The Dangerous Carelessness of the Words

You should never pronounce yourself in favor of violence, never and in no case, were you the oppressor or the victim.

Violence inspires violence and fosters violence: it is a vicious circle which imprisons the right not to be oppressed in the same violence of those who produce oppression.

I know it is difficult to accept, but we should draw a clear separation between us and violence both physically and mentally, otherwise we would not be able to distinguish ourselves from the violent ones, the right from the abuse, the conscience from recklessness, freedom from oppression.

I am not proposing to proclaim ourselves as the victims, but to use the strength of our innocence to fight the oppression, the courage of our gentleness to oppose the sadist blindness of the oppressor.

Besides, never once we should use our words to support violence neither against the victims or the oppressors. We should pay a great attention to our words, because if they foster violence they will lead the human beings to their own total destruction.

Violence is not a demonstration of power, but of the inability to cope with the others; it shows the absence of power and the ineptitude to establish positive and creative relationships.

Violence is the weapon of those who have no vision unless the limited vision of themselves, it is nor a question nor a answer to the deep complex of those who have never been able to face themselves but their condemnation.

Violence is the greatest weakness of all because it exposes to your infinite nothingness.

 

Non bisognerebbe mai pronunciarsi a favore della violenza, mai e in nessun caso, non importa se si è le vittime o i carnefici. 

La violenza ispira violenza e alimenta violenza: essa è il circolo vizioso che imprigiona il diritto di non essere oppresso nella stessa violenza di quelli che producono violenza.

Lo so che è difficile da accettare, ma dovremmo segnare una netta separazione tra noi e la violenza sia fisicamente che mentalmente, altrimenti non saremo capaci di distinguere noi stessi dal violento, il diritto dall’abuso, la coscienza dall’irresponsabilità, la libertà dall’oppressione.

Non sto affermando di proclamarci vittime, ma di usare la forza della nostra innocenza per combattere l’oppressione, il coraggio della nostra gentilezza per opporre la sadica cecità dell’oppressore.

Inoltre, mai neanche per una volta dovremmo sostenere la violenza con le nostre parole né contro le vittime né contro gli oppressori. Dovremmo fare molta attenzione alle nostre parole, perché se esse incoraggiano la violenza condurranno gli esseri umani alla totale distruzione.

La violenza non è una dimostrazione del potere, ma dell’incapacità di relazionarsi agli altri; essa mostra l’assenza di potere e l’inettitudine nello stabilire relazioni positive e creative.

La violenza è l’arma di quelli che non hanno visione alcuna eccetto la visione limitata di se stessi, essa non è la domanda né la risposta ai complessi profondi di coloro che non sono mai stati in grado di confrontarsi con se stessi ma la loro condanna.

La violenza è la più grande delle debolezze, poiché espone al proprio infinito nulla.

 

 

 

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