Education is not a Joke

To Vincenzo

Education is not a joke, but the action of taking care. It does not pass down mere knowledge, but a knowledge made up of competence, ability, discernment, judgement, free thought, listening and understanding. Vincenzo, you are an educator.

These are things that one can learn only if the teachers, the educators (I mean those who guide with their intelligence, awareness, competence to open wide the students’ mind), are careful enough not to transmit empty information but the joy of learning, practicing, the joy of knowledge in its performative essence. Vincenzo, you are an educator.

Educators are engaged in one of the most endangered task, taking care of the others, and they do however their profession is the least paid, the least recognized, the least protected both economically and ethically. Vincenzo, you are a good educator.

Of course, it is not a perfect category. Yet, the imperfection is not in the category in itself, but in the people who attend and join a category without being worth doing it.

Educators are the easy target of any discontent, but only a few are those who measure their profession according to the real needs, the scrupulous support and the dignifying recognition of an activity which does not allow any rest, neither when you are at home and not because you have many tests  to correct and evaluate or lessons to prepare, but because the life and experience of your students never leaves you, above all if you are a good educator… as Vincenzo is.

It is of these days the news of an educator who has suicided because of the calumnies mounted up to denigrate him. I’ve worked with him for some years during my long career as a high school teacher and what I can tell of him is about his full correctness towards the students and the colleagues, the full respect of his profession and of the subject he taught, the full knowledge of the limit between the roles, the full respect of the students’ needs.

I know he had the ability to understand the situations and the students only with a look; he was even able to predict what was going to happen of a student while encouraging him to believe in himself.

I suffer for his death, because the years we haven’t been working together have never interrupted the confidence and certainty that in a school different form the one where I worked, students could find in him the proper lighthouse to help them reaching the land of their destination. I am sure he has never betrayed this, them and himself.

His suicide is a terrible loss. I can imagine his suffering and the deep feeling of being betrayed, the incredible perception that what he had been doing for so many years had been useless. I can recognize that perception because I have shared it when in order to remain consistent to my love for the school I have been obliged to choose to leave it. A deep betrayal from what I loved.

School is made up of people, with their frailties, their weakness, their loneliness. Before defaming a teacher, be sure of what you are saying, of its consequences, be sure you are not looking for a misere revenge, be sure that what you thought a joke won’t become the greatest offense for someone who has dedicated his entire life to you whose world you are destroying with your defamation.

I suppose and I hope that those who have offended him will pay for this and will be worth of receiving is last lesson: teaching is not a joke.

Teaching is the most precarious position of all because you offer your life to balance the life of those young who have no balance at all while you support their legs and address their steps and in the meantime you forget yourself.

 

Per Vincenzo

L’istruzione non è un gioco, ma l’azione del prendersi cura. Essa non trasmette semplice conoscenza, ma una conoscenza fatta di competenza, capacità, discernimento, giudizio, pensiero libero, ascolto e comprensione. Vincenzo, tu sei un educatore.

Queste sono cose che si possono apprendere solo se gli insegnanti, gli educatori (cioè quelli che guidano con competenza, intelligenza, consapevolezza ad aprire la mente degli studenti) sono sufficientemente attenti a non trasmettere delle informazioni vuote, ma la gioia di apprendere, di mettere in pratica, la gioia della conoscenza nella sua essenza performante. Vincenzo, tu sei un educatore.

Gli educatori sono impegnati in uno degli incarichi  più  a rischio, prendersi cura degli altri, e lo fanno sebbene la loro professione sia la meno pagata, la meno riconosciuta, la meno protetta sia economicamente che eticamente. Vincenzo, tu sei un educatore.

Certamente, non è una categoria perfetta. Tuttavia, l’imperfezione non è nella categoria in se stessa, ma nelle persone che frequentano e si uniscono a una categoria senza esserne degni.

Gli educatori sono il facile bersaglio di ogni scontento, sono solo pochi coloro che ne misurano la professionalità secondo i reali bisogni, il sostegno scrupoloso e il riconoscimento dignitoso per un’attività che non consente riposo, neanche quando si sta a casa e non perché ci sono molti test da correggere e valutare o lezioni da preparare, ma perché la vita e l’esperienza dei propri studenti non abbandona mai, soprattutto se sei un buon educatore… come Vincenzo.

È di questi giorni la notizia di un educatore che si è suicidato a causa delle calunni che gli sono state montate contro per denigrarlo. Ho lavorato con lui per alcuni anni nella mia lunga carriera di insegnante di liceo e ciò che posso dire di lui è la correttezza piena verso gli studenti e i colleghi, il rispetto pieno della sua professione e della materia che insegnava, la conoscenza piena dei limiti tra i ruoli, il rispetto pieno dei bisogni degli studenti.

So che aveva la capacità di comprendere con un solo sguardo le situazioni e gli studenti; era persino capace di predire che cosa ne sarebbe stato di uno studente mentre lo incoraggiava a credere in se stesso.

Soffro per la sua morte, perché gli anni che non abbiamo lavorato insieme non hanno mai interrotto la fiducia e la certezza che in una qualche scuola diversa da quella in cui lavoravo io, gli studenti potessero trovare in lui il faro adatto ad aiutarli a raggiungere la terra della loro destinazione. Io sono sicura che lui non abbia mai tradito questo né i suoi studenti né se stesso.

Il suo suicidio è un perdita terribile. Io riesco a immaginare il suo dolore e il sentimento profondo di essere stato tradito, l’incredibile percezione che ciò che aveva fatto per anni fosse stato inutile. Posso riconoscere quella sensazione perché l’ho condivisa quando per restare coerente al mio amore per la scuola sono stata costretta a scegliere di lasciarla. Un tradimento profondo da parte di ciò che amavo.

La scuola è fatta da persone, con  le loro fragilità, la debolezza, la solitudine. Prima di diffamare un insegnante bisogna essere certi di ciò che si dice, delle sue conseguenze, essere sicuri di non stare cercando una meschina vendetta, essere sicuri che ciò che si credeva un gioco non diventi la più grande offesa per qualcuno che ha dedicato a voi tutta la sua vita e di cui voi ora state distruggendo tutto il mondo con la vostra diffamazione.

Io credo e spero che coloro che lo hanno offeso paghino per questo e che siano almeno degni di ricevere il suo ultimo insegnamento: insegnare non è uno scherzo.

Insegnare è la condizione più precaria perché si offre la propria vita per tenere in equilibrio la vita di quelli che non hanno equilibrio per niente mentre li sostieni per le gambe e ne indirizzi il passo dimenticandoti un po’ di te.

 

 

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