Indignation

Not emotion but indignation and even rage because we continue to tell we cannot become victims of violence by chance, yet this keeps on occurring. Indignation and rage not only because the present victim is ‘innocent’, but because she is the Innocence itself being nothing more than a little girl.

Of course, there are processions to scream our indignation and to make the family feels the warmth of a city which is not going to abandon them; of course, emotions and tears unite in the suffering though it is not sustained over our own skin; of course, the desire for a justice increases the need to feel ourselves protected and in this common lack we feel to be stronger while we request assistance.

Yet, the wounded skin of this family and of this city, the lack of justice and the pain which moves from people to people, the intervention of those who have the duty to protect us, all of these have a limited action if each one does not start from itself to fight against any mafia and against those, with their white-collar or disguising to belong to one of the other of the institutional groups pretending an interest they don’t feel and using the episodes of violence to quarrel instead of changing.

I’d like that, when the tears would be exhausted, each one could look inside itself and discover honestly, revealing at least to themselves, how many the indifferent and silent actions which gratify and give their breath  to that camorra which sips our blood and feeds thanks to our innocence as well as to our false respectability against the which we stand with indignation when we suffer, but soon after we fall in the helpless silence of our soothe fear.

Useless to be aggressive, we shouldn’t fight violence through violence. We should fight through ideas, education, the courage to be afraid but not surrender, the freedom to be still able to look for ethic principle and values in every small  action, in every small or great relationship, with the strength to say NO though this could put us in minority.

We should fight thanks to the simple determination of our own testimony, with the will not to bend in front of any injustice.

Am I afraid? Of course I am! However my fear allows me to fight because I don’t want others to be afraid; I am afraid because I am not unaware and I know what I risk. I am afraid, but I fear more the dumb and indifferent silence of those who wear emotions they are going to lock in the ancient object wardrobe to get them back at the next occasion.

I don’t fear my honesty and I will never betray it.

 

Non emozione ma indignazione e rabbia persino perché si continua a dire che non si può restare vittime per caso della violenza, eppure continua ad accadere. Indignazione e rabbia non solo perché la vittima di turno è “innocente”, ma perché è anche l’innocenza stessa in quanto bambina.

Certo, ci sono le manifestazioni per urlare la propria indignazione e far sentire alla famiglia il calore di una città che non la abbandona; certo, le emozioni e le lacrime accomunano nel dolore anche se non provato sulla propria pelle; certo il desiderio di giustizia accresce il bisogno di sentirsi tutelati e in questa comune assenza ci si sente più forti nel richiedere assistenza.

Eppure, la pelle straziata di questa famiglia e di questa città, la mancanza di giustizia e il dolore che si trasmette da persona a persona, l’intervento stesso di chi ha il dovere di tutelare hanno un potere e un raggio d’azione limitato, se ciascuna persona non comincia da se stessa a lottare contro le mafie e contro chi, con il suo colletto bianco o simulando appartenenze a questo o quel corpo istituzionale finge un interesse che non prova e usa gli episodi di violenza per litigare invece che edificare.

Vorrei che, esaurite le lacrime del momento, ciascuno guardasse dentro di sé e scoprisse con onestà, rivelandolo almeno a se stesso, quanti sono i gesti di indifferenza e silenzio che compiacciono e gratificano e danno fiato a quella camorra che ci succhia il sangue e si nutre della nostra innocenza come del falso perbenismo contro il quale nel momento del dolore ci ergiamo indignati per poi precipitare nel silenzio indifeso della paura sopita.

Non serve essere aggressivi, non si combatte la violenza con la violenza. Si combatte con le idee, con la formazione, con il coraggio di avere paura ma di non arrendersi , con la libertà di essere ancora in grado di cercare dei principi e dei valori etici in ogni piccola azione e in ogni piccola o grande relazione, con la forza di dire NO anche se quel No potrebbe metterci in minoranza.

Si combatte con la determinazione semplice della propria testimonianza, con la volontà di non piegare lo sguardo dinanzi alle ingiustizie.

Non ho paura? Certo che ho paura! La mia paura, però, mi consente di lottare contro di essa perché non voglio che altri ne abbiano; ho paura perché non sono incosciente e so quello che rischio. Ho paura, ma mi fa più orrore il silenzio indifferente e muto di chi si veste di emozioni che poi chiuderà nell’armadio delle cose antiche per ritirarle fuori alla prossima occasione.

Io non ho paura della mia onestà e non la tradisco mai.

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