Ayn Rand: Ideal

Ayn Rand’s writing is not a surprise for me. I like her way of writing so introspective and somewhat psychological, however this short novel has surprised me for two main the reasons.

The first, the short novel version is accompanied by a version for the theatre which seems to be even more introspective than the short novel itself; the second, it is a story without an evident plot unless the mysterious visits the protagonist, Kay Gonda (a famous actress), does to some of her fans who have written her a letter, in order to be helped by them.

There is no defined chronological order, the visits she pays could be changed in their order except the last one without changing the meaning nor the suspense of this no-story.

Yet, it is probably this absence of order to give these meetings a meaning which surpasses the narration itself to make the reader enter the psychological condition of every protagonist apart the same Kay Gonda.IMG_20190706_171931_resized_20190706_052002143

Each meeting is above all an encounter with each loneliness though due to different situations; it is also the story of the different ways to cope with the problems of the others and, the reader will see how many of the answers of the guests will increase the protagonist’s loneliness.

The final of the narration offers those information denied to the reader from the beginning; Ayn Rand thanks to her technique has focused the attention on the interior emptiness of a self-referential society.

This feeling is even more improved in the play where the language becomes more effective than the description and each reader is nothing more than the spectator of his own deficiencies.

 

La scrittura di Ayn Rand non è una sorpresa per me. Amo il suo modo di scrivere così introspettivo e in qualche modo psicologico, eppure questo racconto mi ha sorpreso per due ragioni principali.

La prima, la versione in prosa del racconto si accompagna a una versione per il teatro che sembra essere ancora più introspettiva che il racconto in se stesso; la seconda, è una storia senza una trama evidente eccetto le visite misteriose che la protagonista, Kay Gonda (una famosa attrice), fa ad alcuni suoi ammiratori che le hanno scritto una lettera per farsi aiutare da loro.

Non c’è un ordine cronologico definito, le visite che fa ai suoi ammiratori potrebbero essere messe in altro ordine, eccetto l’ultima, senza cambiare il significato né la suspense di questa non-storia.

Eppure, è forse proprio questa assenza di ordine a dare tali incontri un significato che supera la narrazione in se stessa per consentire al lettore di entrare nella condizione psicologica di ciascun personaggio oltre che in quella di Kay Gonda.

Ogni incontro è prima di tutto l’incontro con la solitudine di ciascuno sebbene per diversi motivi; è anche la storia di come affrontare i problemi degli altri e il lettore vedrà come le risposte degli ospiti accresceranno il senso di solitudine della protagonista.

Il finale della narrazione offre quelle informazioni negate al lettore all’inizio. Ayn Rand, grazie a questa tecnica, concentra l’attenzione sul vuoto di una società auto-referenziale.

Questo sentimento è persino più accresciuto nella versione per il teatro nella quale il linguaggio diviene più efficace della descrizione e ogni lettore non è altro che lo spettatore delle sue proprie mancanze.

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