Look Inside Yourself

There are eyes that cannot see because they are blind. Yet, they cannot see what is outside, of course, but they can surely perceive it.

There is, on the contrary, another kind of blindness, it is the one which gives no light to our perceptions which are disregarded and confused in the crowed nothingness of any stereotyped thought.

We suppose we should always look outside and around us alerted by what we like or dislike; however, there is another possible look we should train and practice, the interior look, that is the way we look inside ourselves in order to find the route to any other of our gazes.

Recently, but not so recently, we have been starting to watch all around in attentive concern for the evil which could possibly alarm us; what is the logic of this evil is unknown! If there is a balance between our expectations and our fears is not renown, if there is an opportunity to confront each other is excluded.

There should be invented some special glasses which could oblige or allow us to return to look inside ourselves, because what we have lost is this ability of interior discernment. We have collapsed under the weight of those voices which have compelled us not to believe in ourselves and our potentiality to make us disappear in the massive concentration of hate we have been surrounded by, hate masked of fear.

Are we really there? Do we really need others to tell us what is good and what is bad and then changing the bad in good and good in bad according to their necessity of power? Are we really the modern slaves of a power which does not consist of any attention for the human beings and their being a person? Have we really  already learnt to look at people and things without they really cross the threshold of our understanding?

I fear so. My humble advice is to return to look inside ourselves, because it’s only there that we can find the roots of our nature and build an ethic of the relationship where no one could be abandoned to the infinite solitude of isolation.

 

Ci sono occhi che non vedono perché sono ciechi. Tuttavia, questi non possono vedere ciò che è fuori, naturalmente, ma possono di certo percepirlo.

C’è, al contrario, un altro tipo di cecità, ed è quella che non dà luce alle nostre percezioni che sono trascurate e confuse nell’affollata nullità di ogni pensiero stereotipato.

Noi crediamo di dover sempre guardare fuori e attorno a noi allertati da ciò che ci piace o non ci piace; eppure, c’è un altro sguardo possibile che dovremmo allenare e praticare, lo sguardo interiore, cioè, il modo in cui guardiamo dentro noi stessi per trovare una rotta per qualsiasi altro sguardo.

Di recente, ma non così di recente, abbiamo cominciato a guardarci attorno in vigile preoccupazione per il male che potrebbe metterci in allarme; quale sia la logica di questo allarme è sconosciuto! Se ci sia un equilibrio tra le nostre attese e le nostre paure non è risaputo; se c’è una possibilità di confronto è escluso.

Si dovrebbero inventare degli occhiali speciali che possano obbligarci o consentirci di ritornare a guardare dentro noi stessi, poiché ciò che abbiamo perso è questa capacità del discernimento interiore. Siamo crollati sotto il peso di quelle voci che ci hanno costretto a non credere in noi stessi e nelle nostre potenzialità per farci scomparire nella concentrazione massiccia dell’odio di cui siamo stati circondati, odio mascherato dalla paura.

Siamo veramente a questo punto? Abbiamo davvero bisogno che altri ci dicano ciò che è bene e ciò che è male cambiando il male in bene e il bene in male secondo la necessità del loro potere? Siamo davvero gli schiavi moderni di un potere che non è costituito da alcuna attenzione per gli esseri umani e per il loro essere delle persone? Abbiamo davvero  imparato a guardare alle persone e alle cose senza che esse attraversino la soglia della nostra comprensione?

Temo di sì. Il mio umile consiglio è di ritornare a guardare dentro noi stessi, poiché è solo lì che possiamo trovare le radici della nostra natura e costruire un’etica delle relazioni nella quale nessuno possa essere abbandonato alla solitudine infinita dell’isolamento.

 

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