The Endless Ended

As actors in a scene we don’t want to perform we remain embarrassed on the stage where no word no movement will never be as natural as possible. We stay there waiting for the play to finish while we hope none should have noticed our detachment from the part we are playing, however certain that if they do nothing can be changed because it has already be done.

Yet, we are wrong. Something could and should be done to give us back that thin shade of hope which means we should still be able not to allow nonsense to devour us definitely.

We supposed to be endless and we didn’t like our incomplete end, yet we surrendered to the easiest conquests without fighting for the meaningful ones.

What has happened? It has happened that we believed to be immortal and superior beings and when we have faced with the simple truth, that is no man is eternal and no life is a privilege, we were scared of our lost omnipotence though we were still unable to cope with the reality of our sempiternal imperfection.

This is the end of our endless.

Yet, if we learnt to accept our imperfect nature, we would certainly understand the true beauty of every human being. We could undress the suits and habits to search for perfection in an imperfect world and start to look for the essentials: cooperation, sharing, listening, welcoming, community.

This could be the end of our presumption of eternity and the blooming of our eternal being true… a scene which we could still be able to live more than simply performing.

 

Come attori di una scena che non vogliamo rappresentare, restiamo imbarazzati sul palcoscenico sul quale nessuna parola e nessun movimento saranno mai più naturali di quanto possibile. Restiamo lì ad aspettare che l’opera finisca mentre speriamo che nessuno abbia notato il nostro distacco dalla parte che stiamo interpretando, comunque sicuri che se anche lo hanno notato non possa essere fatto nulla  per cambiare perché ormai è già stato fatto.

Eppure, ci sbagliamo. Qualcosa potrebbe e dovrebbe essere fatto per restituirci quella sottile ombra di speranza che significa che potremmo ancora  essere in grado di non consentire al no-sense di divorarci completamente.

Credevamo di essere infiniti e non ci è piaciuta la nostra fine incompleta, eppure ci siamo arresi alle conquiste più facili senza lottare per quelle più significative.

Che cosa è successo? È successo che credevamo di essere immortali e superiori e quando abbiamo affrontato la semplice verità, e cioè che nessun uomo è eterno e nessuna vita è un privilegio, ci siamo spaventati della nostra onnipotenza perduta sebbene fossimo ancora incapaci di confrontarci con la realtà della nostra eterna imperfezione.

Questa è la fine del nostro infinito.

Tuttavia, se imparassimo ad accettare la nostra natura imperfetta, potremmo certamente comprendere la vera bellezza di ogni essere umano. Potremmo spogliarci degli abiti e delle abitudini di cercare la perfezione in un mondo imperfetto e cominciare a cercare le cose essenziali: cooperazione, condivisione, accoglienza, comunità.

Questa potrebbe essere la fine della nostra presunzione di eternità e lo sbocciare del nostro eterno essere veri… una scena che potremmo ancora essere in grado di vivere più che semplicemente rappresentare.

 

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