No Words

It is strange to me to be without any words. I’m a writer, I’m a teacher, I’m a journalist… words are my world! How can it be possible to be without words? However it is.

It is not that I have forgotten how to speak or tell, nor that I don’t remember the reason of my writing. No, the problem is: are there people who want still listen and confronting?

It seems that the general ideal has become to speak, better chat, without they exactly know what they are saying and what its consequences. Do we still remember that there are consequences to whatever we do or say? Do we still remind that these consequences are not related to ourselves only but to the many whose suffering is provoked by our absence of concerning for their lives and beings?

I fear we know it, I fear we are aware of it, but we have forgotten what shame is and, as a consequence, we don’t matter at all to what is going to happen thanks to our egoism and disaffection.

It seems we are living in an upside-down world. A world where what counts the most is what matter the least: power against solidarity, for example.

I am afraid that if we don’t recover the meaning of the importance of every human being because he/she is a human being, we won’t be able to overcome our discontent nor to defeat are fears to be alone.

Here it is, I have recovered my words, they are the balsam to my concern, they are the opportunity I have to show there could be a different meaning and a better destination to our pains and fears.

 

È strano per me essere senza parole. Sono una scrittrice, un’insegnante, una giornalista… le parole sono il mio mondo! Come può essere possibile che io resti senza parole? Comunque è così.

Non è che io abbia dimenticato come si parla o si narra, né che io non ricordi la ragione della mia scrittura. No, il problema è: ci sono ancora persone che vogliono ascoltare e confrontarsi?

Sembra che l’ideale generale sia diventato parlare, meglio chattare, senza sapere esattamente che cosa si stia dicendo e quali ne siano le conseguenze. Ci ricordiamo ancora che ci sono conseguenze per qualsiasi cosa facciamo o diciamo? Abbiamo ancora in mente che queste conseguenze non si riferiscono a noi soltanto, ma anche ai molti la cui sofferenza è provocata dalla nostra mancanza di preoccupazione per le loro vite e il loro essere?

Io temo che noi lo sappiamo, temo che ne siamo consapevoli, ma abbiamo dimenticato che cosa sia la vergogna e, di conseguenza, non ci interessa affatto quello che accadrà grazie al nostro egoismo e disaffezione.

Sembra che stiamo vivendo in un mondo capovolto. Un mondo in cui ciò che conta di più è cosa importa di meno: il potere contro la solidarietà, per esempio.

Ho paura che se non recuperiamo il significato dell’importanza di ogni essere umano in quanto essere umano, non saremo capaci di vincere il nostro scontento né di sconfiggere le nostre paure di restare soli.

Ecco, ho recuperato le mie parole, esse sono il balsamo alla mia preoccupazione, esse sono l’opportunità che ho di mostrare che potrebbe esserci un significato diverso e una migliore destinazione per i nostri dolori e per le nostre paure.

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