Dear friend…

Dear friend,

I’m writing you to tell about the great confusion our days are living… we are living in our days. I suppose you know what I’m referring to, though differently and in different countries, we all share the same discontent and fear for a present and a future difficult to be lived.

What is distant has become even further and what is near has become invisible. What I thought, with my concern, to be liquid and adaptable to every  box or tin or glass has now become stronger and more compact than the hardest rocks. What I thought to be invisible and tactically hidden has now become the horrendous face of the worst each person can exhibit of itself.

No, I’m not pessimistic. I’m trying to make the counts with a reality which is becoming more and more a confused nightmare. Confused because we are lead to believe true what is false and false what is true.

I see people with no direction or ideas at all ruling and deciding the steps for those whose silence is as well accomplice. I see people who play with other’s lives in order to obtain favors or clamor and others who assist impotently to their own destruction. I see people whose feelings and emotions are not accompanied by meaning and sense and whose action are never responsible of what they are doing. I see people whose harshness is similar only to their slowness. I see people screaming without listening and running without a destination.

Dear friend, I’m writing you to tell that I dissent with this sort of attitude. I want to be able to discern sense from disengagement, appearing from being, interest from need, individualism from collaboration, possession from sharing.

I know we still have a possibility to become better people, to open our eyes and let the essentials to become alive, to forget egoism and solipsism, to claim for justice and equality, to abandon that ancient and huge route which leads us to the worst of ourselves and start to walk a new path where freedom could be the sweet breath of our research and community the sweet scent of our common dreams that build our new home.

 

Caro amico/a,

ti scrivo per raccontarti della grande confusione che i nostri giorni vivono… che noi viviamo nel nostro tempo. Suppongo tu sappia a che cosa mi sto riferendo, sebbene in modo diverso e in paesi diversi, condividiamo tutti lo stesso malcontento per un presente e un futuro difficili da vivere.

Ciò che è distante è diventato ancora più lontano e ciò che è vicino è diventato invisibile. Quello che io, con preoccupazione, pensavo essere liquido e adattabile a ogni scatola o lattina o vetro è diventato ora più forte e compatto delle più dure rocce. Ciò che credevo tatticamente invisibile e nascosto è diventato ora il volto orrendo del peggio che ogni persona può mostrare di se stessa.

No, non sono pessimista. Sto cercando di fare i conti con una realtà che sta diventando sempre di più un confuso incubo. Confuso perché siamo indotti a credere vero ciò che è falso e falso ciò che è vero.

Vedo persone senza alcuna direzione né idea che governano e decidono i passi di coloro il cui silenzio li ha resi ugualmente complici. Vedo persone che giocano con la vita degli altri allo scopo di ottenere favori o fama e altri che assistono impotenti alla loro stessa distruzione. Vedo persone i cui sentimenti e le emozioni non sono accompagnati da un significato e da un senso, e le cui azioni non sono mai responsabili di ciò che stanno facendo. Vedo persone la cui asprezza è simile solo alla loro stoltezza. Vedo persone che urlano senza ascoltare e corrono senza una meta.

Caro amico/a, ti scrivo per dirti che dissento da questo atteggiamento. Io voglio essere in grado di discernere il senso dal disimpegno, l’apparire dall’essere, l’interesse dal bisogno, l’individualismo dalla collaborazione, il possesso dalla condivisione.

So che abbiamo ancora una possibilità di diventare persone migliori, di aprire gli occhi e consentire alle cose essenziali di prendere vita, di dimenticare il solipsismo e l’egoismo, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza, di abbandonare quell’antica e ampia rotta che ci conduce al peggio di noi stessi e cominciare a percorrere un sentiero nuovo lungo il quale la libertà possa essere il dolce respiro della nostra ricerca e la comunità l’aroma dolce dei nostri sogni comuni che costruiscono la nostra nuova casa.

 

 

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