha più nulla del sentimento di comunità  cui in origine ci si riferiva quando si usava la parola comune,  ma è degenerato nell’abisso di quelle cose cui ci siamo abituati senza conferire loro la giusta proporzione del significato che hanno generato o che potrebbero generare.

Questa è una condizione molto pericolosa delle nostre società moderne dove tutti vogliono dire qualcosa sebbene non sappiano che cosa dire. Cioè, non è importante il contenuto del parlare ma il parlare in se stesso, l’esibizione delle parole che diventano una specie di spettacolo di se stessi e di ciò che si considera l’emblema del proprio essere. Apparire è davvero il segno del nostro essere?

Questo è un tema difficile da discutere, ma anche uno che dovremmo affrontare una volta per tutte allo scopo di cambiare la superficialità di qualsiasi relazione in un confronto più profondo e più arricchente.

Credo che il bisogno di esibirsi sia diventato la denuncia di quella solitudine interiore alla quale non molti sono capaci di dare un significato e un’occasione per stabilire relazioni più positive e meno edulcorate da un’insincera adulazione.

Più si ha il bisogno di esibire la propria immagine, più si è soli e senza risorse. Se, per esibire noi stessi parliamo di cose che non conosciamo o le denigriamo allo scopo di proteggere la nostra presunta visibilità dal rischio di riconoscere la nullità e la pochezza di coloro che sanno vedere e ascoltare solo se stessi, stiamo dando agli altri e a noi stessi un’immagine ingannevole di ciò che siamo rendendoci schiavi di un potere che ci sovrasta e che non ha cura di ciò che siamo davvero.

Stiamo abbracciando le nostre bugie come se fossero la verità, la menzogna diviene il succo della nostra vita. Una visione insana, un progetto insano, un caos vuoto senza via di uscita.

 

 

 

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