The Time I Live, The Time I feel

This morning, as usual, I was training by my stationary bicycle, when I started to think about the time. As a matter of fact, with my great spontaneous as useless naivety, I started to pedal faster in order to finish my time earlier. How stupid can be innocence sometimes!

I laughed at myself when I realized that what I was improving was my strength, but this wouldn’t have accelerated the time of my training. I know, this can appear silly, but this was also the occasion to think about time.

As a consequence of this, in fact, I thought of how much I wanted or tried to dilatate my time in order I could do the many things I had projected or simply had to do. An example, in the same time my husband dedicates to himself to prepare to go working, I had already done many actions to preserve the life of my family and now I wanted even to accelerate my time to continue to devote myself to the many things I had to do for the others.

How consistent is all this? How is it possible to think of others and themselves as well with the same care and attention in the same fragment of time? Someone has to renounce to something and this is up to everyone’s choice.

However, this evidence has lead me to think about time, which has been useful to me to discover or better confirm that my enlarged time corresponds to my interior time and that there is an omnipresent and eternal distance between the time I live and the time I feel.

This is not new, yet! Henri Bergson (1859-1941) had spoken about the time of science and the time of conscience and before he did, Laurence Sterne (1713-1768) had started to analyze the idea of time distinguishing the chronological time from the interior time, to arrive to James Joyce (1882-1941) who in his complex but interesting Ulysses has shown how the time of one day in the life of the people can be dilated till to seem infinite according to the corresponding interior time of the same people due to their personal experiences.

I have to admit that this kind of reasoning while training can be considered mad and  foolish as well in the same time, but this probably also means that the activity of my mind is stronger and faster than my physical one!

Thus, however I am not able to change the time according to my exterior needs, I can perform it while following my interior needs that could even be deeper and more powerful than the actions I carry out.

The time I feel is somewhat more interesting, full and original than the time I live.

 

Stamattina, come al solito, mi stavo allenando con la mia cyclette, quando ho cominciato a riflettere sul tempo. Infatti, con mia grande spontanea quanto inutile ingenuità, ho cominciato a pedale più veloce allo scopo di finire prima il tempo prestabilito. Quanto può essere stupida l’innocenza, talvolta!

Ho riso di me stessa quando ho compreso che ciò che stavo aumentando era la mia forza, ma questo non avrebbe accelerato il tempo del mio allenamento. Lo so, può sembrare sciocco, ma è stata anche l’occasione per pensare al tempo.

Di conseguenza, infatti, ho pensato a quanto io volessi o provassi a dilatare il mio tempo per fare tutte le cose che avevo progettato o semplicemente dovevo fare. Un esempio, nello stesso tempo che mio marito dedica a se stesso per prepararsi e andare al lavoro, io avevo già compiuto molte azioni per preservare la vita della mia famiglia e ora volevo persino accelerare il mio tempo per continuare a dedicarmi alle molte cose che dovevo fare per gli altri.

Quanta coerenza c’è in tutto questo? Come è possibile pensare agli altri e anche a se stessi con la stessa cura e attenzione nello stesso frammento di tempo? Qualcuno deve rinunciare a qualcosa e questo dipende dalla scelta di ciascuno.

Comunque, questa evidenza mi ha portato a riflettere sul tempo, il che mi è stato utile per scoprire o meglio confermare che il mio tempo allargato corrisponde al mio tempo interiore e che esiste un’onnipresente ed eterna distanza tra il tempo che io vivo e quello che provo.

Nulla di nuovo in questo! Henri Bergson (1859-1941) aveva parlato del tempo della scienza e del tempo della coscienza e prima che lui lo facesse, Laurence Sterne (1713-1768) aveva cominciato ad analizzare l’idea del tempo distinguendo il tempo cronologico dal tempo interiore, per arrivare a James Joyce (1882-1941) che, nel suo complesso ma interessante Ulysses, ha dimostrato come il tempo di un giorno nella vita delle persone possa essere dilatato fino ad apparire infinito secondo il corrispondente tempo interiore delle stesse persone a causa delle esperienze personali.

Devo ammettere che questo tipo di ragionamento durante un allenamento può essere considerato da pazzi o sciocco o anche entrambi, ma questo forse significa anche che l’attività del mio pensiero è più forte e più veloce di quella del mio fisico!

Perciò, sebbene io non sia capace di cambiare il mio tempo secondo i miei bisogni esteriori, io riesco a rappresentarlo mentre segue i miei bisogni interiori che possono essere persino più profondi e potenti delle azioni che compio. 

Il tempo che io provo è in qualche modo più interessante, pieno e originale del tempo che io vivo.

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