Culture as Liberation

Culture is not only in the books, of course, but it is the only way to reform our conscience and give a light to our actions… all the rest, work, travels, relationships, and more, depend on this main assumption: culture can better and improve each of them.

It is probably for this reason that the main aim or the first action that ignorant powers accomplish is to weak culture and substitute it with the need for protection. The problem is that if we don’t have a culture we are not able to realize if we really need that kind of protection, we are unaware of our own condition and made unable to select and decide and choose.

This is the way used to abolish our desire to meet and share experiences and life because we have been overwhelmed by the many fear among those we are not able to distinguish the true from the false neither we are allowed to.

Culture, instead, is an invitation to think by your mind and confront your perceptions and feelings with the others. Culture never closes on themselves because if it does it is not culture but its own negation and betrayal.

Culture sets you free not only because confronting you can meet and know what you thought impossible to be thought and known, but because it reveals to you the new yourself who is going to have a voice and a place in the named world and, you know, to give things a name means they exists.

Culture is not an evasion from your present, but a liberation from the chains of every obstacle to freedom.

 

La cultura non è solo quella nei libri, naturalmente, ma è l’unico modo per riformare le nostre coscienze e dare luce alle nostre azioni… tutto il resto, lavoro, viaggi, relazioni, e anche di più, dipende da questo assunto principale: la cultura può migliorare e perfezionare ciascuno di essi.

È forse per questo che l’obiettivo principale che i poteri ignoranti perseguono è di indebolire la cultura e sostituirla con il bisogno di essere protetti. Il punto è che se non abbiamo cultura non siamo in grado di comprendere se davvero abbiamo bisogno di quel tipo di protezione, siamo inconsapevoli della nostra condizione e resi incapaci di selezionare, decidere, scegliere.

Questo è il modo usato per abolire il nostro desiderio di incontrare e condividere esperienze e vita poiché siamo stati sopraffatti dalle molte paure tra le quali non siamo più capaci di distinguere il vero dal falso, né ci è concesso.

La cultura, invece, è un invito a pensare con la propria testa e a confrontare le proprie percezioni e sentimenti con gli altri. La cultura non si chiude mai su se stessa, perché se lo fa non è cultura, ma la sua negazione e tradimento.

La cultura rende liberi non solo perché confrontandosi è possibile incontrare e conoscere ciò che si credeva impossibile incontrare e conoscere, ma perché rivela a ciascuno il nuovo se stesso che avrà una voce e un posto nel mondo delle cose nominate e, si sa, dare un nome alle cose significa  riconoscere che esse esistono.

La cultura non è un’evasione dal presente, ma una liberazione dalle catene che ogni ostacolo pone alla libertà.

 

 

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